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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 12 settembre 2007, N° 27, pagina 2

ControPolitica :: Coincidenze?


Ecco qua, l'11 settembre alle porte, il rapporto dello Stato maggiore USA in agenda, una campagna elettorale da iniziare e..... Osama, dopo tre lunghi anni di silenzio ritorna. Ritorna e parla di tasse, di Iraq, di politica internazionale, di politica interna americana. Insomma parla come un tanto odiato politico occidentale che analizza gli errori di Bush, dei democratici, che riflette su costi ed opportunità dell'Iraq e che, udite udite, chiude con il populismo berlusconiano: convertitevi all'islam, gli islamici non pagano le tasse. Ma dove è finito l'osama combattente, folle minaccioso che terrorizava il mondo con i suoi sanguinari appelli al martirio islamico? L'Osama di tre giorni fa è un anziano signore che combatte l'avanzare degli anni tingendosi la barba come, ripetiamo un berluscones qualsiasi... Comunque, come spesso accade, la comparsa di Osama ha dato un'enorme spinta a Bush e


alla sua politica di fine mandato, al suo discorso sull'Iraq. In pratica Bin Laden, con la sua fugace apparizione e con soli 25 minuti di non profonda geopolitica, ha messo in mano a Bush altri motivi per giustificare l'intervento in Iraq, ha evidenziato le responsabilità dei democratici e, cosa più importante, ha dimostrato al mondo intero che è ancora vivo e pericoloso e che forse un attentato è in fase di esecuzione. Già, perchè per gli esperti l'improvvisa apparizione di Bin Laden potrebbe essere il segnale per le varie cellule dormienti di tutto il mondo che è arrivato il momento di agire. Si perchè il povero Osama dal suo rifugio segreto in pakistan dove può leggere giornali, tenersi informato, andare in Internet (a proposito quanti saranno mai i pakistani collegati in rete?) ha bisogno di un video messaggio per coordinare le nuove azioni di terrorismo.

Simone Marchi





SOMMARIO
pag.1
ControCultura :: Movimenti d'autunno
Cosa succede alla Malatempora

pag.3
Calcinculo :: Giochi di potere
Bloggers :: Adachigahara
pag.4
Controcultura:
Vita da libraia
Libri sì, Libri no
pag.5
ControRete :: Il WiFi spaventa la Germania
Ribelli :: Anselme Bellegarigue
ControCultura :: A chi volete che importi


Stalin faceva cancellare di testi ufficiali e dai libri di storia i nomi dei personaggi che faceva uccidere. Così pensava di aggiustare la storia. Non ce la fece. L'entità non poi metafisica chiamata Capitale, e il suo braccio armato, chiamato profitto, hanno sistemi più articolati e complessi, più funzionali, direi, per tenere il reale fuori dalle immiserite coscienze. A chi volete che importi se un migliaio di case editrici del nostro belpaese, che pubblicano una quindicina di libri l'anno, e hanno fatturato di meno di mezzo milione di euro, non trovano più promotori e quindi non entrano più in libreria, e sono destinate alla marginalizzazione e all'estinzione? Le menti migliori della mia generazione sono ormai al servizio del veloce e furbo profitto, e mettono in edicola libri-manuale, libri-spettacolo e classici-da -mostrare nel living dell'italiano mediamente acculturato(cioè praticamente semianalfabeta di ritorno) a prezzo stracciato, che è molto profittevole, con le grandi tirature. Leggere non è più quindi percorso, ricerca, viaggio della psiche, scoperta: è acquisto all'edicola di precotto frammento di spettacolo. Se faccio un libro dicendo che il papa è anti-gay da sempre perché forse reprime in sé pulsioni gay,

lo corredo di foto a colori e lo scrivo con penna irriverente ottengo risultato minore di quando lo scrivevano su Pasquino, dietro piazza Navona, nei secoli passati, il che proverà pure qualcosa sul mediatico di regime, che lascio a voi decifrare. Forse, le mille editrici che in mille modi hanno da dire qualcosa sul potere, sulla sua intrinseca avidità, sulla sua insopportabilità, sono fatte da illusi, da cretini, da incapaci. Forse vale più un Grillo Savonarola, che rimette in movimento il mugugno, che riporta lo sberleffo dentro allo spettacolo, indispensabile alla telecrazia burocrato-mafiosa che controlla le nostre menti. Che i libri nostri li brucia in un suo micro-onde che chiama promozione e distribuzione massificata, sapendo che ormao il pubblico compra quel che vede in TV, quel che gli mettono sotto ilnso in edicola, quello che recensiscono i fogli nazionali del regime del do ut des mafioso Merita davvero parlarne, da carbonari? O aspettare che teenagers curiosi , pensionati disillusi, precari disperati ci scoprano sul sito, luogo deputato a futuri democraticamente colti e sostanzialmente masturbatorii? Se volete, parliamoci. Continuiamo, continuate a pubblicare

Collettivo Malatempora