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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 14 febbraio 2007, N° 1, pagina 3
Controculura :: Web vs Gutemberg

Dice il direttore del Time magazine che fra cinque anni il suo giornale non sarà più cartaceo, solo on-line. È spaventato, come tutti, dal calo dei giornali, dall’ascesa dei free e dalle instant news on line. Sappiamo tutti che i ventenni, trentenni, forse anche quarantenni vedono le news on line (è una forma di coca psichica?). Che gli dà il what, where, when istantaneo, ma non certo il why. Che rimarrà a Gutemberg ancora per un pezzo, almeno una generazione o due. Perché per ora il cartaceo resta il territorio

dell’approfondimento, e del perché ragionato sui fatti (a sentire le cose,un poco complesse,ci metti cinque volte di più che a leggerle). Come sapete questo nostro microgiornale ragionato ha 600 abbonati (e abbiamo scommesso con noi stessi di arrivare a mille con la nuova formula di cui vi diremo in altra parte) e cerca di dirvi quel che nessuno vuole o può dire, perché impedito dalla pubblicità o, a volte, più semplicemente, dalla stupidità, dalla timidità, o, ancor peggio, dall’ignoranza dei semplici processi storici di causa effetto, obnubilati dal trionfalismo della globalizzazione selvaggia che chiamano liberismo ed è fascismo. Comunque, i 50mila censori cinesi dentro internet non bastano a fermare…e internet, proprio perché parte dal basso,da ciascuno di noi (finchè non lo bloccano come in Cina )resta un bel mezzo per sapere. Per apprendere, e capire il mondo restano i libri di carta, miei amati lettori cari belli.
A.Q.


Vita da libraia

Una piacevole, monotona serata di lavoro. Musica in diffusione, pochi libri da sistemare, clientela inesistente. Alle nove di sera si preferisce tenere le gambe sotto al tavolo che venire a leggere due righe qui. E lo credo bene. Io farei lo stesso… Squilla il telefono. Dall’altra parte una voce maschile, sollecita e tremante, mi incalza: ma è uscito? Allora è già in vendita? E a che ora posso passare, voi state chiudendo?E a che ora chiudete? Eh? Eh? Eh? Incredibile che si possa rischiare l’angina per un libro del genere. Che inizia: NOTTE. NOTTE INCANTATA. NOTTE DOLOROSA. NOTTE FOLLE, MAGICA E PAZZA. E POI ANCORA NOTTE. NOTTE CHE SEMBRA NON PASSARE MAI.
NOTTE CHE INVECE A VOLTE PASSA TROPPO IN FRETTA.

Bello, no??? Non ditemi che non avete mai avuto una notte così! Si commenta da solo, come sempre, Federico Moccia. Un uomo di quarant’anni che pensa come un ragazzo di quindici e scrive come un bambino di otto. Tre generazioni in una: questo è il segreto del suo imperdonabile successo. Almeno la sua ultima fatica, “Scusa ma ti chiamo amore”, è un mattone formalmente coerente, perché è brutto proprio tutto, scritto malissimo dal titolo alla quarta di copertina. È un buon traguardo, no? Caro cliente, passa stasera quando vuoi, che non mi disturbi. Non rischi neanche di trovarmi in pausa cena, ché se a te l’emozione di acquistare Moccia ha compromesso la digestione, a me ha stroncato la fame.
Silvia Iannello

SOMMARIO
pag.1
Stiamo tornando a Gutemberg

pag.2
ControPolitica: Vincerà Segolène?
Hillary o Barack?

pag.4
ControReteContro: San Steve Jobs
ControCalcio: Lucianone e gli ultrà