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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario! |
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Mercoledì
25 luglio 2007, N° 24, pagina 5 |
ControRete ::
Montecitorio Hi Tech,
arriva il pinguino
E' ufficiale da ieri. Possibile da oggi: ogni deputato che ne
farà richiesta potrà installare sul proprio pc, portatile o da scrivania,
e su quelli del proprio ufficio il sistema operativo Linux-open source - che come
simbolo ha un pinguino - al posto di quello classico, tradizionale Windows-office a cui
sono abituati e con cui, probabilmente, i deputati hanno imparato ad usare il computer.
Il via libera definitivo è arrivato ieri durante la riunione tra i questori della Camera
e "i responsabili tecnologie" di ogni gruppo. In discussione c'era l'applicazione di un
ordine del giorno presentato quasi un anno fa da Pietro Folena (Rifondazione-Se) e Franco
Grillini (Sd) finalizzato alla razionalizzazione dei costi parlamentari. "Al di là dell'aspetto tecnologico -
spiega Grillini - l'adozione di Linux come sistema operativo dei pc dei parlamentari può rappresentare un taglio
alle spese di circa tre milioni di euro". Sono all'incirca tremila e 500 i computer attivi alla Camera e ognuno
costa almeno 900 euro per le licenze di Office, l'insieme dei programmi che servono per la produttività dell'ufficio.
Per Folena, presidente della Commissione Cultura "si tratta di una decisione straodinaria e assai rilevante.
L'istituzione centrale del paese, il Parlamento- osserva - decide non solo di risparmiare - di per sè un obiettivo
importantissimo -, ma soprattutto di rendersi indipendente sul piano tecnologico, adottando un sistema open source
e quindi liberandosi dai vincoli del software proprietario. In tal modo si va incontro alle esigenze di trasparenza
e di
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sicurezza che sono doverose per una istituzione pubblica".
L'adozione di Linux in una struttura pubblica e centrale come la Camera è una piccola rivoluzione culturale.
Al di là dei risparmi, infatti, utilizzare Linux significa accettare la sfida tecnologica di un sistema informatico "aperto"
che viene continuamente aggiornato da migliaia di sviluppatori
in tutto il mondo, "libero" da vincoli commerciali e che ogni utente può
"creare" e impiegare come meglio crede. Linux significa anche, insiste Folena
"più sicurezza, trasparenza e libertà". Un abito su misura che però costa molto
meno di uno acquistato in negozio.
Il presidente della VII Commissione rivendica "l'esempio della Camera" che
"costituisce un importante precedente per tutte le amministrazioni pubbliche,
alcune delle quali sono già passate a Linux determinando enormi risparmi.
La provincia di Bolzano, ad esempio, risparmia così 1 milione di euro l'anno".
Ma la rivoluzione tecnologica alla Camera non finisce qua. Nella stessa riunione
i questori hanno dato il via libera al collegamento wi-fi, senza fili, a internet
da alcune zone, le più frequentate anche se lontane dagli uffici, di Montecitorio.
Da ieri alle 13 e 30 è possibile navigare con un pc ma anche con un palmare o
un telefonino dal Transatlantico, dalla buvette, dall'emeroteca, dal giardino
d'onore e dai salottini laterali al cortile. "Ho provato e funziona tutto alla
perfezione" rassicura Grillini.
Tratto da Repubblica.it, segnalato da Gabriele
De Luca
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SOMMARIO
pag.1
ControPolitica: Sciopero generale sia
Cosa succede alla Malatempora
pag.2
ControPolitica: Il piccolo chimico
ControPolitica: Privato/Pubblico, Privacy
pag.3
Calcinculo: Calciomercato...
