Lo schifo, e il rifiuto della politica politicata non ci deve fare
ciechi. Viviamoci il movimento come strategia e quel che della politica
ci
serve (Segolène che ardentemente speriamo vinca per non avere l'orribile
Sarkozy) come tattica.
E votando,per quanto ci faccia schifo, con iln aso turato, ma
votando, contrariamente agli anarchici che non votano per una ragione
idelogica d'ottocento che ora non ha più molto senso nella società
dello
spettacolo.
Ci sono un paio di milioni di movimentisti che in Francia dovrebbero
votare
Segolène, e con loro ce la dovrebbe fare, se non la votano, perde e sai
che
schifo. La cosa vale anche per quel due milioni, o forse uno solo, che in
Italia si rifiutano, con una qualche vena di qualunquismo, di cinismo
disperato, al voto e alla politica politicata. La risposta è ovvia, se
non
votate, è come se votaste Berlusconi, o Sarkozy, non farlo dunque mi pare
sciocco.
E veniamo a tutto questo smottamento dei poteri, della divisione della
torta
futura, che va sotto il nome di bipolarismo. Innanzitutto, quel che
interessa è
la democrazia diretta, quella che possiamo controllare sul locale, e
quindi
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controllare sul locale, e
quindi poter mettere un nome sulla scheda aiuta. Chi non vuole nomi è
tecnicamente
fascista, preferisce che i nomi li controlli e proponga la mafia
partititca, fatto, come ben sapete, di cordate mercenarie, ladre per lo
più.
Ultima cosa, per chi non ha ancora capito la differenza tra politica
racicale
(Cneto, la Sentinelli ed altri un Ferrero e qualche altro decente) e il
Movimento. Movimentisti (vedi il nostro libro 'Movimento' che regaliamo a
chi
compra un altro libro,dal quanto ci crediamo) sono quelli che non
vogliano
il posticino, neanche quello di assessorino di circoscrizione, o al
massimo
solo quello, per rispondere alle esigenze e domande locali, che possono
aiutare la gente.
Naturalmente, gli orchi da fermare sono Bersani e la Lanzillotta, che
vogliono
applicare il profitto alle istituzioni di base, e pure all'acqua.
Converrà manifestare, in ogni forma democratico ironica, il disprezzo che
si
meritano, per quelle loro idee degne di Attila l'Unno.
Angelo Quattrocchi
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