Malatempora Web Magazine

HOME PAGE

Magazine 151

Magazine 152

Magazine 153

Magazine 154

Magazine 155

Magazine 156

Magazine 157

Magazine 158

Magazine 159

Magazine 160

Magazine 161

Magazine 162

Magazine 163

Magazine 164

Magazine 165

Magazine 166

Magazine 167

Magazine 168

Magazine 169

Magazine 170

Magazine 171





Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 4 luglio 2007, N° 21, pagina 4

ControRete :: Web 2.0


Per la gente comune, Striscia la notizia non è solo una trasmissione Tv, ma è diventata anche una sorta di Tar dei poveri: un giudice gratuito e indipendente, l'unico che possa smascherare bufale e truffe di ogni genere, l'unico che possa insorgere in difesa di consumatori alle prese con le magagne delle imprese e di cittadini oppressi da politici corrotti e da burocrazie inefficienti. Antonio Ricci per molti è un benefattore dell'umanità e Gabibbo è il suo profeta, ma c'è un aspetto che di solito sfugge. Striscia reagisce con sdegno alle querele che spesso fioccano da parte di chi denuncia la trasmissione per i reati più diversi; Striscia dichiara anche di non sopportare i tentativi di imbrigliare l'informazione e la libertà di satira, ma al contempo sembra non sopportare le critiche, visto che oggi è a sua volta la responsabile di un tentativo di censura. Telefono Antiplagio, associazione di volontariato, meritevole quanto Striscia in fatto di lotta alle bufale e ai raggiri, rischia di chiudere a causa della richiesta di risarcimento danni di 45.000 euro che gli chiede Mediaset, da pagare entro un termine perentorio di dieci giorni. La colpa di Telefono Antiplagio è quella di aver accusato Striscia di avere plagiato la figura del Gabibbo prendendola da un pupazzo rosso di un'università americana, la Western Kentucky University; inoltre Telefono Antiplagio aveva contestato a Striscia di essere troppo tenera nei confronti della pubblicità che Mediaset vende a maghi e fattucchiere sul proprio teletext Mediavideo. Giovanni Panunzio, fondatore e leader di Telefono Antiplagio, raggiunto dalla redazione di Zeus News, ha

affermato: "Nel 2002 ho registrato un sito-parodia di Striscia (striscialanotizia.net), ovvero Striscia la nequizia, dove si parlava delle iniquità di Antonio Ricci e delle sue parzialità nei confronti dei ciarlatani e della pubblicità occulta. Avevo riportato anche l'indiscrezione che il Gabibbo, lo scopritore dei "tarocchi" per conto di Striscia, è il "tarocco" per eccellenza, in quanto copiato dalla mascotte americana Big Red". "Avendo appreso la notizia" prosegue Panunzio "gli americani hanno fatto una causa da 250 milioni di dollari a Mediaset. Subito dopo RTI ha fatto causa a me, chiedendo 50.000 euro di danni perché ho usato il nome striscialanotizia.net". L'accusa di Panunzio è chiara: "In realtà erano i contenuti, non il nome, a dare fastidio a Mediaset e ad Antonio Ricci: se in quel dominio avessi lodato Striscia, RTI non mi avrebbe mai denunciato. Tant'è vero che quando ho registrato altri due siti a mio nome, striscia.org e striscia.tv, con contenuti analoghi a quelli di striscialanotizia.net, RTI mi ha diffidato, e sono stato costretto a oscurarli. "Successivamente Antonio Ricci ci ha querelato altre tre volte per diffamazione, sia per la vicenda Gabibbo / Big Red, sia per le parzialità di Striscia con i ciarlatani. Nel frattempo è arrivata un'ingiunzione di RTI che mi intima di versare 45.000 euro entro 10 giorni: lo ha deciso il giudice civile - avrei usato il sito striscialanotizia.net per fare concorrenza a Striscia, in una causa nella quale non mi sono potuto difendere perché non sono stato avvisato dell'udienza". Striscia ora è in vacanza: sarebbe bello che andasse in vacanza anche questa richiesta di danni che Panunzio non è in grado di pagare e che porterebbe alla fine della sua associazione.


Maya

Ribelli :: Voltaire


Tratto da 'Ribelli dal 1000 al 2000' di Marco Sommariva
Voltaire, pseudonimo dello scrittore e filosofo francese Francois Marie Arouet, nasce a Parigi da famiglia borghese nel novembre del 1694. Avviato dal padre notaio agli studi legali, li abbandona per dedicarsi alla carriera letteraria. Ateo convinto, all’entrata del suo giardino, fa costruire una cappella per non privare i suoi ospiti degli obblighi religiosi, ma a sovrastare l’entrata mette una lapide con su scritto: “Dio volle, Voltaire eresse”. Credeva fortemente nella ragione umana e nel progresso. Era convinto che tutti i mali dell’umanità fossero conseguenza della mancanza di chiarezza mentale, dell’intolleranza, del fanatismo. Difese il libero pensiero contro ogni imposizione. Combatté tutte le religioni, in particolare il culto cattolico e le superstizioni. Difese i perseguitati e gli umili. Con la sua attività di filosofo lottò contro i pregiudizi religiosi e l’ignoranza, ma volle che le sue battaglie producessero anche realtà; per questo propose concrete riforme istituzionali e giuridiche. Affermò che la natura umana non è un fatto immutabile ma che, pur essendo fragile, continua a progredire. Chiese alla ragione, celata dietro al


pregiudizio, all’abitudine, di farsi avanti, di non farsi intimorire dalle mille resistenze poste sul suo cammino. Colse l’importanza di un fatto di cronaca – la condanna a morte di Jean Calas, colpevole solo d’essere protestante in una Francia governata da fanatici cattolici – per scrivere il Trattato sulla tolleranza e ragionare sul fatto che una società, per definirsi civile e garantire la pace, debba bandire ogni tentazione di sopraffazione degli uni sugli altri. Lascia l’amaro in bocca riconoscere che, dopo oltre due secoli, gli inviti, i consigli di Voltaire – pur essendo validissimi – non sono mai stati raccolti, se non a parole. Voltaire si esercitò in ogni genere letterario, ma quello in cui si distinse fu il racconto. Ne scrisse venticinque, quasi tutti polemici e con una visione del mondo pessimista: paesi civili regnati da stupidità umana, fanatismo ed errori, che producono ingiustizie sociali, sofferenze e guerre; tutto evitabile con l’uso dell’intelligenza umana e della cultura.
Ha scritto: “Il genere umano non trae alcuna utilità da cento guerre. Chiamo grandi uomini tutti coloro che si sono distinti nell’utile o nel dilettevole. I saccheggiatori di provincia non sono altro che eroi”.



Hanno collaborato: Angelo Quattrocchi, Stefano Marsiglia, Simone Marchi, Letizia Rosati, Silvia Ianniello, Maya



A tutti voi dall'altra parte del monitor:
Arrivederci a mercoledì prossimo