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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 21 novembre 2007, N° 37, pagina 5

ControCultura :: Accoglienza a quattro stelle




L’Ares ha cercato di stimare, se pure approssimativamente, il fatturato complessivo di questi alberghi religiosi. Ebbene, partendo da una capacità ricettiva stimata in circa 30.000 posti letto, si può calcolare il ricavo complessivo giornaliero in circa 1milione e 500mila euro pari a circa 3 miliardi del vecchio conio. Con un fatturato annuo non inferiore a 270 milioni di euro (considerando l’effettiva occupazione dei posti letto al 50%). Un fatturato oggettivamente notevole che è anche frutto di alcuni vantaggi di cui gli alberghi religiosi godono rispetto agli alberghi comuni e che violano i principi della concorrenza. Ed ecco un elenco di alcuni vantaggi:
1)I lavoratori che si occupano di pulizia e ristorazione all’interno degli alberghi sono quasi tutti religiosi ( suore, frati,novizie, volontari ecc.) , per cui il monte-salari è estremamente ridotto. Chi lavora negli enti ecclesiastici inoltre non è soggetto a Irpef ed a contributi previdenziali.
2)Per il meccanismo già descritto di gestione

cumulativa con le altre attività, gli alberghi non pagano Irpef , Ires ed Irap.
3)Gli enti ecclesiastici che svolgono non esclusivamente attività commerciale sono esentati dal pagamento dell’ICI ( in base all’art. 39 del decreto- legge Bersani del 2006 trasfuso poi nella Finanziaria). Per evitare il pagamento della tassa basta quindi adibire un piccolo spazio dell’edificio ad attività di culto o di catechesi o di assistenza. L’esenzione dall’ICI comporta una perdita annua complessiva per il Comune di Roma e per gli altri comuni del Lazio di non meno di 5 milioni di euro.
4) La maggior parte delle case di accoglienza inoltre non è soggetta alla normativa regolamentare propria delle strutture turistiche,che comprende una serie infinita di obblighi e adempimenti in materia di prevenzione, igiene, requisiti del personale(corsi di scuola alberghiera) ecc., il che comporta un notevole risparmio di costi..

Romano Nobile

continua la prossima settimana






Ricordate la storia della selva di Paliano e dell'allora immnente speculazione in uno dei parchi più belli di tutto il Lazio?
Ebbene, per il momento il rischio è scongiurato. Anzi, come potete leggere qui forse a breve diventerà monumento naturale. Tutto grazie ai ragazzi dell'associazione Il Grillo Parlante e alla loro mobilitazione che ha portato 10.000 firme contrarie alla speculazione.
Tuttavia per il 31 ottobre 2008 è stata indetta un'altra asta dei lotti ricavati nel bosco, per cui c'è ancora da stare con gli occhi aperti.
Per saperne di più.


SOMMARIO
pag.1
ControPolitica :: Eppur si muove
Cosa succede alla Malatempora

pag.2
ControPolitica :: Ancora una volta, spiragli democratici
ControPolitica :: Cos'è l'antipolitica?

