Dietro le disavventure di Lapo Elkann ci sarebbe la mano di Luciano Moggi.
Lo dice lo stesso Elkann a un giornalista del New York Times. Lo smentisce prontamente l'avvocato di Moggi.
Vero? Falso?
E chi può dirlo?
D'altra parte i protagonisti del gossip sono l'ex padre-padrino
del calcio italiano e il rampollo di una delle più ricche dinastie industriali italiane,
il cui allontanamento dalle stanza dei bottoni ha coinciso con il rilancio del gruppo in
questione sul mercato italiano ed europeo. Come dire, due non brillano per affidabilità.
Al riguardo, ci sono due possibilità: la prima, Luciano Moggi è ormai è il capro espiatorio
di tutti i guai che succedono in Italia, presto sarà incolpato anche della caduta del governo e
dell'elezione di Mastella.
La seconda, decisamente più interessante, crea inaspettati scenari attorno calciopoli: girò voce,
nei primissimi giorni dello scandalo, che questo fosse stato tirato su “artificiosamente” dagli Agnelli,
per liberarsi di Moggi, ormai divenuto scomodo e insostenibile anche per gli eredi dell'avvocato
(qualcuno parlò addirittura di ricatti ai danni
degli Agnelli da parte di Lucianone). Adesso, le
|
|
dichiarazioni di Lapo – che se non altro confermano quello che già si sapeva, e cioè che tra gli Agnelli e
la Triade correva pessimo sangue - aprono nuovi e inquietanti scenari sul più grosso scandalo del calcio
italiano, almeno per chi ha voglia di pensar male: è stato tutto deciso a tavolino? Chissà, certo è che adesso,
a distanza di dieci mesi dalla prima fuga di notizie, ci sono ancora rtante ombre su calciopoli. La conclusione,
rapida e raffazzonata, e le intercettazioni sparite, a sentir l'ex designatore Bergamo, su tutto.
In pratica, secondo la teoria del complotto, sostenuta in una qualche misura anche da Lucianone, la famiglia
Agnelli avrebbe orchestrato tutto per buttare giù Lucianone, barattando due scudetti e un anno in B con una
società decisamente più controllabile dai vertici, trascinando nello scandalo le squadre più coinvolte nella
rete moggiana, tra cui anche i nemici di sempre rossoneri.
Uno scenario fantascientifico tenuto su da congetture da bar, ma anche da un vecchio andreottiano assioma:
“a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si piglia”.
Stefano Marsiglia
|