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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 21 marzo 2007, N° 6, pagina 2

Contropolitica :: La democrazia irachena


Continua la nostra indagine all'interno di quel paradiso di libertà e diritti che è diventato l'Iraq dopo quattro anni di guerra preventiva o, come ci hanno voluto far credere qua nel bel paese, di missione di pace. (Poi qualcuno ci spiegherà quale missione di pace è in grado di fare più di un milione di morti in quattro anni). Oggi vogliamo parlare di uno dei cardini della democrazia e della libertà di espressione e di pensiero: la libertà e l'indipendenza dei giornalisti. Ora, è pur vero che da noi (inteso come mondo occidentale, riferirsi all'Italia sarebbe troppo riduttivo) la libertà d'informazione e, soprattutto, l'indipendenza degli organi di informazione stanno diventando sempre più un'utopia ma, da inguaribili ottimisti, speravamo, che almeno in Iraq si compiesse uno sforzo, quanto meno di facciata, per garantire una certa indipendenza ai report iracheni. Ebbene, le truppe della coalizione, alle quali la situazione è palesemente sfuggita di mano, hanno deciso ben bene di compiere sporadiche, ma costanti incursioni “punitive” nelle sede degli organi di informazioni irachene. Seguendo l'esempio di quel prototipo di libertà e democrazia che erano le nostrane camice nere, i bravi soldati americani, ricordano ai giornalisti iracheni quale


sia la campana da ascoltare e da assecondare. L'ultima di queste “democratiche scorribande” si è svolta contro il sindacato dei giornalisti iracheni situato al centro di Baghdad. Dieci guardie armate sono state arrestate, 10 computer e 15 piccoli generatori elettrici destinati a famiglie di giornalisti uccisi sono stati sequestrati (che servano per alimentare la zona verde di cui abbiamo parlato la settimana scorsa?) “I messaggi degli americani sono stati molti, ma noi li abbiamo rifiutati tutti”, ha detto all’IPS Youssif al-Tamimi, dell’ISJ di Baghdad. “Hanno ucciso nostri colleghi, chiuso diversi giornali, arrestato centinaia di noi, e ora ci stanno sparando al cuore, attaccando i nostri quartier generali. Questa è la libertà di parola che abbiamo ricevuto”. Vogliamo concludere con una riflessione: dove sono i nostri media? Perchè una notixzia del genere non è stata riportata da nessun organo d'informazione? Provando marzullescamente a darci una risposta, potremmo dire che: con i nostri media, gli americani non hanno nemmeno più bisogno di far vedere i muscoli, ormai da decenni abbiamo donato la nostra anima, la nostra identità, all'amico americano.
Simone Marchi





Controcultura :: Il nuovo cinema italiano


È finalmente riuscito ad imitare,come solo noi guitti sappiamo fare, i film americani per teenagers. Con commediole furbette, paratelevisive. Così sono spuntati i vari MANUALE D’AMORE DUE, HO VOGLIA DI TE, LA NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI, ed altri ne spunteranno. Così la colonizzazione americana, che non è fatta solo di 150 basi militari (con dozzine di bombe atomiche e sommergibili nucleari) e dei

nostri soldatini mandati a fare una guerra in Afghanistan, chiamata pace ma anche di stupidi film Hollywoodiani che si prendono un biglietto su due nel belpaese. Ebbene, abbiamo trovato la formuletta furbetta per imitarli all’italiana e fermarli sul bagnasciuga, adesso abbiamo qualche film nostro di cassetta. Trionfo dell’italico ingegno.

A. Q.







SOMMARIO
pag.1
ControPolitica: Mandateci i medici
ControPolitica: Che figura di merda! Cosa succede alla Malatempora

pag.3
Calcinculo: 4 modelli a confronto
Bloggers: Brava brava Maria Strofa
Calcinculo: Asta deserta, inciucio in vista?
pag.4
Controcultura:
Vita da libraia
Libri sì, Libri no
Realtà alternative: Ellin Selae
pag.5
ControRete: Lavoratori, un biochip vi spierà
Radio Libere: Radio Ciroma
ControEconomia: C'è ben altro di vallettopoli