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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 11 aprile 2007, N° 9, pagina 2

Contropolitica :: Iraq: crisi di governo = democrazia


Questa settimana abbiamo deciso di spostare la nostra attenzione verso l'altra grande area appena bonificata e democraticizzata dagli americani: L'Afghanistan. Scorrendo i maggiori quotidiani nazionali in cerca di notizie e spunti, mi sono imbattuto, sabato scorso, in un articolo scritto da Lorenzo Cremonesi, inviato del Corsera a Kabul, che titolava: Talebani a caccia di tamburini, basta con la musica impura.†L'articolo, già presente nella prima pagina, proseguiva poi a pagina 13 e raccontava la drammatica storia del suonatore di tamburi Nazar Gul ucciso giorni fa a sud di Kabul dai Talebani a colpi di pietre e baionetta. L'articolo è un reportage preciso e puntuale di quello che accade in Afghanistan, dove cioè a farla da padroni sono ancora i talebani ed i loro fanatismi religiosi. Poyteva finalmente essere uno splendido atto di denuncia, un servizio che apre gli occhi ai disattenti lettori su cosa succede realmente in quella lontana terra, che informa ed evidenzia che gli Stati Uniti hanno a mala pena il controllo del palazzo del governo a Kabul, che la libertà , la democrazia, la pace sono tutt'altro che importati, che la violenza la fa da padrona, che i Talebani, invece di essere scappati, si sono riorganizzati e sono più forti di prima. Invece purtroppo l'articolo è una vergognosa propaganda pro America, che fa notare quanto i Talebani sono brutti, cattivi, pericolosi, insensibili, come questi odino la musica che non è sacra, gli aquiloni, le scuole femminili. Per carità , tutto vero non fraintendete, ma credo, umilmente, che il compito del giornalista sia quello di smuovere le coscienze di stimolare la riflessione, di riportare notizie che creino consapevolezza, idee, iniziative. La prima domanda che il giornalista doveva porsi era dunque quella semplicissima: “Ma sei Taleban hanno ancora tutto questo potere, hanno ancora la forza non solo di imporre leggi, ma anche di farle rispettare, ecco se tutto questo è dimostrato dai fatti, dove è il governo afgano, dove è la pacificazione in atto tanto sventolata dai nostri amici americani, dove sono giustizia, democrazia, libertà ?†Ripensandoci forse il buon Lorenzo ha fatto bene, perchè svegliare le coscienze? Perchè rovinare un bel week end di sole al lettore medio? Meglio portare avanti la vecchia idea risolutiva: loro sono i cattivi, noi i buoni, loro infrangono le leggi, noi reprimiamo per educare.


questa è una cosa importante da ricordare. Il sistema di governo iracheno - ha proseguito la portavoce della Casa Bianca Dana Pelosi - è quello della democrazia parlamentare - le coalizioni in questo tipo di parlamento si fanno e si disfanno". Poco importa se, in realtà, questo sia un ulteriore evidente segno di una guerra civile che non si combatte solo sulle strade. Poco importa se questo è il palese segno che le fazioni irachene si stanno riorganizzando e stanno iniziando a giocare la loro personalissima partita per il potere, Poco importa se questo porterà ulteriori scontri, tensioni, morti. Quando alla già irreversibile situazione attuale si aggiungerà un ancor più evidente problema politico, W. Ed i suoi amici potranno sempre dire: “ops scusate, elaboreremmo una strategia di uscita, senza abbandonare i principi di democrazia, libertà, giustizia, bla, bla, bla.”
Simone Marchi





ControCultura :: L'harem di Berlusconi


Nella sua versione di satrapo, l'uomo è divertente.Le foto di OGGI,settimanale family a un euro e novanta, è in edicola con un milione di copie, con lui che dà la mano a due veline, che ne tiene sulle ginocchia altre due, e come dice il simpatico direttore che le ha pubblicate, Pino


Belleri, sul Corrierino, mette le mani sotto la camicetta... la società dello spettacolo è ben buffa. Veronica potrebbe/dovrebbe farsi scrivere un bel testo sulle sue sofferenze, da Baricco. Che potrebbe anche farne un film.
A.Q.





ControCultura :: Ratzy ha compiuto 80 anni


E noi gli faremo gli auguri con un libro "No, no, no, Ratzy non è gay!" Il cui titolo parla da sé. Nonostante abbia distrutto la teologia della liberazione, nonostante sia e resti un dottrinario durissimo e un omofobo non pentito, nonostante tutto questo, quando lo vediamo (e nel libro ci sono le foto) così garrulo e contento nei suoi paludamenti eccentrici, con a fianco il suo Georg detto Ciorcio, abbiamo il sospetto che l'uomo Joseph abbia finalmente trovato, con il suo coming out sartoriale,

probabilmente propiziato dall'intelligente ed aitante suo cinquantenne aiutante (ultraconservatore come lui)la sua dimensione umana, troppo umana. Per questo, se volete per una volta nella vostra vita uscire dal politically correct che questa chiesa ci impone da due millenni, leggetevi questo libretto (a colori) appena esce, cioè il 12 Maggio, family day, A suo modo, anche il nostro, ormai, tiene famiglia.

A. Q.







Immagine tratta da "No, no, no! Ratzy non è gay!"


SOMMARIO
pag.1
ControPolitica: Segolène e Sarkozy
Cosa succede alla Malatempora

pag.3
Calcinculo: Italiani: prrrrr!
Bloggers: La Lupa Monichina

pag.4
Controcultura:
Vita da libraia
Libri sì, Libri no
RadioLibere: Novaradio
pag.5
ControRete: Censura in Australia
ControCultura: Indagine A.R.E.S.