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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 12 settembre 2007, N° 27, pagina 5

ControRete :: Il WiFi spaventa la Germania


Fa discutere l'invito di Berlino ai cittadini teutonici, secondo cui sarebbe opportuno evitare di adoperare il WiFi ogni volta che sia possibile farne a meno: esistono rischi concreti per la salute dell'uomo, avvisa il Ministro dell'Ambiente, e in mancanza di prove definitive occorre prudenza nell'impiego della giovane tecnologia wireless. La questione della pericolosità delle reti WiFi era stata sollevata dall'Independent già ad aprile, ed ora il quotidiano inglese saluta la decisione tedesca come "la peggiore condanna dichiarata da qualsiasi governo sulla tecnologia in crescita esponenziale". L'iniziativa, prevede il quotidiano, scuoterà l'industria e i ministri inglesi particolarmente favorevoli all'adozione dello standard, sui pericoli insiti in una sua adozione così acritica. Il Ministero tedesco mette in guardia dai possibili effetti nefasti dell'elettrosmog, la presenza eccessiva nell'aria di onde elettromagnetiche generate da una gran quantità di prodotti di uso comune, dai telefonini cellulari alle coperte elettriche. In risposta alle richieste in parlamento del partito dei Verdi, il governo invita ad esporsi quanto

meno possibile alle connessioni wireless, scegliendo, laddove presenti, alternative "cablate" tradizionali: usi il telefonino per chiamare in ufficio? Sbagliato, fermati al bar e chiama da un telefono fisso, ripete il prudente mantra governativo. La decisione di Berlino segue l'apertura dell'inchiesta della Health Protection Agency (HPA) inglese, tesa a valutare gli effettivi pericoli di un utilizzo esteso del WiFi nelle scuole del Regno. Ma va anche oltre, mettendosi di traverso tra la tecnologia e la sua sempre più larga adozione ad ogni angolo del mondo - pur con le dovute difficoltà che devono affrontare progetti di ampio respiro. La posizione espressa dal governo del Cancelliere Angela Merkel sembra ad ogni modo improntata più verso un principio di precauzione nei confronti di una tecnologia le cui conseguenze sulla salute sarebbero ancora da accertare, piuttosto che sulla volontà di interrompere del tutto l'evoluzione tecnologica delle interconnessioni wireless.

Alfonso Maruccia, tratto da Punto Informatico





SOMMARIO
pag.1
ControPolitica :: Movimenti d'autunno
Cosa succede alla Malatempora

pag.2
ControPolitica :: Coincidenze
ControCultura :: A chi volete che importi

pag.3
Calcinculo: Giochi di potere
Bloggers: Adachigahara

pag.4
Vita da libraia
Libri sì, Libri no
Ribelli :: Anselme Bellegarigue


Tratto da 'Ribelli dal 1000 al 2000' di Marco Sommariva
Il 23 febbraio 1848 torna a Parigi – dopo un viaggio negli Stati Uniti – un misterioso personaggio che attraversa come una meteora il cielo della nascente anarchia: Anselme Bellegarigue. Di lui non si sa quasi nulla, anche se i suoi scritti rivelano una certa cultura. Nato tra il 1820 e il 1825 nell’estremità sud-occidentale della Francia meridionale, forse di origine basca – certo della zona dei Pirenei – frequenta il liceo di Auch. Trascorre il 1847 in America dove cerca, nel profondo delle foreste vergini, la vita libera e senza impacci. Per essere veramente libero vive tutto l’anno in una tribù selvaggia che né missionari né esploratori avevano ancora raggiunto. Per la rivoluzione di febbraio è a Parigi: il suo nome figura tra gli iscritti al club di Blanqui, ma questo non vuol dire che sia un blanquista (Louis-Auguste Blanqui – energico sostenitore dell’ascesa al potere delle masse operaie attraverso il colpo di stato – nel 1848 è membro del governo provvisorio). Negli Stati Uniti ha conosciuto probabilmente il vigoroso individualismo di Thoreau e ha incontrato il presidente Polk su un battello del Mississippi, rimanendo molto colpito dagli aspetti di semplicità della democrazia americana, basata su un minimo di governo centrale e su forti autonomie locali che favoriscono il rispetto dell’individuo e l’assenza di boria gerarchica. In questa sua affermazione risuona più di un’eco stirneriana: “Nego tutto, affermo solo me stesso. Io sono, questo è un


fatto positivo. Tutto il resto è astratto e fa parte dell’ics matematico, dell’ignoto. Non vi può essere sulla terra nessun interesse superiore al mio, nessun interesse al quale io debba il sacrificio neppure parziale degli interessi miei”. La “rivoluzione” di febbraio non lo incanta. Sente dire nelle strade: “Questa volta i lavoratori non saranno derubati della loro vittoria!”, ma si rende conto che si tratta di un cambio della guardia e che gli imprenditori hanno già in mano le leve del potere. Nel marzo del ’49, a Toulouse, è redattore del giornale “la Civilisation” che tira da 1800 a 2500 copie ed esce fino al dicembre del ’51: rappresenta la democrazia sociale più antiautoritaria del momento. Come nella monarchia, così nella repubblica Bellegarigue vede la malapianta del governamentalismo francese: per bloccarla propone l’astensione totale, la “Théorie du calme” che si chiamerà poi “Gréve politique”. Bellegarigue non si avvicina mai alla pratica rivoluzionaria. All’inizio del ’50, a Parigi, forma l’Associazione dei Liberi Pensatori, dispersa dalla polizia; nell’aprile dello stesso anno fa uscire – sempre nella capitale francese – il primo numero del mensile “L’Anarchie: journal de l’ordre” (i primi due numeri li realizza completamente da solo). È il primo periodico che si fregia dell’insegna anarchica, e dichiara sin dal titolo l’idea base del fondatore: l’anarchia è ordine, il governo è disordine, è guerra civile.



Hanno collaborato: Angelo Quattrocchi, Stefano Marsiglia, Letizia Rosati, Silvia Ianniello, Gabriele De Luca



A tutti voi dall'altra parte del monitor:
Arrivederci a mercoledì prossimo