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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario! |
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Mercoledì
28 marzo 2007, N° 7, pagina 5 |
RadioLibere ::
Ricordando Renata
Il 31 marzo 1984 a Nardò (Lecce), Renata Fonte, assessore repubblicano al Comune,
veniva uccisa da due sicari.
Dai tre livelli di giudizio sono stati individuati e condannati gli esecutori materiali
e l’omicidio è stato dichiarato ufficialmente delitto di mafia. Nonostante siano
però passati 23 anni, molte ombre rimangono su chi e perché sia stato ad uccidere Renata Fonte.
Vitale e coraggiosa, tra i suoi tanti impegni politici e sociali, Renata lavorava
in una piccola emittente libera, Radio Nardò1 e come tanti suoi coetanei credeva
in un sud libero da ingiustizie e malaffari. Tra le sue battaglie, la difesa del
parco naturale di Porto Selvaggio dalla lottizzazione e dalla speculazione edilizia.
Una lotta che ha portato avanti fino alla fine dei suoi giorni, in nome della quale
ha creato e guidato un Comitato per la salvaguardia del Parco e per la quale è stata
uccisa. Una storia molto simile a quella vissuta non molti anni prima, da un giovanissimo
Peppino Impastato in Sicilia, ma dal peso mediatico minore.
Da allora, ogni anno, il 31 di marzo, il gruppo di amici di cui Renata era parte si riunisce
per ricordarla, regalando alla città un evento che non è soltanto commemorativo,
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ma anche
e soprattutto, un momento di denuncia e lotta contro ogni mafia, per tenere vivo il ricordo
di chi ha saputo e voluto ribellarsi ad una politica criminale e aberrante e per chiedere
che venga, finalmente, fatta piena luce sull’episodio. Quest’anno per ricordare Renata Fonte,
ci sarà una tavola rotonda in musica, il cui tema è: “Radio libere e Internet : esperienze e
percorsi di accesso democratico alle informazioni”.
Interverranno:
-CARLO FORMENTI
Docente di storia e tecniche dei nuovi media – Università di Lecce
-ENRICO NATOLI
Presidente dell’associazione “cuntrastamu”
-MAURO ORRICO
Autore del libro RADIO LIBERE, ma libere veramente, malatempora editrice
-PIERFRANCESCO PAGODA
Critico musicale, saggista
-LUIGI ZA
Docente di metodologia e tecnica della ricerca sociale – Università di Lecce
Conduce: SILVIA FAMULARO - giornalista
Dalle 18.30 all’Auditorium Liceo “G. Galilei”, in via Ferri a Nardò (Lecce).
Mauro Orrico
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La curatrice della rubrica ControRete è in vacanza, la rubrica riprenderà tra una ventina di giorni.
Hanno collaborato: Angelo Quattrocchi, Simone Marchi, Giselle B, Stefano Marsiglia, Silvia Ianniello
Letizia Rosati, Angiolina Chinni, Mauro Orrico, Romano Nobile.

A tutti voi dall'altra parte del monitor:
Arrivederci a mercoledì prossimo
SOMMARIO
pag.1
ControPolitica: Guerrafondai e buffoni
ControPolitica: Nelle mie mutande ci guardo io
Cosa succede alla Malatempora
pag.2
ControPolitica: Il petrolio iracheno
ControCultura: Europa svegliati
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pag.5
Calcinculo: Via gli striscioni
Bloggers: Lesbo è un'isola del Mar Egeo
pag.4
ControCultura:
Vita da libraia
Libri sì, Libri no
Realtà alternative/Controcultura: Kai Zen
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ControEconomia ::
Corruzione, Italia in prima fila
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È profondo il legame tra crimine ed economia italiana. La proporzione di scambi
commerciali che avvengono in violazione delle regole non è certa, se non per poche
macrostime più o meno prudenti. A partire dal 16% dell’Istat o dal 28% del rapporto
Schneider-Enste del Fondo Monetario Internazionale, non si fa fatica a costruire ipotesi
ben più impressionanti, forse difficili da metabolizzare ma non per questo poco credibili.
