Ribelli ::
Coeurderoy e Déjacque
Tratto da 'Ribelli dal 1000 al 2000' di Marco Sommariva
Coeurderoy e Déjacque – a differenza di Anselme Bellegarigue – non restano lontani dalla pratica rivoluzionaria. Partecipano materialmente alla rivoluzione e all’insurrezione operaia del 1848, e a quella del 1849 contro la nomina di Luigi Napoleone a presidente. Entrambi fuggono dopo la sconfitta.
Coeurderoy, medico anarchico nato in Francia nel 1825, muore nel 1862 in un borgo non lontano da Ginevra, in circostanze non chiarite, e forse tragiche. Medico dei poveri, rivoluzionario, vagabonda per Svizzera e Inghilterra, Spagna, Savoia e Piemonte. Nel 1854 pubblica a Londra “Jours d’exil” e, in ottobre, il più controverso “Hurrah! Ou la Révolution par les Cosaques”, in cui, vista l’impotenza popolare, si augura la catastrofe di una guerra distruttrice, o più esattamente di un’invasione dei cosacchi, i nuovi barbari che avrebbero la funzione, come gli antichi con Roma, di eliminare una società decadente e corrotta.
Nel dicembre 1855 pubblica la sua ultima opera, la seconda parte di “Jours d’exil”, poi da Londra va a Ginevra e non si sa più nulla di lui. Aveva annunciato la continuazione di “Hurrah!” con “Les Braconniers ou la Révolution par l’Individu”, in cui voleva rappresentare la distruzione dell’autorità probabilmente per mezzo della guerriglia anti-autoritaria. Immaginifico, generoso, eccessivo, Coeurderoy non poteva più vivere in una società troppo arretrata. Il suo pensiero ha influenzato dopo un secolo l’Internazionale Situazionista: in esso ha trovato molti spunti per avviare un discorso sul “superamento del bolscevismo” per esempio Raoul Vaneigem, che ha anche curato un’edizione francese di scritti di Coeurderoy con l’introduzione intitolata “Terrorisme ou révolution”.
Déjacque, operaio decoratore nato in Francia nel 1821,
muore in circostanze misteriose (forse suicida) nel giugno 1867. Marinaio,
socialista e poeta, ripetutamente arrestato, il 22 ottobre 1851 è condannato
a
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due anni di galera per l’insieme delle sue poesie: “Les Lazaréennes” e “Fables et poésies
socialistes” appena pubblicate a Parigi. Fugge a Londra, poi a New York, ove pubblica nel 1854
un opuscolo su “La Question Révolutionnaire”, di intonazione anarchica.
A New Orleans scrive “L’Humanisphère” (1856-58). Nel 1858-61 si stabilisce a New York e pubblica la sua Utopia in un giornale quasi interamente redatto da lui: “Le Libertaire. Journal du mouvement social”, che esce dal 9 giugno ’58 al 4 febbraio ’61. Cura lui stesso la piccola, ma non infima diffusione del giornale, lavora per campare, è poverissimo e malato.
Dappertutto, anche nel socialismo, vede autoritarismo.
Torna sfinito a Parigi, forse in preda a un crollo psichico. Fautore della “legislazione diretta” con una maggioranza variabile a seconda dei diversi argomenti, anarcosindacalista ante litteram, paladino di una liberissima “communauté anarchiste”, influenzerà dopo un secolo di silenzio l’immaginazione dell’Internazionale Situazionista.
Déjacque è un convinto propugnatore del ricorso alla violenza: “Avanti tutti! E con le braccia e con il cuore, la parola e la penna, il pugnale e il fucile, l’ironia e la bestemmia, il furto, l’avvelenamento e l’incendio, facciamola guerra alla società!”. Il suo programma prevede l’abolizione di religione, proprietà, famiglia e stato attraverso l’opera di groppuscoli anarchici.
L’opera di Coeurderoy e Déjacque resta comunque legata ai moti rivoluzionari più che agli atti terroristici isolati.
Di Déjacque la frase: “Non potendo, nella mia debolezza individuale, abbattere tutto ciò che, sulla nave dell’ordine legale, mi domina e mi maltratta, scendo nottetempo in fondo alla stiva, prendo possesso del mio angolo solitario e là, coi denti e con le unghie, come un topo nell’ombra, gratto e rodo le pareti tarlate della vecchia società”.
Di Coeurderoy la frase: “Per far passare la rivoluzione attraverso questo secolo come un ferro rovente bisogna fare una sola cosa: demolire l’autorità”.
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