ControPolitica ::
Immunità e democrazia
Sono accusati di diverse violenze e omicidi, l'"incidente" più grave è la strage del 16 settembre a Bagdad, che è costata la vita a 17 persone, tra le quali un bambino di nove anni, ma le guardie di sicurezza della Blackwater non dovranno risponderne: gli investigatori del Dipartimento di Stato americano hanno offerto loro l'immunità proprio in merito all'inchiesta sulla morte dei 17 iracheni.
Come sempre in Iraq risplende la luce della democrazia importata dagli americani, la democrazia che chiude un occhio, a volte anche due, quando si tratta di giudicare l'esercito dei liberatori e i suoi prodi mercenari (a tal proposito non è comunque chiaro quale tribunale possa giudicare le guardie di sicurezza, civile? Militare? Iracheno?) e come ne spalanchi due, a volte anche tre, quando si tratta di colpire terroristi, presunti tali o potenziali.
Viva l'immunità dunque, del resto i Blackwater sono li per ripristinare l'ordine
per garantire la sicurezza e sappiamo tutti come le tanto amate democrazie occidentali,
chiudano volentieri un occhio quando si
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tratta di trasmettere i sacri valori di ordine,
rigore sicurezza e disciplina. Di certo una piccola nota positiva nell'ennesimo bluff americano possiamo trovarla: la giovane democrazia irachena è già salita al livello di potenziale paese esportatore di valori democratici, tant'è che la pur sempre giovane democrazia italiana ha deciso di far propria la teoria dell'impunità per i difensori dell'ordine pubblico.
La bocciatura della Commissione d'inchiesta sul G8 di Genova e l'ennesima dimostrazione del legame profondo, viscerale, a volte inconscio che esiste nel nostro paese tra politica e forze dell'ordine. La verità può far male, può scoprire scheletri ben nascosti nell'armadio, meglio evitare di cercarla e trovare l'appoggio di una destra sempre pronta a seppellire omettere, insabbiare. Poi, dopo tutto, se può permetterselo con l'amico americano in Iraq con gli occhi del mondo puntati addosso.
Simone Marchi
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ControPolitica ::
Birmania, confronto tra media
Vi invitiamo a leggere
l'articolo pubblicato su Repubblica.it sulle nuove proteste dei monaci birmani.
Di seguito un nostro commento.
Sul rapporto tra il giornale web e quello cartaceo.
Comunque facciano uscire domani su Repubblica questa nuova eroica uscita dei monaci,
resta la velocità del web,la sua interconnettività con altri siti e situazione, e resta da vedere quanto
il pezzo sarà e documentato e commentato. Ma sia nel web che nel cartaceo mancheranno le info più rilevanti.
1) La Cina,che controlla il boss birmano gli ha chiesto di non intervenire,e i monaci lo hanno saputo?
2)La Cina,che come si sa, controlla il paese e lo vuole tenere sotto la sua influenza, ha parlato con gli
Americani?
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3) Quanto, con aiuto CIA, ancora si coltiva oppio in Birmania,
e quanto gli USA sostengono la signora al confino da venti anni e più?
4)E’ possibile una soluzione di compromesso, con elezioni più o meno finto o vere,
che porterebbero lei al potere?
5)Quanto gli USA sono disposti a mollare,visto come sono combinati in Iraq e Afghanistan?
6) ultima e terribile quanto inevitabile osservazione motodologica, ma da dove originano queste notizie,
quanto sono manipolate dagli USA,e fors’anche dalla Cina? Perché il vero scontro è, ovviamente,
tra chi controllerà il paese a ridosso dalla Cina stessa.
Collettivo Malatempora
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SOMMARIO
pag.1
ControCultura :: Malatempora noir (prima parte)
Cosa succede alla Malatempora
pag.3
Calcinculo :: Habemus papam
Bloggers :: Italiopoli
pag.4
Controcultura:
Vita da libraia
Libri sì, Libri no
pag.5
ControCultura :: Accoglienza a 4 stelle
Ribelli :: Iacopone da Todi
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