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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario! |
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Mercoledì
28 novembre 2007, N° 38, pagina 5 |
ControCultura ::
Accoglienza a quattro stelle
Ripubblichiamo l'estratto
della scorsa settimana
con una piccola aggiunta, con cui si chiude la ricerca dell'ARES
L’Ares ha cercato di stimare, se pure approssimativamente, il fatturato complessivo di questi alberghi religiosi.
Ebbene, partendo da una capacità ricettiva stimata in circa 30.000 posti letto, si può calcolare il ricavo complessivo giornaliero in circa 1milione e 500mila euro pari a circa 3 miliardi del vecchio conio. Con un fatturato annuo non inferiore a 270 milioni di euro (considerando l’effettiva occupazione dei posti letto al 50%).
Un fatturato oggettivamente notevole che è anche frutto di alcuni vantaggi di cui gli alberghi religiosi godono rispetto agli alberghi comuni e che violano i principi della concorrenza.
Ed ecco un elenco di alcuni vantaggi:
1)I lavoratori che si occupano di pulizia e ristorazione all’interno degli alberghi sono quasi tutti
religiosi ( suore, frati,novizie, volontari ecc.) , per cui il monte-salari è estremamente ridotto.
Chi lavora negli enti ecclesiastici inoltre non è soggetto a Irpef ed a contributi previdenziali.
2)Per il meccanismo già descritto di gestione cumulativa con le altre attività, gli alberghi non pagano Irpef , Ires ed Irap.
3)Gli enti ecclesiastici che svolgono non esclusivamente attività commerciale sono esentati dal pagamento dell’ICI ( in base all’art. 39 del decreto- legge Bersani del 2006 trasfuso poi nella Finanziaria). Per evitare il pagamento della tassa basta quindi adibire un piccolo spazio dell’edificio ad attività di culto o di catechesi o di assistenza.
L’esenzione dall’ICI comporta una perdita annua complessiva per il
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Comune di Roma e per gli altri comuni del Lazio di non meno di 5 milioni di euro.
4) La maggior parte delle case di accoglienza inoltre non è soggetta alla normativa regolamentare propria delle strutture turistiche,che comprende una serie infinita di obblighi
e adempimenti in materia di prevenzione, igiene, requisiti del personale(corsi di scuola alberghiera)
ecc., il che comporta un notevole risparmio di costi.
L’attività degli alberghi religiosi si svolge quindi in un regime di privilegio rispetto alle altre strutture alberghiere, che viola pesantemente le regole della concorrenza tra imprenditori che svolgono la medesima attività-.
Secondo la Fedalberghi la pressione fiscale esercitata in Italia sugli alberghi comuni incide per il 10% sul fatturato, cosa che non accade o accade in misura minima per le strutture religiose.La maggior parte delle case di accoglienza
Quella degli alberghi religiosi potrebbe essere definita come una attività in “nero legalizzato”.
Tutto ciò non può essere tollerato in uno Stato laico e liberale. Proprio per tutelare la correttezza nei rapporti tra lo Stato e la Chiesa, occorre quindi ripristinare legalità e trasparenza in tale settore specifico, dove attualmente la commistione tra fede e commercio appare sfacciata.
Questa attività imprenditoriale della Chiesa dovrebbe infatti essere esercitata nel rispetto assoluto delle regole del sistema economico e fiscale italiano.
Romano Nobile
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Ricordate la storia della selva di Paliano e dell'allora immnente speculazione
in uno dei parchi più belli di tutto il Lazio?
Ebbene, per il momento il rischio è scongiurato. Anzi, come potete leggere
qui forse a breve diventerà monumento naturale. Tutto grazie ai ragazzi
dell'associazione Il Grillo Parlante e alla loro mobilitazione che ha portato 10.000 firme contrarie
alla speculazione.
Tuttavia per il 31 ottobre 2008 è stata indetta un'altra asta dei lotti ricavati nel bosco, per cui
c'è ancora da stare con gli occhi aperti.
Per saperne di più.
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SOMMARIO
pag.1
ControPolitica :: Alex Zanotelli
Cosa succede alla Malatempora
pag.2
ControPolitica :: Libertà di espressione
ControPolitica :: Iraq, Afghanistan, Iran
pag.3
Calcinculo:: il mondiale africano
Bloggers :: GirlPowervsCioè
pag.4
Vita da libraia
Recensioni
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Ribelli ::
Joe Hill
Tratto da 'Ribelli dal 1000 al 2000' di Marco Sommariva
Joe Hill (vero nome: Joel Emmanuel Hagglund) nasce a Gavle, Svezia, il 7 ottobre 1879. Nono figlio di un operaio delle ferrovie, all’età di otto anni perde il padre.
Raggiunge New York City nel 1902. Lavora in fabbriche, miniere, fattorie e nei docks mentre viaggia da New York a San Pedro. È qui, in California, che si unisce all’IWW (Industrial Workers of the World).
Nel 1913 torna all’est viaggiando su carri merci delle ferrovie. Si ferma a lavorare e svolgere attività anarco-sindacalista nelle miniere dello Utah dove – nel gennaio del 1914 – viene arrestato, processato e condannato a morte sotto l’imputazione di avere ucciso un droghiere di Salt Lake City.
L’accusa di furto e omicidio è palesemente infondata: Hill è un attivo militante, ma detesta la violenza contro i suoi simili. Il problema per Joe è che le autorità hanno deciso di colpire proprio lui, operaio “vagabondo”, cantastorie che rincuora e rende eterne le lotte del proletariato, militante di un sindacato che ha preso posizione contro la guerra in coerenza con i sentimenti di solidarietà internazionale propri del socialismo.
Joe Hill è un povero emigrante, un
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oratore improvvisato, semplice ma tenace durante scioperi e picchettaggi, un poeta-operaio. È un testimone scomodo della brutalità di un potere che vede nell’intervento in guerra
la possibilità di giganteschi affari mascherati da “difesa della democrazia” (cosa che accadrà anche nella seconda guerra mondiale e che ancora ai giorni nostri va molto di moda).
Joe Hill deve quindi morire, e a nulla valgono le testimonianze e le prove della sua innocenza; come non servono le proteste di migliaia di simpatizzanti e l’appello alla clemenza dell’ambasciata svedese e di notabili del sindacalismo ufficiale.
Joe Hill viene fucilato nel carcere di Salt Lake City (Utah) in una fredda mattina di novembre del 1915. E così, mentre il suo nome corre di bocca in bocca, la sua figura già entra nella leggenda, tra i martiri del movimento operaio americano.
Joe Hill, con il suo “vagabondare”, le sue canzoni e il sogno di una nuova fraternità, rappresenta una tipica figura di attivista del sindacato IWW. Anticipa molti temi della campagna per i diritti civili degli anni ’60, come pure lo spirito della Nuova Sinistra: creatività, comunismo libertario e antiburocratico.
Curiosità: al Woodstock Festival (1969) il primo brano cantato da Joan Baez sarà “Joe Hill”:
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Hanno collaborato: Angelo Quattrocchi, Stefano Marsiglia, Silvia Ianniello,
Simone Marchi, Romano Nobile, Letizia Rosati

A tutti voi dall'altra parte del monitor:
Arrivederci a mercoledì prossimo
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