Trentacinque, quaranta, quarantacinque per cento del prodotto interno lordo frutto dell’economia illegale?
Il buon senso fa scuotere il capo. Ma l’esperienza quotidiana di ciascuno di noi suggerisce che non si è
troppo lontani dal vero. Quanto degli scambi quotidiani che ci vedono protagonisti sono almeno parzialmente
conditi di illegalità? Quanti i nostri fornitori che non emettono scontrino o fattura? Quanti i lavoratori
irregolari che incrociamo? Quanti quelli che lavorano per nostro conto (dai collaboratori domestici
a quelli delle aziende)? Quanti i casi in cui noi per primi accettiamo un’irregolarità per quieto
vivere o per meschina convenienza?
Della salsa della corruzione è ben condito l’intero tessuto sociale ed economico del paese.
Clientelismo, favoritismo, nepotismo, collateralismo politico, furbizie fiscali. Tutto fa brodo
per questa malsana pietanza, che mescola acidamente crimine violento e piccoli illeciti, truffe
da rubagalline e opa in borsa. E che certo si nutre del mancato rispetto delle regole, degli abusi
amministrativi, dell’inefficienza del pubblico, dell’elusione del sistema fiscale..
Secondo Trasparency International, che studia il fenomeno a livello globale (www.trnsparency.org),
l’Italia è al 40° posto nel mondo, tra 159 nazioni, per livello della corruzione. Al primo posto
(che significa maggiore virtù) c’è l’Islanda, con un punteggio di 9,7 ( il massimo è 10), all’ultimo
Bangladesh e Ciad, con 1,7 ( minimo 0). L’Italia ha un punteggio pari a 5. Dunque molto lontano
da altri paesi come la Svezia (9,2), il Regno Unito (8,6), la Germania (8,2), gli USA (7,6) e La
Francia (7,5). Ma ci troviamo anche ben al di sotto di Spagna (7), Portogallo (6,5), Slovenia (6,1),
Botswana (5,9), Cipro (5,7)
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e tanti altri. Secondo il 44% degli intervistati la corruzione “incide in
modo significativo” sulla vita personale e familiare; per il 92% l’incidenza riguarda ilo sistema economico;
per il 95% la vita politica; per l’85% la cultura e i valori della società. A ciò si deve aggiungere che più
del 70% degli intervistati ritiene che nei prossimi tre anni la corruzione è destinata a non diminuire e che,
se potessero, gli intervistati la eliminerebbero primariamente dalla politica (29%), dai tribunali (18%),
dalla sanità (15%), dalle amministrazioni che rilasciano concessioni (10%).
Difficile ricostruire le cause di un fenomeno di tale portata.
Erano tre le giustificazioni che venivano usate dai politici durante l’inchiesta Mani Pulite: “abbiamo agito a
fin di bene, perché i partiti politici sono strumento fondamentale per la democrazia e hanno bisogno di risorse”;
“lo fanno tutti”; “serve ad ungere le ruote, aiuta il funzionamento delle cose” .
Più in generale, secondo alcuni studiosi, sarebbero due i fattori critici che favoriscono la crescita della
corruzione: quelle che gli autori definiscono le variabili di governance ( qualità e quantità delle
regolamentazioni, qualità e trasparenza della supervisione bancaria finanziaria, credibilità delle istituzioni,
stabilità politica, legalità e criminalità organizzata), che per l’Italia sono più vicini ai paesi in via di
sviluppo che ai paesi Ocse; il livello di istruzione, che nel nostro paese è assai più basso dei principali
stati membri dell’Unione europea, con il 55% di popolazione che arriva – al massimo – alla licenza elementare.
Ma ciò che caratterizza al peggio l’anomalia italiana, se confrontata agli altri paesi Ocse, è il rapporto
tra criminalità organizzata e corruzione. La correlazione è massima…
di Alessandro Messina, tratto da "Evasopoli", di Romano Nobile, prossimamente in libreria
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