pag.3
Calcinculo: Si riomincia
Controcultura: Cchiù PPIL per tutti

pag.4
Vita da libraia
Recensioni
Ribelli :: Karl Marx


Tratto da 'Ribelli dal 1000 al 2000' di Marco Sommariva
Nacque a Trier (Germania) nel 1818 da genitori ebrei. Fu giornalista, economista, filosofo, politico e rivoluzionario. Iniziò gli studi universitari a Bonn, ma la sua inquietudine e goliardia convinsero il padre a farlo trasferire all’Università di Berlino, città più austera. Nel 1841 conseguì il dottorato in filosofia. L’anno dopo cominciò a collaborare con la “Rheinische Zeitung” (Gazzetta renana) di Colonia e ne divenne, in breve tempo, caporedattore. Nei suoi articoli criticò le condizioni sociopolitiche dell’epoca. Questo gli creò problemi con le autorità prussiane fino ad arrivare, nel 1843, alla soppressione del giornale. Nel 1844 incontrò Engels: entrambi si accorsero di aver teorizzato la necessità di una rivoluzione. Espulso dalla Francia nel 1845, Marx si stabilì a Bruxelles dove organizzò una rete internazionale di gruppi rivoluzionari definiti “comitati di corrispondenza comunista”. Nel 1847 scrisse “Miseria della filosofia”: una critica feroce che non salvava nulla delle teorie di Proudhon, né sul piano economico né su quello filosofico. Nello stesso anno, la Lega dei comunisti chiese a Marx e a Engels di formulare un manifesto di principi del comunismo. I due lo scrissero in poco meno di un mese. Nacque così il “Manifesto del partito comunista”, pubblicato nel gennaio del 1848, alla vigilia dei moti insurrezionali che sconvolsero l’Europa. Nel Manifesto Marx sosteneva che Babeuf, Saint-Simon, Fourier e Owen non avevano capito che il socialismo non era un ideale di giustizia da calare nella società, ma che era nella vitalità stessa della storia, era l’esito necessario di un processo storico di cui occorreva capire scientificamente le leggi; inoltre criticava i citati socialisti “utopisti” perché, pur avendo visto l’antagonismo delle classi, negavano al proletariato una funzione autonoma. Dopo la pubblicazione del Manifesto scoppiarono le rivoluzioni in Francia e in Germania: il governo belga, temendo l’avanzata dell’onda rivoluzionaria, bandì Marx. Tornato a Colonia fondò e diresse il periodico comunista “Neue Rheinische Zeitung” (Nuova gazzetta renana) – unico giornale a


difendere le posizioni del proletariato – e si dedicò all’attivismo politico. Nel 1849 fu arrestato e processato con l’accusa di incitamento all’insurrezione armata. Fu assolto, ma costretto a lasciare il paese e a chiudere il giornale. Nello stesso anno venne espulso anche dalla Francia. Si trasferì in Inghilterra dove collaborò con quotidiani sia europei che americani e scrisse “Il Capitale”. In questa opera Marx presenta la teoria dello sfruttamento della classe operaia da parte dei capitalisti: questi ultimi pagherebbero agli operai solo una parte del valore prodotto nel ciclo di produzione delle merci, realizzando un plusvalore frutto del “plus lavoro” estorto all’operaio. Dopo lo scioglimento della Lega dei comunisti nel 1852, Marx mantenne i contatti con centinaia di rivoluzionari con i quali fondò a Londra nel 1864 l’Associazione Internazionale degli Operai – la Prima internazionale – di cui fu l’animatore fino al 1872. Nello stesso anno Marx ammise – nella prefazione all’edizione tedesca – che nel “Manifesto del partito comunista” c’erano argomentazioni “invecchiate”, ma che lo considerava soltanto un “documento storico”, quindi non più soggetto a modifiche, i cui argomenti, tuttavia, necessitavano di una nuova introduzione per colmare il distacco tra quando era stato scritto e la realtà di allora. Nel 1875 criticava il programma dei comunisti tedeschi sulla concezione dello stato: “La libertà, consiste nel mutare lo stato da organo sovrapposto alla società in organo assolutamente subordinato ad essa.” Sostenne che è l’uomo che fa la religione, e non la religione che fa l’uomo. Definì la religione come il sospiro della creatura oppressa, l’anima di un mondo senza cuore, l’oppio del popolo. Affermò che la religione era da eliminare in quanto illusoria felicità del popolo: si doveva esigere la felicità reale. Marx morì a Londra nel 1883. Dopo la sua morte la fortuna delle sue dottrine aumentò con l’affermarsi del movimento operaio. La sua analisi dell’economia capitalista, insieme alla sua teoria della lotta di classe e del plusvalore, sono alle fondamenta del socialismo moderno.





Hanno collaborato: Angelo Quattrocchi, Stefano Marsiglia, Silvia Ianniello, Simone Marchi, Romano Nobile, Letizia Rosati



A tutti voi dall'altra parte del monitor:
Arrivederci a mercoledì prossimo