Quando,molto tempo fa,al Campidoglio salì Rutelli(battendo Fini per un
pelo
tipo 52% a 48%)si scoprì che le periferie romane erano diventate nere.
E di Rutelli, piacione Pariolino che era passato dal tritasassi
Pannelliano,
si disse:sopra il motorino, niente (l'unica sua virtù, in effetti era
quella di
usare il motorino, in una città spaventosamente inquinata, allora come
ora)
Rutelli non era un granchè intelligente, ma furbo si e imparò la cosa
più
elementare per comandare a Roma:l'autopubblicità.
L'Estate romana cresceva, e Rutelli lavorò indefessamente al marketing
che
gli serviva per diventare, nella sua inanità, leader nazionale. L'estate
romana
crebbe.
Si sposò con la Palombella bianca e andò dal papa, le sue due mosse più
eclatanti,e oh quanto astute!
Nel frattempo l'inquinamento romano peggiorava, le polveri sottili
uccidevano
i vecchi e facevano male ai bambini, il traffico diventava un
incubo, l'usura
piegava la città,dolente e sporca,gli ospedali peggioravano, ma Rutelli
diventava leader nazionale.
E poi venne Veltroni, ancor più furbo di Rutelli, che aggiunse
all'autopubblicità, al marketing di autopromozione il tocco suo
ecumenico,
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di buonista e uomo per tutte le stagioni.I giornali erano ormai in
ginocchio, Repubblica delle cronache romane era un puro
soffietto, Caltagirone
metteva a disposizione il Messaggero. Gianni Borgna alla cultura faceva
un
non cattivo lavoro. Walter si allargava, scrivendo
mediocrissimi
libri e tentando anche un festival, cercando di cambiar nome anche alla
Stazione Termini, ridotta a un luccicante labirinto pubblicitario per
topi.
La città rimaneva la stessa, anzi, peggiorava. Veltroni si inventava la
concertazione (con Caltagirone et cetera) e cominciava a girare l'idea
che la
città era diventata bella, ricca e piena di turisti simpatici.
Ma ahinoi, la città era sempre sporca, inquinata, con un traffico
insopportabile, con un pendolarismo folle, con l'usura e il pizzo, una
precarietà giovanile da piangere.
Con ospedali e mezzi pubblici disastrati...ma tutto questo non voleva
dire
niente, per la società dello spettacolo romano che incoronava il furbo
Veltroni, in standby, che faceva i compiti pubblicitari da leader con
invereconde leccate al Vaticano e ai poteri forti della città.
Ed eccoci all'oggi, con la città piegata e piagata e lui leader maximus.
Questo è il potere della pubblicità, del virtuale che sorpassa ed
eclissa il
reale, baby.
Angelo Quattrocchi
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