Ribelli ::
"Chico" Mendez
Tratto da 'Ribelli dal 1000 al 2000' di Marco Sommariva
Francisco “Chico” Alves Mendez Filho nasce nel 1944 a Xapuri, in Acre –
regione Ovest dell’Amazzonia brasiliana – da una famiglia di raccoglitori di caucciù.
Il padre di Chico è analfabeta e lui impara a leggere per “pura fortuna”: fino al 1970 i
grandi proprietari terrieri della gomma non permettono l’esistenza di scuole.
Nel 1970 il piano di integrazione nazionale (PNI), un progetto governativo nato per domare
l’Amazzonia, attrae in Acre costruttori, allevatori di bestiame, compagnie di legname e coloni.
Chico comincia a lavorare per preservare la grande foresta pluviale amazzonica, quando non
è ancora di moda: nel ’75 organizza un sindacato di lavoratori rurali. Vuole difendersi dalle
violente intimidazioni e dalle occupazioni della terra praticate dai nuovi arrivati, che distruggono
la foresta togliendo ai lavoratori rurali ogni mezzo di sostentamento. Questo mette Mendez in rotta di
collisione con gli allevatori di bestiame della regione che, con i minatori, sono i principali fautori
della distruzione su vasta scala dell’Amazzonia. Organizza i lavoratori in gruppi umani non violenti,
intorno alle aree di foresta minacciate dalla distruzione. Salva così migliaia d’ettari di foresta,
dove si continua a raccogliere lattice di gomma,
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frutti, noci e fibre vegetali. L’interesse internazionale si
concentra su Chico come difensore della foresta.
Il suo modo d’agire fa infuriare i costruttori, da sempre abituati a risolvere i problemi grazie a politicanti
corrotti o assoldando pistoleri: Mendez – “uomo della foresta” – diventa il loro obiettivo.
Nei primi giorni di dicembre del 1988, Chico si attiva per far diventare il suo paese natale
una riserva e sfida il proprietario terriero e allevatore locale, Darly Alves da Silva, che reclama
la proprietà della terra. Il 22 dicembre, Chico Mendez – che ha già ricevuto diverse minacce di morte
– abbandona per pochi istanti la sua guardia del corpo e viene colpito da alcuni colpi partiti dai
cespugli dietro casa sua. Il leader dei seringueiros (gli estrattori del caucciù) muore subito.
I nomi degli assassini sono noti a tutti, ma per almeno due anni non vengono toccati: sono troppo
legati ad influenti proprietari terrieri e figure ufficiali corrotte della regione. In seguito a
pressioni interne e internazionali il caso arriva in tribunale e, nel dicembre del ’90, Darly Alves
da Silva viene condannato a 19 anni di galera per essere stato il mandante dell’omicidio. Suo figlio,
Darci, riceve la stessa condanna per esserne stato l’esecutore materiale.
Si mette finalmente fine all’impunità di cui hanno sempre goduto gli assassini di braccianti e contadini. |