Dieci giorni dopo quelli che per tutti adesso sono “I fatti di Catania”, la giustizia sportiva e non continua a colpire: lo stadio di Catania resterà chiuso fino al 30/06, ben oltre la chiusura del campionato, e il nuovo decreto Amato colpirà gli imbecilli dell'Olimpico.
Eppure la soluzione del problema appare ancora lontana, forse ancor mdi più che una settimana fa. Risse e pestaggi sono abbondati nella domenica delle serie minori – come avviene sempre, ma i giornali non se ne accorgono mai, a meno che non ci scappi il morto – e anche nel Torneo di Viareggio, e i curvaroli più cretini che abbiamo qualche remora a definire ultrà non hanno perso occasione di manifestare la loro idiozia (non solo a Roma, ma anche a Torino, Verona e Bergamo).
Chiaramente ancora nessuno, almeno nei luoghi che contano da
questo punto di vista, ha pensato a soluzioni alternative alla mera repressione,
come se decine di persone che non fermano il
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proprio odio
neanche davanti a un morto siano un problema del calcio e non della società tutta. Ci si consola pensando agli applausi che hanno zittito i fischi dei due stadi olimpici d'Italia (Roma e Torino, appunto) e si militarizzano gli stadi di oggi, in attesa dei ghetti per ricchi di domani.
Nel frattempo, in tutto questo bailamme, passa quasi sotto silenzio il procedimento per associazione a delinquere contro Luciano Moggi e figlio, Davide Lippi e altri ancora. Mentre Lucianone acquista tra i suoi sostenitori anche le penne de L'Unità: secondo Rolando pergolini anche ui, come tutti gli imputati, deve essere considerato innocente fino a prova contraria. Paradosso da paese dei cachi, non bastano tonnellate di intercettazioni e riscontri fattuali a convincere della colpevolezza di un delinquente puro. Non ci resta che piangere, e magari mandare a Pergolini qualcuno dei nostri libri.
Stefano Marsiglia
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