Calcinculo ::
Italiani e stranieri
Il ct Donadoni si lamenta della presenza di troppi stranieri nei campionati italiani,
cosa che rende chiaramente più difficile il suo lavoro. Impossibile dargli torto, quando
la squadra campione d'Italia schiera un unico italiano nell'undici titolare. Tuttavia,
non per metterci le stellette, ricordiamo che con l'amico Sandro Simone, nel nostro
'Tutto quello che avreste voluto sapere sui mondiali. Germania 2006' – primo libro a profetizzare
i trionfi di Berlino – già parlavamo della prossima crisi del pallone italiano, e non a causa solo
dell'invasione di talenti, pseudotali e bidoni leggendari dall'estero. Sicuramente conta la nostra
proverbiale esterofilia, per cui è meglio un Dikembe Mutombo qualsiasi di una Mario Rossi che magari
segna a valanga in C/1 o nei campionati giovanili. Aggiungiamoci pure che i giocatori nostrani a 15
anni hanno già il procuratore e un cartellino che costa quanto un blocco di giovani talentuosi africani
(attenzione, attorno ai giovani calciatori del continente nero c'è uno squallidissimo giro para-mafioso,
cfr 'Pallonari' di Carlo Petrini, ed. Kaos), e il gioco è fatto. Ma a nostro parere la spiegazione più
accurata del prossimo, probabile, crollo tecnico della nostra nazionale, sta nella precarietà in cui
operano i vivai, e l'estrema 'tatticizzazione' delle scuole calcio.
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Carlo Mazzone già qualche anno fa si lamentava dei giovani delle squadre che gli capitava di allenare,
perché preparatissimi dal punto di vista tattico, ma decisamente deficitari da quello tecnico,
visto che ai bambini si insegna il fuorigioco e la diagonale e non lo stop e il palleggio.
E mettiamoci anche che a investire nei vivai sono rimaste pochissime squadre, quelle che non
hanno alternative per intenderci, o perché sopravvivono grazie alla vendita dei propri gioielli
(Atalanta e Udinese) o perché i campioni non possono più permetterseli sul mercato e quindi sono
costrette a trovarseli in casa (Roma su tutte). D'altronde per gli squadroni nazionali, quelli che
fino a una decina d'anni fa trapiantavano in blocco 7-8 giocatori nell'11 titolare della nazionale,
preferiscono investire centinaia di milioni sul mercato piuttosto che investire in un progetto a lunga
scadenza incentrato sui giovani. Peccato, visto che l'Arsenal l'anno scorso è arrivato in finale di
Champion's con una squadra di ragazzini e un paio di campioni affermati. E peccato anche perché se
qualcuno una quindicina d'anni fa non avesse investito su Pirlo, Zambrotta, Totti eccetera,
difficilmente avremmo vinto a Berlino.
Stefano Marsiglia
in libreria
Inter: non era solo sfiga, seconda edizione
Sandro Simone
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Bloggers ::
La sesta sorella Marx
Pralina proviene dalla radio,
conduce un programma per Novaradio Firenze 101.5, "Avanzi di balera",
in cui cura la "striscia" su fumetti, grafica, pittura, editoria indipendente, con interviste e schede
biografiche… e si vede. Il suo blog è talmente vario che risulta quasi inclassificabile: non è solo un
diario ondine, neppure solo una raccolta di opinioni politiche e di attualità. Lei lo definisce:
"Un mix di riflessioni semi-serie, con qualche citazione colta, varie allusioni sensuali maliziose
e molta spontaneità "fuori di testa". Pralina dà molta importanza al dialogo che nasce dai commenti
con i suoi lettori, alla spontaneità estemporanea che definisce una qualità tra le più belle della rete.
Come i fratelli Marx, da qui la definizione di "sesta sorella", possiede un fantastico umorismo surreale,
leggermente anarchico, regalandoci con i suoi post delle "chicche" che vanno oltre le false convenzioni
istituzionalizzate, il tutto fatto con grazia, buon gusto e educazione. Pralina non urla: ci racconta…
GiselleB
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SOMMARIO
pag.1
ControPolitica: Il movimento e la politica
Cosa succede alla Malatempora
pag.2
ControPolitica: Afghanistan: è proprio guerra
ControCultura: Bagnasco non ci casco
pag.4
Controcultura:
Vita da libraia
Libri sì, Libri no
RadioLibere: Radio G.A.P.
pag.5
ControRete: Wakoopa sa cosa ti gira sul PC
ControCultura: Il presidente trasparente
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Calcinculo ::
Due punture nel sedere
All'indomani dello squallido derby della capitale, più che lo scialbo 0-0 o il solito oramai
corredo di scontri tra tifosi e polizia, colpisce più di tutto il commento del prefetto
di Roma Achille Serra ai suddetti tafferugli. "Colpa dei soliti ***" e "C'è stata qualche punta di coltello
di troppo contro il sedere di qualcuno ma si tratta di ferite guaribili in pochi giorni" le perle da segnalare,
cui rispondiamo con un paio di commenti a caldo e uno a freddo.
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In primis, se sono sempre i soliti ***, ci dice caro prefetto cosa *** ci fanno sempre loro sotto l'Olimpico?
non dovrebbero stare in caserma a firmare? Inoltre, saranno guaribili in pochi giorni, ma dubitiamo che le ferite
da punta di coltello siano mai piacevoli e soprattutto di poco conto per chi le subisce.
In generale, colpisce l'atteggiamento superficiale di chi sta dove sta
(anche ospite della Roma a Manchester, magari porta sfiga) apposta per evitare ferite di coltello et similia.
E intristisce anhe che nessuno, ma proprio nessuno, abbia il coraggio di rendersi conto che se c'è
gente che va all partita con una lama e tutte le intenzioni di usarla, il problema è un prolema socio-culkturale e non
si può certo circoscrivere al solo pallone.
Collettivo Malatempora
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