Malatempora Web Magazine




















Magazine 151

Magazine 152

Magazine 153

Magazine 154

Magazine 155

Magazine 156

Magazine 157

Magazine 158

Magazine 159

Magazine 160

Magazine 161

Magazine 162

Magazine 163

Magazine 164

Magazine 165

Magazine 166

Magazine 167

Magazine 168

Magazine 169

Magazine 170

Magazine 171

Magazine 172

Magazine 173

Magazine 174

Magazine 175

Magazine 176

Magazine 177

Magazine 178

Magazine 179

Magazine 180

Magazine 181

Magazine 182

Magazine 183

Magazine 184

Magazine 185





Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 14 novembre 2007, N° 36, pagina 5

ControCultura :: Italiani in Libano




Non si può dire certo che il Libano sia un paese pacificato. Si susseguono infatti, specialmente sul fronte Nord, aspri combattimenti tra le Forze Armate Libanesi (FAL) e gruppi armati islamici, combattimenti spesso ignorati dalla stampa internazionale. Soltanto due mesi fa, uno scontro sanguinoso, durato ben 105 giorni, si è verificato a Nahr el-Bared, uno dei dodici campi profughi palestinesi disseminati in Libano che accolgono attualmente più di 200 mila persone. Un reparto composto da 3000 militari libanesi ha attaccato la postazione islamica che difendeva il campo. La battaglia è stata cruenta, per la strenua resistenza dei guerriglieri, che il 2 settembre si sono arresi. Ora del campo è rimasto un cumulo di macerie: i palazzi di cemento bombardati dall’artiglieria sono crollati come castelli di carta, mentre le facciate delle poche case rimaste ancora in piedi sono sventrate. Centinaia le vittime da una parte e dall’altra. Molti anche i civili del campo uccisi., mentre la maggior parte dei profughi (circa 20.000) è fuggita verso la Siria alla ricerca di un nuovo temporaneo rifugio. Mentre il resto del Paese è in subbuglio, una calma apparente regna nel Libano meridionale dove sono schierati oltre 11 mila militari delle FAL e circa 13.000 soldati delle Nazioni Unite forniti da una trentina di Paesi insieme a personale civile reclutato localmente o a livello internazionale ( rispettivamente 241 e 379 persone). La missione del contingente Unifil è stata, come è noto, prorogata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU fino al 31 agosto 2008. Ma, a giudicare dal resoconto fatto in un servizio giornalistico di Michael Mason apparso sull’ultimo numero della rivista RID(Rivista Italiana Difesa), dopo l’attentato contro il contingente spagnolo il 24 giugno scorso, che ha causato la morte di sei militari, il profilo ed il modus operandi dei soldati Unifils( ora Unifil 2) sarebbero cambiati nella forma e nella sostanza anche per quanto riguarda il contingente italiano.


In particolare l’azione di pattugliamento chiamata Leonte 2, incentrata su alcuni reggimenti paracadutisti della FOLGORE, ha assunto un atteggiamento meno abitudinario e più circospetto. Niente più pattugliamenti individuali, ma sempre su mezzi blindati che cambiano continuamente percorsi spostandosi per monitorare e controllare il territorio ,seguendo le segnalazioni di targhe di auto e di altri mezzi sospetti fornite dai Libanesi. E sempre con le armi in pugno pronte all’uso. “Con lo schieramento sul teatro dei paracadutisti le cose sono cambiate – afferma in una intervista riportata su RID un ufficiale della Folgore.” La missione Unifil è una missione di pace, ma è anche e soprattutto una missione militare, con tutto quello che comporta. Non siamo qui per fare solo attività umanitarie. Per questo ci sono le ONG… Dobbiamo mostrare anche i muscoli, certo senza esagerare come fanno alcuni dei miei colleghi, insomma, tanto per capirci, mano di ferro in un guanto di velluto, e non il contrario come fanno altri…” Ma il cronista di RID riporta anche un altro episodio, sufficientemente indicativo del nuovo “profilo”. Il Presidente della Camera Bertinotti , nel corso di una recente visita al contingente italiano in Libano, aveva dichiarato, all’uscita di un dispensario allestito dai militari : “Se ci fosse stata una ONG al posto dell’Esercito, questa avrebbe fatto lo stesso lavoro. E’ straordinario vedere dei militari che lavorano per la pace, che creano una cultura della pace e non fanno solo il loro lavoro di interposizione” Il paragone del leader di Rifondazione Comunista voleva essere un complimento rivolto ai paracadutisti italiani. Ma questi , a quanto pare, lo hanno interpretato in tutt’altro modo. Come sottolinea RID, un ufficiale della Folgore aveva commentato così a caldo, la dichiarazione del Presidente della Camera: “Siamo la Folgore, non Emergency! Già che ci siamo, perché non mandare le Orsoline contro lo Hezbollah…” Come si vede, la mentalità notoriamente “muscolare” della Folgore non si smentisce mai.

Romano Nobile







Ricordate la storia della selva di Paliano e dell'allora immnente speculazione in uno dei parchi più belli di tutto il Lazio?
Ebbene, per il momento il rischio è scongiurato. Anzi, come potete leggere qui forse a breve diventerà monumento naturale. Tutto grazie ai ragazzi dell'associazione Il Grillo Parlante e alla loro mobilitazione che ha portato 10.000 firme contrarie alla speculazione.
Tuttavia per il 31 ottobre 2008 è stata indetta un'altra asta dei lotti ricavati nel bosco, per cui c'è ancora da stare con gli occhi aperti.
Per saperne di più.


