Ribelli ::
Gracco Babeuf
Tratto da 'Ribelli dal 1000 al 2000' di Marco Sommariva
Diamo ancora un’occhiata alla Francia di fine Settecento. Le prime manifestazioni di un’attività di classe del proletariato accompagnano fin dal suo inizio l’avvento del regime borghese. Subito dopo aver offerto al Terzo Stato rivoluzionario tutto il suo appoggio e la sua alleanza il Quarto Stato, ossia la classe dei lavoratori, tenta di farsi avanti, attendendo di vedere subito mantenute le promesse che la giovane borghesia aveva dispensato ai propri associati. I primi scontri si verificano subito e la stessa impalcatura terroristica, che la borghesia aveva adoperato per stroncare la contro-rivoluzione feudale, è prontamente rivolta contro i tentativi degli operai. È Gracco Babeuf che tenta, subito dopo il Terrore, un movimento per l’eguaglianza economica e sociale: sarà sommerso da una spietata repressione da parte dello Stato borghese.
Babeuf nasce in Piccardia. Svolge un’incessante attività di agitazione politica e giunge a dirigere il giornale Le dèfenseur de la liberté de la presse, dove firma i propri articoli sotto lo pseudonimo di Gracchus, in memoria dei famosi fratelli romani. Fra le tante cose, dichiara che preferisce la guerra civile “a questa orribile concordia che strangola l’affamato”.
È Babeuf a radunare nella Lega degli Uguali quanti si oppongono
alla degenerazione borghese della Rivoluzione. Del contenuto politico-sociale delle idee dei cospiratori ci
dà testimonianza il Manifesto degli Eguali redatto da Sylvain Marechal, già noto per alcune pubblicazioni
anticristiane prima della Rivoluzione e durante il suo corso. Il Manifesto degli Eguali chiede l’abolizione
della proprietà individuale terriera; la costituzione prevista dagli Uguali vuole una grande comunità di beni
nazionali, il ritorno alle campagne, la parità d’istruzione assicurata a tutti, il lavoro per ogni cittadino,
in modo da superare la divisione tra attività intellettuale e attività manuale (il lavoro più spiacevole deve
essere svolto da chiunque a turno). Le novità delle idee del gruppo di Babeuf (1760-1797) si possono condensare
: sostituire al principio della proprietà quello della comunanza dei beni,
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all’eguaglianza formale di fronte alla
legge “l’eguaglianza di fatto”. Sul diritto di proprietà, Babeuf scriveva sul Tribune du peuple del 21 dicembre 1795:
“È il diritto di proprietà che è la causa odiosa di tutte le vostre sofferenze di tutte le vostre disgrazie. Questo diritto non è affatto naturale, non ha per niente un’origine pura e legittima; esso è soltanto una deplorevole creazione delle nostre fantasie, dei nostri errori; è nato da un vizio orribile, l’avidità, e dà origine a tutti gli altri vizi, a tutte le passioni, a tutti i delitti, a tutte le infelicità della vita, a tutti i generi di mali e di calamità”.
La Lega degli Uguali è fondata a Parigi e a dirigerla, insieme con François-Noél (ribattezzato prima Camillo, poi Gracco) Babeuf, c’è Filippo Buonarroti.
I congiurati della società segreta contavano sull’appoggio dell’esercito. Secondo i loro calcoli avrebbero dovuto ricevere il sostegno attivo di 17.000 uomini. In seguito ad una soffiata i capi della congiura sono arrestati. Buonarroti viene esiliato. Babeuf – dopo un lungo processo – viene ghigliottinato un anno dopo il suo arresto, assieme a trenta suoi seguaci. Durante la sua detenzione, muore di fame la figlioletta di sette anni.
La sera prima dell’esecuzione scrive alla moglie e ai figli: “Miei cari spero che vi ricorderete di me e ne parlerete spesso. Spero che crederete che io vi ho molto amato tutti. Non concepivo altra maniera per rendervi felici se non attraverso la felicità comune. Ho fallito; mi sono sacrificato; muoio anche per voi (..) Il solo bene che ti resterà di me sarà la mia reputazione. Ed io sono sicuro che tu e i tuoi figli, godendone ne avrete un gran conforto. Vi sarà grato sentire tutti i cuori sensibili e retti dire, parlando del vostro sposo, di vostro padre: fu perfettamente virtuoso [ossia dedito esclusivamente all’interesse generale]. Addio. Io non sono più legato alla terra se non per un filo che domani si spezzerà”.
Una curiosità: pur partecipando alla congiura organizzata da Babeuf, Sylvain Marechal – redattore del Manifesto degli Eguali – stranamente non viene arrestato né tradotto di fronte all’alta corte militare di Vendome che giudica i cospiratori. |