Ribelli ::
Engragés
Tratto da 'Ribelli dal 1000 al 2000' di Marco Sommariva
La memorabile impresa del pensiero illuminista culmina nella Rivoluzione francese alla fine del XVIII secolo. Tra i tanti gruppi che infiammano la vita pubblica parigina sino alla presa del potere da parte dei giacobini, c’è anche il piccolo movimento degli enragés (arrabbiati).
Storicamente il posto degli enragès non è di primo piano, ma la polemica messa in scena contro i giacobini
non è trascurabile. Il loro teatro d’azione è la Parigi rivoluzionaria del 1793 e il periodo va da febbraio a settembre. Più a sinistra dei giacobini, portavoce delle classi popolari, nemici della borghesia, gli “arrabbiati” criticano aspramente la piega autoritaria e terroristica che sta prendendo la rivoluzione. Questo succede nonostante essi stessi abbiano, di fatto, contribuito a creare quel clima repressivo e poliziesco. Si sono resi conto che c’è alle porte un nuovo dominio di classe.
Uno dei leaders di questa corrente è Jacques René Hébert, direttore del giornale popolare Père Duchesne – in precedenza ostile agli “arrabbiati”. Il giornale, sulla borghesia, scrive: “Questi fottuti negozianti non hanno patria. Finché hanno creduto che la rivoluzione sarebbe stata loro utile, l’hanno sostenuta; hanno dato una mano ai sanculotti per distruggere la nobiltà e i parlamenti, ma era per mettersi al posto degli aristocratici”.
Altri leaders sono l’ex prete Jacques Roux, l’impiegato postale della periferia parigina Jean Varlet e la bella attrice Claire Lacombe. Sono loro a guidare l’opposizione anarcheggiante al terrore di stato.
L’anarchia degli enragés – afferma Brissot, girondino, sostenitore del movimento politico di tendenza moderata – consiste in “leggi non tradotte in effetto, autorità prive di forza e disprezzate, il delitto impunito, la proprietà minacciata, la sicurezza dell’individuo violata, la moralità del popolo corrotta, nessuna costituzione, nessun governo, nessuna giustizia”.
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Nel 1793 gli enragés chiedono di organizzare lo scambio dei prodotti al prezzo di costo. Nello stesso anno – il 17 settembre – la Convenzione Nazionale vota la Legge dei sospetti, che dà dei sospetti stessi una definizione talmente vasta ed ambigua da far considerare tale data come l’inizio del periodo del
Grande Terrore. Tra le tante definizioni, la Legge ritiene sospetti tutti gli individui che per condotta, relazioni, atteggiamenti, opinioni verbali o scritte si dimostrano nemici della Rivoluzione e della libertà. Ovviamente, una tale definizione si presta ad ogni abuso da parte dei “custodi della Rivoluzione”: basta essere antipatici per essere dichiarati sospetti. Questa legge, rimasta in vigore per circa un anno, porta all’arresto di mezzo milione di persone. I membri del gruppo degli enragés sono fra i perseguitati. Roux – che non vede il popolo correre in suo aiuto – si uccide per sfuggire alla ghigliottina. Il pittoresco oratore di strada Varlet viene imprigionato, ma sopravvive all’epurazione. Incarcerato, dichiara: “Dal re al comitato: abbiamo solo cambiato vestito”. Alcuni anni dopo pubblica il primo manifesto anarchico dell’Europa continentale (Explosion), dove scrive: “Che mostruosità sociale (..) è in realtà questo governo rivoluzionario! Per qualsiasi essere raziocinante, governo e rivoluzione sono incompatibili”.
La critica degli “arrabbiati” al “governo rivoluzionario” è proprio questa: può un governo essere rivoluzionario? E ancora: è possibile e giusto arrivare alla libertà per mezzo di una dittatura? Gli enragés sono concordi nel respingere la concezione giacobina dell’autorità statale, affermano la necessità di un’azione diretta da parte del popolo e vedono in misure economiche comunistiche, più che nell’azione politica, un modo di porre fine alle sofferenze dei poveri.
Se il gruppo degli enragés non è ricordato per il peso avuto nella lotta politica di quegli anni, lo deve essere per il tono della polemica condotta nei confronti dei giacobini.
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