Un fenomeno misterioso, quasi esoterico, aleggia da giorni nei luminosi e vacui metri quadri
della libreria in cui lavoro. È il fenomeno del libro che si vede ma non c’è.
Appena entro m’imbatto nel mio sonnacchioso caporeparto. In lui vedo manifestarsi quotidianamente
il miracolo del libro visibile-ma-assente (e non solo perché anche lui sembra possedere queste magiche facoltà).
Poco dopo il direttore mi fa chiamare nel suo ufficio, e mi sibila frasi poco comprensibili ma
senz’altro poco significative su un certo libro da ordinare. Nuovamente il fenomeno si ripete (e non solo perché il libro di cui parla è proprio quel libro).
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Scendo le scale e incontro una collega. Mi rivolge un saluto in romanesco, fa un commento sboccato dei suoi
e torna a lavorare (se così si può dire). Ennesima magica visione. Ma intorno a me nessuno fa una piega.
Comincio a temere di essere la sola, qui dentro, a notare il fatto.
Mai un titolo mancante è stato così presente tra questi scaffali. È “Il fattore I. Per una teoria generale
dell’imbecillità” di Piero Paolicchi. Che a tutti consiglio pur non avendolo letto, ma che giuro di leggere
non appena, imbecillità permettendo, i miei superiori riusciranno a ordinarlo.
Silvia Ianniello
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