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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario! |
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Giovedì
26 aprile 2007, N° 11, pagina 5 |
ControRete :: Censura in Australia
Hanno collaborato: Angelo Quattrocchi, Simone Marchi, Sandro Simone, Giselle B, Stefano Marsiglia, Silvia Ianniello
Letizia Rosati, Mauro Orrico, Romano Nobile

A tutti voi dall'altra parte del monitor:
Arrivederci a mercoledì prossimo
SOMMARIO
pag.1
ControPolitica: Segolène e Sarkozy/2
Cosa succede alla Malatempora
pag.2
ControPolitica: I grandi media
ControCultura: Filastrocche
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pag.3
Calcinculo: Dieci considerazioni semi-serie sullo scudetto dell'Inter
Bloggers: Riso amaro
pag.4
ControCultura:
Vita da libraia
Libri sì, Libri no
RadioLibere: Mep Radio
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ControCultura ::
Indagine A.R.E.S.
Le società offshore nel mondo sono circa 680.000;
i trust sono 1.200.000. Le banche con agenzie nei paradisi fiscali: circa 10.000. Le banche italiane:
320 (sparse in 30 paesi). I Gruppi controllati da banche italiane: 117.
Il 50% (112 su 250) delle società italiane quotate in borsa e il 22% (22 su 88) dei gruppi bancari
italiani hanno partecipazioni di controllo su società residenti in paradisi fiscali.
La promozione dell’offshore e la diffusione dell’idea di paradiso come mezzo idoneo di elusione ed
evasione fiscale, avviene in misura abbastanza massiccia anche e soprattutto attraverso centinaia di siti web.
Vi sono siti, molto frequentati da clienti danarosi, che si preoccupano di spiegare i meccanismi
dell’offshore, di illustrarne i vantaggi e addirittura di fugare le obiezioni di carattere morale
che potrebbero angustiare i potenziali fruitori.
Ecco una perla dal sito www.tradwest.com che potremmo definire “coda di paglia”:
“molte persone sono evidentemente contente di vivere in Nazioni (vedi Italia) in cui il loro
patrimonio è esposto a continui attacchi, è una loro scelta e non si discute. Esistono anche
Evasopoli A.R.E.S.
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persone che lasciano il loro paese per sfuggire ad una tassazione esagerata. Spostare offshore
i propri capitali significa attuare una via di mezzo. Non c’è nulla di immorale nel voler
proteggere i risparmi ed i guadagni di una vita in modo che la propria famiglia ne possa
beneficiare in futuro. Inoltre le pratiche offshore sono all’ordine del giorno anche per
molte aziende , senza che nessuno si sia mai posto il problema della “moralità” di tali soluzioni.
In fondo, se esiste gente in grado di investire, creando anche posti di lavoro, lo si deve spesso
al fatto che queste stesse persone o aziende operano offshore reinvestendo i loro maggiori utili
nella comunità, creando ulteriore ricchezza. Ad esempio molti dei soldi investiti in fondi comuni,
sono gestiti attraverso strutture offshore e grazie a queste, i guadagni dei risparmiatori sono
più alti ( o più spesso si dileguano). Che c’è di immorale?”
tratto da "Evasopoli"
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