O meglio, abbiamo l'accordo sui diritti tv, che entrerà in vigore dal 2010.
lo scontro tra le grandi (Juventus, Milan, Inter, Roma, Napoli, Fiorentina) timorose di rimetterci
un pacco di soldi, e le altre che giustamente volevano se non addirittura colmare quantomeno ridurre
un gap che sembrava insanabile, oltre che assurdo, senza eguali in Europa (Tra la Juventus e l'Empoli
quasi 100 milioni di euro di differenza, sull'incasso per i diritti televisivi). E invece alla fine,
probabilmente grazie anche alle minacce della Melandri, le 20 squadre di serie A hanno trovato un accordo.
Certo, siam ben lontani dal 'modello inglese' (non quello contro la violenza, ma quello sulla divisione
dei proventi che sarebbe davvero da copiare) e la soluzione è italianicamente ingarbugliata, ma sempre
meglio del far west di adesso. Le grandi proponevano di dividere il 40% in parti uguali, il 30%
in base ai bacini di utenza (numero di tifosi) e il restante 30% in base alla storia dei piazzamenti
dei club. L'accordo prevede il 40% in parti uguali, il 25% in base al bacino d'utenza, il 15% in base
ai piazzamenti degli ultimi cinque campionati, 10% in base alla storia di tutti i campionati dal 1946
(anno
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di nascita della Lega calcio), 5% i base all'ultimo piazzamento
5% in base alla popolazione della città di provenienza. Soluzione ingarbugliata e che protegge chiaramente gli interessi dei più grandi. La speranza è che la contrattazione collettiva possa portare comunque più soldi nel mondo del calcio, proprio come avviene nella già citata Inghilterra. Le italiane quest'anno hanno incassato complessivamente tra i 5 e i 600 milioni di euro con la contrattazione singola, oltremanica la Premier League incassa 1 miliardo di euro. Le inglesi dividono il 50% in parti uguali, il 25% in base all'ultimo piazzamento e il restante 25% in base alle apparizioni in tv delle singole squadre, visto che non tutte le partite vengono trasmesse come succede da noi, e questo forse è l'unico neo di un sistema altrimenti ideale, che prevede il maggior numero di partite durante le vacanze natalizie, quando la gente è a casa e ha più tempo per guardare le partite. Invece il sindacato dei calciatori si batte da anni per garantire ai professionisti della pedata vacanze natalizia in stile Vanzina. Per ora accontentiamoci.
Stefano Marsiglia
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