SOMMARIO
pag.1
ControPolitica :: Un paese in noir
Cosa succede alla Malatempora

pag.2
ControPolitica :: Brusco risveglio
ControPolitica :: Giullari di Ratzinger

pag.3
Calcinculo: Pagliacciate
Bloggers: Ti te dominet Milan

pag.4
Vita da libraia
Recensioni
Ribelli :: Georg Wilhelm, Friedrich Hegel


Tratto da 'Ribelli dal 1000 al 2000' di Marco Sommariva
Il filosofo idealista tedesco nasce a Stoccarda da famiglia agiata nel 1770. Terminato il Gymnasium nella sua città natale, prosegue gli studi presso il seminario teologico di Tubinga dove conosce Holderlin e Schelling. Con loro condivide la passione per le vicende della Rivoluzione francese. Successivamente, constatato il fallimento della rivoluzione ormai sfociata nel Terrore, cambia atteggiamento politico orientandosi verso un conservatorismo. La filosofia di Hegel è il primo sistema di pensiero moderno che giustifica l’utilizzo della filosofia come critica della realtà politica e sociale. Ovvero, prima viene la realtà storico-politica, poi la sua interpretazione a posteriori. Per Hegel la Ragione non è qualcosa di astratto, ma una cosa tangibile nella realtà, che trova espressione nelle istituzioni umane quali lo Stato, l’economia e la famiglia. Realtà e razionalità coincidono. La realtà va interpretata per ciò che è, in quanto già in essa si manifesta la razionalità; inutile scinderla dalla conoscenza. Uno degli argomenti di grande riflessione giovanile è il rapporto tra mondo antico e mondo moderno. Per Hegel il mondo greco è la matrice di quello moderno; pertanto ogni tentativo di comprendere il secondo, senza indagare sui fili che lo legano al primo, risulterà inevitabilmente sterile. Certo, tra le due civiltà c’è una profonda diversità; anzi una contrapposizione. Il mondo antico è il positivo, quello moderno il negativo. Nell’antichità greca c’era armonia tra uomo e natura. Il filosofo tedesco la vede realizzata in tutti i momenti della vita umana, compreso quello economico – non c’era sperequazione – e quello politico – il cittadino partecipava in prima persona alla vita dello stato, e quindi alla formazione delle leggi e al funzionamento delle istituzioni. Tale armonia costituiva la condizione fondamentale per la libertà e la felicità dell’uomo antico che, perciò, non avvertiva il bisogno di proiettarsi in una dimensione ultraterrena, come fa l’uomo moderno, a causa della mancanza di libertà e della profonda insoddisfazione per la propria esistenza. Per Hegel ciò che è giusto o sbagliato riguarda la coscienza individuale, ma – ritenendo l’individuo completo solo all’interno di un contesto sociale – pensa si debba andare oltre. Il dovere non è un risultato del giudizio individuale e la sola cornice


entro la quale può esistere davvero è lo stato. Hegel considera la partecipzione alla gestione dello stato uno dei doveri civili supremi. Idealmente lo stato è la manifestazione della volontà generale e, pertanto, l’obbedienza a questa è l’atto di un individuo libero e razionale. Hegel ha analizzato il rapporto tra padrone e servo. Per lui tutti gli uomini, come “autocoscienze”, sono in rapporto conflittuale tra loro e l’affermazione di un’autocoscienza può avvenire solo a discapito di un’altra. Tale conflittualità induce al rapportarsi degli uomini tra loro secondo lo schema padrone-servo. In questo rapporto il “vincitore” è il padrone, che afferma la propria autocoscienza come coscienza della libertà sul servo, cui non riconosce uguale libertà. Il rapporto non deve però includere la negazione della coscienza del servo, perché – in questo caso – il rapporto stesso non sussisterebbe più. Infatti, il servo deve conservare tanta coscienza da riconoscersi diverso e dipendente dal signore, e quindi da riconoscere al padrone la libertà. Dunque l’autocoscienza del padrone ha un punto debole: deve essere riconosciuta dalla coscienza del servo per potersi realizzare. Sempre in riferimento al rapporto tra padrone e servo, Hegel aggiunge che il primo non ha rapporti con la realtà – oggetto dei suoi appetiti – se non attraverso il secondo, e che proprio la realtà è il vincolo che lega in rapporto di dipendenza il servo al padrone. Però la realtà è anche il mezzo attraverso cui il servo trova l’unica indipendenza possibile: la sua trasformazione dipende unicamente da lui. In questa trasformazione il servo scopre che il padrone non è veramente indipendente – in quanto dipende dal suo lavoro – e che lui, invece, nel suo lavoro è indipendente per davvero. Hegel diventa professore a Jena (1805), direttore del Ginnasio di Norimberga (1808), professore di filosofia a Heidelberg (1816) e viene infine chiamato all’Università di Berlino (1818). Da questo momento comincia il periodo del suo massimo successo. Muore a Berlino nel 1831, pare in seguito ad un’infezione di colera. Dopo la sua morte gli scolari pubblicarono i suoi corsi. Hegel è uno dei maggiori filosofi tedeschi. Dalla corrente dei “giovani hegeliani” nascono rivoluzionari come Carl Marx, Max Stirner e Mikhail Bakunin.





Hanno collaborato: Angelo Quattrocchi, Stefano Marsiglia, Silvia Ianniello, Simone Marchi, Romano Nobile, Letizia Rosati



A tutti voi dall'altra parte del monitor:
Arrivederci a mercoledì prossimo