Bloggers: Cose che capitano
pag.4
Vita da libraia
Libri sì, Libri no
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Ribelli ::
Arnaldisti, Petrobrusiani ed Enriciani
Tratto da 'Ribelli dal 1000 al 2000' di Marco Sommariva
Arnaldo da Brescia è un sacerdote predicatore che si batte
contro la proprietà ecclesiastica. Non proclama nessuna eresia. Vuole che la Chiesa si
liberi dei propri beni e viva delle decime; critica la cattiva vita dei chierici; non
riconosce l’efficacia dei sacramenti somministrati da chi è in peccato, anzi nega a loro
di poterli dare e agli altri di riceverli, preferendo alla loro attività sacramentale quella
dei laici: “Non deve il popolo aver i sacramenti dai cattivi sacerdoti, né comunicare ad essi
i loro peccati, ma piuttosto confessarseli l’un l’altro”. Nel 1139 papa Innocenzo II lo prega
di star zitto e di lasciar l’Italia. Conosce una vera e propria popolarità fra i suoi seguaci,
soprattutto fra i più poveri, e questo basta per essere cacciato dalla Francia. Sono elementi
sociali e aspirazioni diverse quelle che fanno capo ad Arnaldo. Trova seguito nel popolo di
Brescia; nel ceto medio di Roma, che vuole restaurare la Repubblica antica contro l’aristocrazia
e il papa; presso gli scolari poveri di Parigi, che mendicano di porta in porta per sé e per il
maestro; nelle case dei nobili signori di Alemagna, che avevano avuto mille problemi con vescovi
e conventi per terre e giurisdizioni. Nel 1147 invita il pontefice a rinunciare all’uso della forza
militare e a vivere secondo il modello degli apostoli. L’anno dopo papa Adriano IV lo bandisce da Roma.
Comincia allora per Arnaldo una vita errabonda. Nonostante la protezione di alcuni nobili, non riesce a
sfuggire a lungo alla vendetta congiunta del pontefice e dell’imperatore. Preso ed imprigionato nel 1155,
viene strangolato e poi bruciato e le sue ceneri gettate nel Tevere. I suoi discepoli (Arnaldisti), numerosi
soprattutto nell’Italia settentrionale, si collegheranno gradatamente a movimenti successivi più forti –
valdesi e catari.
Come Arnaldo da Brescia, anche Pierre de Bruis è un sacerdote. Verso il 1105 viene espulso dalla sua parrocchia
e si dà alla predicazione itinerante. Insieme ai suoi discepoli brucia delle croci e mangia in pubblico della
carne cotta sulla griglia di venerdì santo. Forse Pierre de Bruis è il primo eretico vero e proprio.
Il suo insegnamento, e dei suoi seguaci, poggia sulla diretta interpretazione dei Vangeli, riconosciuti
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come parola di Dio. I suoi discepoli (Petrobrusiani) respingono crocifissi, statue, canti religiosi e ogni tipo di clero. I Petrobrusiani e il loro leader non denigrano affatto il matrimonio, al contrario, e la carne sembra loro del tutto degna di un cristiano – soprattutto nei giorni in cui la Chiesa di Roma ne proibisce il consumo. Pierre de Bruis viene ucciso sul rogo, ma i molti fedeli che aveva raggruppato attorno a sé continuano a protestare anche dopo la sua morte: si raccolgono attorno ad Enrico di Losanna.
Enrico, predicatore itinerante ed eremita laico, fa la sua prima apparizione nella storia a Losanna, da lì il soprannome. Si sa poco di lui prima del suo soggiorno a Le Mans tra il 1116 e il 1120, dove richiama il clero alla povertà e alla virtù. La situazione sociale a Le Mans è carica di tensioni, tra il conte da un lato e il vescovo e il popolo dall’altro, in un primo momento, poi tra questi ultimi a loro volta. In queste circostanze, ogni parola dell’eremita finisce per rivestire un significato rivoluzionario. Così Enrico si ritrova, in assenza del vescovo, alla testa di una rivolta popolare contro quest’ultimo. Il vescovo, di ritorno da Roma, lo affronta e lo sconfigge. Ma Enrico, espulso da Le Mans, lascia dietro di sé una città in fiamme. Il risentimento per il suo fallimento contribuisce senz’altro ad allontanare Enrico dalla Chiesa. Respinge il concetto di peccato originale, battezza solo gli adulti dietro professione di fede, nega qualsiasi potere specifico del clero, rifiuta la gerarchia, predica pubblicamente la santità della vita. Non crede alle opere di pietà, e critica soprattutto le preghiere per i defunti. Nel 1134 si presenta davanti al concilio di Pisa e viene condannato. Accetta di confinarsi a Citeaux, ma nel 1139 è nei territori di Alfonso I Jourdain, conte di Tolosa. Qui predica contro il clero ricco e poco raccomandabile della zona usufruendo della protezione complice del conte. Non si sa come, dove e quando sia morto. Indubbiamente questo silenzio vuol dire che non ha conosciuto una tragica fine su qualche rogo. Dopo la sua scomparsa, sembra che i suoi discepoli (Enriciani) si siano integrati nella corrente valdese e catara.
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Hanno collaborato: Angelo Quattrocchi, Stefano Marsiglia, Simone Marchi, Letizia Rosati, Silvia Ianniello,
Maya

A tutti voi dall'altra parte del monitor:
Arrivederci a mercoledì prossimo
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