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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 28 marzo 2007, N° 7, pagina 2

Contropolitica :: Iraq e petrolio


Ok, lo sappiamo tutti che la guerra irachena è stata condotta principalmente per il petrolio, che a muovere gli eserciti verso la Mesopotamia sono stati gli interessi economici e non la demagogia tanto cara agli irriducibili supporter della guerra di civiltà contro l'arabo brutto, cattivo e terrorista. Ma per capire bene chi abbia tratto i profitti maggiori da quattro anni di guerra è bene, ogni tanto, fornire qualche numero duro e crudo. Il popolo iracheno non può certo rientrare tra i maggiori beneficitari dell'invasione della propria terra visto che, come abbiamo ricordato le settimane scorse, il numero di vittime del conflitto supera il milione e quello dei profughi addirittura i tre milioni. Nemmeno la lotta al terrorismo e la sicurezza globale ha raccolto grandi vantaggi dall'operazione “Iraq libero” anzi, possiamo tranquillamente affermare che la sicurezza mondiale ha compiuto enormi passi indietro, visto il numero di attentati in Afghanistan ed Iraq. L'economia americana, invece, rientra in quei settori che hanno tratto benefico dalla guerra irachena e da quella afgana, anche se il “ramo” che è stato maggiormente capace di “sfruttare”


le enormi possibilità offerte dall'Iraq finalmente “libero” e “democratico” è sicuramente quello della produzione del petrolio. Prima di mostrare i vertiginosi guadagni delle compagnie petrolifere americane (a cui tutti i più fidati consiglieri di Bush sono legati in un modo o nell'altro) vogliamo sfatare una leggenda popolare riguardo al rapporto: Stati Uniti- Iraq – petroli. Bush, infatti, non ha fatto la guerra per appropriarsi di maggiori risorse petrolifere, ma per assicurarsi che quelle irachene continuassero a produrre poco petrolio di modo che il prezzo del greggio prodotto dai tanti amici che hanno finanziato le due elezioni presidenziali rimanesse alto e questi potessero fare soldi a palate. Da quando è iniziata la “ Operation iraqi liberation” (l'O.I.L. Se lo riduciamo a sigle) il titolo della Halliburton (l'ex compagnia di Cheney) è triplicato a 64 dollari per azione e che, da quattro anni a questa parte, il valore delle maggiori cinque compagnie petrolifere del mondo è più che triplicato. Come diceva il buon Trilussa: “ La guera è un gran giro de quadrini che prepare le risorse per i maghi delle borse”
Simone Marchi







Contropolitica :: Europa svegliati!


Certo,sono 50 anni che non ci scanniamo tra di noi, o meglio,che famelici regimi talebani nella prima guerra mondiale, e un regime dal talebanismo assoluto tentasse la conquista dell'Europa, allora intero mondo del Capitale. Mentre la giovane America veniva in soccorso dei 'buoni' e, teenager ormai forte e sconsiderato sull'arena della storia, prendesse il comando del Capitalismo delle già allora multinazionali contro il Capitalismo di stato sovietico, degenerato e poi imploso. Gore Vidal ha libri splendidi sulla vocazione predatoria degli USA ora divenuti impero del male. E l'Europa, dopo 50 anni di vita da disarmata e asservita agli USA, cos'è ora l'Europa? È blanda socialdemocrazia contrastata dalla rapacità di vecchi poteri ciechi e retrivi, è l'arena dove il pensiero di Marx, che si sta compiutamente realizzando nelle multinazionali onnipotenti contro consumatori resi idioti e asserviti, è l'unico luogo ancora senziente in un mondo ormai unico che insegue una ricchezza che non c'è, distruggendo una terra che non regge più? È una Europa dei banchieri e delle multinazionali (noi abbiamo

pubblicato “Europa svegliati!”) dove il profitto che si fa chiamare liberismo impazza e impesta insozzando (sanità, scuola, pensioni, diritti calpestati) quel poco che ci rimane di decenza borghese e di onestà proletaria, ridicolizzate dalla arroganza della finanza, ladra e criminale. Eppure, se c'è ancora un fuoco che cova sotto la coltre di cenere del profitto planetario è nella vecchia Europa che la troviamo, Francia e Olanda, di recente, contro l'assoluta Disinformatia del media ormai asservito, hanno detto no ad una Europa così, Ed ora politici miserabili quanto infingardi cercano una vernice di parole che indorino l'amara pillola di una democrazia che non c'è, c'è solo una telecrazia burocrato-mafiosa, come spesso abbiamo scritto. Quel che qui diciamo, a noi non sembra radicalità, non sembra estremismo, ci sembra solo buon senso. Il secolo breve è finito, e questo secolo, che sembra lungo e convulso, è lotta tra i rapinatori guerrafondai e quelli che pace chiedono, pace vogliono, e pace imporranno, se ne saranno capaci. Chiamatelo pure movimento.

A. Q.







SOMMARIO
pag.1
ControPolitica: Guerrafondai e buffoni
ControPolitica: Nelle mie mutande ci guardo io
Cosa succede alla Malatempora

pag.3
Calcinculo: Via gli striscioni
Bloggers: Lesbo è un'isola del Mar Egeo

pag.4
Controcultura:
Vita da libraia
Libri sì, Libri no
Realtà alternative/ControCultura: Kai Zen e della scrittura collettiva
pag.5
Radio Libere: Ricordando Renata
ControEconomia: Corruzione, Italia in prima fila