Forse 'bufala' non è la definizione esatta per l'inchiesta partita mesi fa e che in questi giorni ha fatto
partire i primi deferimenti; in fin dei conti, che i calciatori scommettono, e spesso in virtù delle loro scommesse
taroccano le partite, è cosa nota da quasi trent'anni, dallo scandalo che quasi costò a Pablito Rossi il mondiale di
Spagna '82. Infatti l'origine del nostro scetticismo risiede nell'evidente incapacità della giustizia sportiva di
portare a compimento le sue inchieste e di comminare punizioni se non 'esemplari' – non ci va di passare per
giustizialisti – quantomeno efficaci come 'deterrente' contro future tentazioni. I deferimenti di questi giorni
- “vittime” Di Michele, Margiotta, Manfredini e Sommese – sembrano il preludio al tipico polverone estivo che
tanto piace e fa comodo ai giornali sportivi, che peraltro quest'estate sembrano più interessati agli intrighi
del calcio mercato che non all'ennesima magagna pallonara. Quante sono le inchieste aperte n
egli ultimi anni su veri o presunti giri di
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scommesse clandestine o comunque su vere o presunte partite truccate?
Tantissime. Quelle giunte in fondo? Pochine. Quelle finite con esiti e condanne seri? Praticamente nessuna.
Per questo, riguardo a un'inchiesta che ha visto i primi deferimenti a quasi un anno dalla sua apertura
– confermando quello che scrivevamo qualche settimana fa sulla prossimità di uno scandalo estivo - ci sentiamo
di dire che finirà come una bolla di sapone, e già a dicembre non se ne sentirà parlare più e gli eventuali
colpevoli saranno tutti al loro posto con le rispettive maglie addosso. Detto ciò chiudiamo rilanciando quanto
scritto in più occasioni: per evitare scommesse e partite tarocche, adottare punizioni “pecunarie” per i
responsabili e consistenti premi per le
squadre basati sui piazzamenti in classifica. Ovvero, colpire gli affetti più cari di taroccatori e scommettitori.
Stefano Marsiglia
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