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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 14 marzo 2007, N° 5, pagina 2

Contropolitica :: Little America in Iraq


Una settimana fa abbiamo parlato dei milioni di profughi che hanno lasciato e stanno lasciando l'inferno iracheno; questa settimana, per par condicio, vorremmo parlare, invece, di tutte quelle persone che in Iraq ci vanno, ci vivono e non hanno nessuna intenzione di andarsene. Purtroppo non stiamo parlando di coraggiosi ed intraprendenti iracheni che cercano con tutte le loro forze di costruire, sulla propria terra, uno stato che si possa definire tale ed un futuro decente per se e per i propri figli, ma di quella che potremo chiamare: “la corte a stelle e strisce.” Pochi sanno, infatti, che a Baghdad esiste una quartiere, la Zona verde (ex residenza di Saddam Hussein) dove alloggia gran parte della delegazione statunitense (dai militari, agli ambasciatori, dai politici ai manager delle multinazionali, dalle varie agenzie di vigilanza privata, ai vari tecnici ed operai.) che è una vera e propria isola felice dove la guerra che distrugge l'Iraq appare lontana, anzi lontanissima. All'interno di questa Little America c'è tutto quello che serve per non far


sentire ai suoi abitanti nostalgia di casa. Le auto, rispettano il limite di 35 miglia orarie, come in una tranquilla cittadina del Minnesota, l'unica radio ascoltata è Freedom Radio, che trasmette musica made in Usa al 100 percento. I generatori garantiscono luce 24 ore al giorno, privilegio negato agli iracheni, che dal giorno dell’invasione del marzo 2003 convivono con continui black-out. L’elettricità alimenta la splendida caffetteria posta nel vecchio palazzo di Saddam o uno dei tanti ristoranti cinesi, tanto amati dagli statunitensi. Oltre a mangiare ci si può anche rilassare, facendo shopping magari in uno dei 70 negozi, visto che tutta la zona, chiamata Green Zone Bazar, è duty free. Grazie alla zone verde, in Mesopotamia l'America è sempre più vicina e la realtà, quella della guerra, degli attentati, della fame, della miseria, della morte è al di là di un muro di cinta.
Simone Marchi





SOMMARIO
pag.1
ControPolitica: La Cina è vicina/2
Cosa succede alla Malatempora

pag.3
Calcinculo: Giù lemani da quel 5%
Bloggers: ComiComix: un juicy cocktail

pag.4
Controcultura:
Vita da libraia
Concorso letterario
Libri sì, Libri no

pag.5
ControRete: Lo stress della new economy
Realtà alternative: Il Romanista
Controcultura :: Fact-Fiction


Come i nostri più attenti lettori sanno, abbiamo inaugurato una nuova collana: è fatta di romanzi che contengono una buona dose di fatti, di verità, di vita vera sulla quale s'innesta la trama e la fantasia e la scrittura dell'autore. Abbiamo cominciato con “Ultimi fuochi”, e non a caso. È una storia che ricorda la stagione della protesta che si infrange contro l'assassinio di Moro, e la fine del movimento, ucciso, come abbiamo sempre detto in questi trenta anni che ci separano da quel momento, dalle pistole e dalle siringhe. Un thriller dove si gioca coi protagonisti ma anche con quel nodo di storia che ancora ci segna tutti, i vecchi disperati per una Italia orribile e i giovani disperati per una Italia precaria e stupida. Proseguiremo con “Incubo digitale” di Carlo Bertani e con “Il giardino dell'eden”, il primo una storia da incubo in un mondo americano ahinoi molto possibile, se non probabile, alla Orwell. L'altro, a bilanciarlo forse, una storia di un amore che si rincorre tra una comune e l'altra, in quei luoghi figli di una utopia tentata, e a volte addirittura riuscita. Il primo è scritto dall'autore che ci ha dato “La sporca guerra del petroliere Bush”, il primo libro di attacco vero e duro all'orribile presidente guerrafondaio, e poi “Europa svegliati!” ed ancora “Ladri di organi”. Un ricercatore formidabile che ora ci offre un libro di fantascienza filosofica, un affresco dalle tinte Goyesche, direi. L'altro è libro divertente, autoironico, dell'autore che ci ha dato “Vegetariani” e “Comuni, comunità, ecovillaggi in Italia”, dopo un anno di ricerche sul campo.

Ora dopo un paio di anni di giri per il mondo ci consegna “Comuni, comunità, ecovillaggi in Italia, in Europa e nel mondo”, e in autunno questa storia d'amore dentro alle utopie, vere e finte. Questi, ed altri, sono i libri di fact/ficion di quest'anno. Per dare loro spessore concettuale lanciamo un concorso per voi là fuori, scrittori non narcisi, che non scrivete sul vostro ombelico. Sono due anni che cerchiamo la formula per una serie di racconti forti che vanno sotto il titolo di PICCOLE BARBARIE QUOTIDIANE nella convinzione che il degrado italiano si misuri nelle cose piccole, più che nella idiozia dell'economia e nella miserabilità del politico. Nel fatto, per farvi un esempio solo, che la nuova stazione Termini di Roma sia piena di schermi che proiettano pubblicità, e che non abbia quasi più una fontanella d'acqua, in un rutilante labirinto per topi pieno di merci pubblicitarie, e senza un luogo dove sedersi gratis (Ci sono i bar ovviamente). E di stazioni così ne faranno una dozzina, hanno cominciato con Milano, e andranno avanti, finché non ci sarà coscienza dell'obbrobrio, dell'antiumanità che esse rappresentano e ci fanno vivere. Vi diremo di più in un altro intervento di controcultura, ma vorremmo che ci scriveste racconti di mille parole, (e ci impegniamo a scriverne alcuni anche noi del collettivo) racconti veri, con un finale a sorpresa come deve essere il racconto, sulle piccole barbarie quotidiane. Ne sceglieremo 25, e ne faremo un libro.

A. Q.