Con lo sguardo perso nel vuoto mi fisso su un pensiero da libraia-esistenzialista: gran parte della narrativa
contemporanea viene prodotta per il solo gusto di ricordarti che la vita è una disgrazia atroce. Morti ammazzati,
copulazioni violente, psicosi e disagi vari ed eventuali. La bellezza delle cose compare al primo atto solo se al
terzo viene deturpata.
Mentre valuto gli effetti di simili letture sull’immaginario personale mi si avvicina per un’informazione una donna
sui trenta. È tutta nera: capelli, gonna, top. Il mascara colato dalle ciglia forse per un pianto di poco fa le dà
un aspetto tetro e disfatto, le invecchia il viso.
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La voce è acuta, da ragazzina, ma triste. Sono esattamente questi gli effetti a cui pensavo. E infatti mi chiede “V. M. 18”, l’ultimo romanzo di
Isabella Santacroce, il primo della lista nella mia riflessione di oggi: la storia di un gruppo di ragazzine
sataniche che si fanno ingroppare dai cani, si penetrano in tutti gli orifizi coi soprammobili del salotto di
mamma, massacrano e torturano le amichette di scuola.
Un libro perfetto per risollevare il morale di questa donna già afflitta da chissà cosa, forse da una preoccupazione,
un amore. O semplicemente da un altro romanzo contemporaneo.
Silvia Ianniello
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