Ribelli ::
Karl Marx
Tratto da 'Ribelli dal 1000 al 2000' di Marco Sommariva
Nacque a Trier (Germania) nel 1818 da genitori ebrei. Fu giornalista, economista, filosofo, politico e rivoluzionario. Iniziò gli studi universitari a Bonn, ma la sua inquietudine e goliardia convinsero il padre a farlo trasferire all’Università di Berlino, città più austera. Nel 1841 conseguì il dottorato in filosofia. L’anno dopo cominciò a collaborare con la “Rheinische Zeitung” (Gazzetta renana) di Colonia e ne divenne, in breve tempo, caporedattore. Nei suoi articoli criticò le condizioni sociopolitiche dell’epoca. Questo gli creò problemi con le autorità prussiane fino ad arrivare, nel 1843, alla soppressione del giornale.
Nel 1844 incontrò Engels: entrambi si accorsero di aver teorizzato la necessità di una rivoluzione.
Espulso dalla Francia nel 1845, Marx si stabilì a Bruxelles dove organizzò una rete internazionale di gruppi rivoluzionari definiti “comitati di corrispondenza comunista”.
Nel 1847 scrisse “Miseria della filosofia”: una critica feroce che non salvava nulla delle teorie di Proudhon, né sul piano economico né su quello filosofico.
Nello stesso anno, la Lega dei comunisti chiese a Marx e a Engels di formulare un manifesto di principi del comunismo. I due lo scrissero in poco meno di un mese. Nacque così il “Manifesto del partito comunista”, pubblicato nel gennaio del 1848, alla vigilia dei moti insurrezionali che sconvolsero l’Europa.
Nel Manifesto Marx sosteneva che Babeuf, Saint-Simon, Fourier e Owen non avevano capito che il socialismo non era un ideale di giustizia da calare nella società, ma che era nella vitalità stessa della storia, era l’esito necessario di un processo storico di cui occorreva capire scientificamente le leggi; inoltre criticava i citati socialisti “utopisti” perché, pur avendo visto l’antagonismo delle classi, negavano al proletariato una funzione autonoma. Dopo la pubblicazione del Manifesto scoppiarono le rivoluzioni in Francia e in Germania: il governo belga, temendo l’avanzata dell’onda rivoluzionaria, bandì Marx.
Tornato a Colonia fondò e diresse il periodico comunista “Neue Rheinische Zeitung”
(Nuova gazzetta renana) – unico giornale a
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difendere le posizioni del proletariato –
e si dedicò all’attivismo politico. Nel 1849 fu arrestato e processato con l’accusa di incitamento all’insurrezione armata. Fu assolto, ma costretto a lasciare il paese e a chiudere il giornale. Nello stesso anno venne espulso anche dalla Francia. Si trasferì in Inghilterra dove collaborò con quotidiani sia europei che americani e scrisse “Il Capitale”. In questa opera Marx presenta la teoria dello sfruttamento della classe operaia da parte dei capitalisti: questi ultimi pagherebbero agli operai solo una parte del valore prodotto nel ciclo di produzione delle merci, realizzando un plusvalore frutto del “plus lavoro” estorto all’operaio. Dopo lo scioglimento della Lega dei comunisti nel 1852, Marx mantenne i contatti con centinaia di rivoluzionari con i quali fondò a Londra nel 1864 l’Associazione Internazionale degli Operai – la Prima internazionale – di cui fu l’animatore fino al 1872.
Nello stesso anno Marx ammise – nella prefazione all’edizione tedesca – che nel “Manifesto del partito comunista” c’erano argomentazioni “invecchiate”, ma che lo considerava soltanto un “documento storico”, quindi non più soggetto a modifiche, i cui argomenti, tuttavia, necessitavano di una nuova introduzione per colmare il distacco tra quando era stato scritto e la realtà di allora. Nel 1875 criticava il programma dei comunisti tedeschi sulla concezione dello stato: “La libertà, consiste nel mutare lo stato da organo sovrapposto alla società in organo assolutamente subordinato ad essa.” Sostenne che è l’uomo che fa la religione, e non la religione che fa l’uomo. Definì la religione come il sospiro della creatura oppressa, l’anima di un mondo senza cuore, l’oppio del popolo. Affermò che la religione era da eliminare in quanto illusoria felicità del popolo: si doveva esigere la felicità reale.
Marx morì a Londra nel 1883. Dopo la sua morte la fortuna delle sue dottrine aumentò con l’affermarsi del movimento operaio. La sua analisi dell’economia capitalista, insieme alla sua teoria della lotta di classe e del plusvalore, sono alle fondamenta del socialismo moderno.
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