Contropolitica ::
Little America in Iraq
Una settimana fa abbiamo parlato
dei milioni di profughi che hanno lasciato e stanno lasciando l'inferno iracheno; questa settimana,
per par condicio, vorremmo parlare, invece, di tutte quelle persone che in Iraq ci vanno, ci vivono e
non hanno nessuna intenzione di andarsene.
Purtroppo non stiamo parlando di coraggiosi ed intraprendenti iracheni che cercano con tutte le loro forze
di costruire, sulla propria terra, uno stato che si possa definire tale ed un futuro decente per se e per i
propri figli, ma di quella che potremo chiamare: “la corte a stelle e strisce.”
Pochi sanno, infatti, che a Baghdad esiste una quartiere, la Zona verde (ex residenza di Saddam Hussein) dove
alloggia gran parte della delegazione statunitense (dai militari, agli ambasciatori, dai politici ai manager
delle multinazionali, dalle varie agenzie di vigilanza privata, ai vari tecnici ed operai.) che è una vera e
propria isola felice dove la guerra che distrugge l'Iraq appare lontana, anzi lontanissima. All'interno di
questa Little America c'è tutto quello che serve per non far
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sentire ai suoi abitanti nostalgia di casa. Le auto, rispettano il limite di 35 miglia orarie, come in una tranquilla cittadina del Minnesota, l'unica radio
ascoltata è Freedom Radio, che trasmette musica made in Usa al 100 percento. I generatori garantiscono luce 24
ore al giorno, privilegio negato agli iracheni, che dal giorno dell’invasione del marzo 2003 convivono con
continui black-out. L’elettricità alimenta la splendida caffetteria posta nel vecchio palazzo di Saddam
o uno dei tanti ristoranti cinesi, tanto amati dagli statunitensi.
Oltre a mangiare ci si può anche rilassare, facendo shopping magari in uno dei 70 negozi, visto che tutta
la zona, chiamata Green Zone Bazar, è duty free.
Grazie alla zone verde, in Mesopotamia l'America è sempre più vicina e la realtà, quella della guerra, degli
attentati, della fame, della miseria, della morte è al di là di un muro di cinta.
Simone Marchi
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SOMMARIO
pag.1
ControPolitica: La Cina è vicina/2
Cosa succede alla Malatempora
pag.3
Calcinculo: Giù lemani da quel 5%
Bloggers: ComiComix: un juicy cocktail
pag.4
Controcultura:
Vita da libraia
Concorso letterario
Libri sì, Libri no
pag.5
ControRete: Lo stress della new economy
Realtà alternative: Il Romanista
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Controcultura ::
Fact-Fiction
Come i nostri più attenti lettori sanno, abbiamo inaugurato una nuova
collana: è fatta di romanzi che contengono una buona dose di fatti, di
verità, di vita vera sulla quale s'innesta la trama e la fantasia e la
scrittura dell'autore. Abbiamo cominciato con “Ultimi fuochi”, e non a
caso.
È una storia che ricorda la stagione della protesta che si infrange
contro l'assassinio di Moro, e la fine del movimento, ucciso, come abbiamo
sempre detto in questi trenta anni che ci separano da quel momento, dalle
pistole e dalle siringhe. Un thriller dove si gioca coi protagonisti ma anche
con quel nodo di storia che ancora ci segna tutti, i vecchi disperati per una
Italia orribile e i giovani disperati per una Italia precaria e stupida. Proseguiremo
con “Incubo digitale” di Carlo Bertani e con “Il giardino dell'eden”, il primo una storia
da incubo in un mondo americano ahinoi molto possibile, se non probabile, alla Orwell.
L'altro, a bilanciarlo forse, una storia di un amore che si rincorre tra
una comune e l'altra, in quei luoghi figli di una utopia tentata, e a volte
addirittura riuscita.
Il primo è scritto dall'autore che ci ha dato “La sporca guerra del petroliere Bush”,
il primo libro di attacco vero e duro all'orribile presidente guerrafondaio, e poi “Europa svegliati!”
ed ancora “Ladri di organi”. Un ricercatore formidabile che ora ci offre un libro di fantascienza filosofica,
un affresco dalle tinte Goyesche, direi.
L'altro è libro divertente, autoironico, dell'autore che ci ha dato “Vegetariani” e “Comuni, comunità,
ecovillaggi in Italia”, dopo un anno di ricerche sul campo.
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Ora dopo un paio di anni di giri per il mondo ci consegna “Comuni, comunità, ecovillaggi in Italia, in
Europa e nel mondo”, e in autunno questa storia d'amore dentro alle utopie, vere e finte.
Questi, ed altri, sono i libri di fact/ficion di quest'anno.
Per dare loro spessore concettuale lanciamo un concorso per voi là fuori, scrittori non narcisi,
che non scrivete sul vostro ombelico. Sono due anni che cerchiamo la formula per una serie di
racconti forti che vanno sotto il titolo di PICCOLE BARBARIE QUOTIDIANE nella convinzione che
il degrado italiano si misuri nelle cose piccole, più che nella idiozia dell'economia e nella
miserabilità del politico.
Nel fatto, per farvi un esempio solo, che la nuova stazione Termini di
Roma sia piena di schermi che proiettano pubblicità, e che non abbia quasi
più una fontanella d'acqua, in un rutilante labirinto per topi pieno di merci
pubblicitarie, e senza un luogo dove sedersi gratis (Ci sono i bar
ovviamente). E di stazioni così ne faranno una dozzina, hanno cominciato
con Milano, e andranno avanti, finché non ci sarà coscienza dell'obbrobrio, dell'antiumanità che
esse rappresentano e ci fanno vivere.
Vi diremo di più in un altro intervento di controcultura, ma vorremmo che
ci scriveste racconti di mille parole, (e ci impegniamo a scriverne alcuni anche
noi del collettivo) racconti veri, con un finale a sorpresa come deve
essere il racconto, sulle piccole barbarie quotidiane.
Ne sceglieremo 25, e ne faremo un libro.
A. Q.
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