Vorrei pronunciare parole che non dimenticherete, nel nome di quei
quattro
operai bruciati come torce a Torino e che invece presto saranno
dimenticati.
Così come furono dimenticati, e sono passati trenta anni, le migliaia di
morti
e accecati della fabbrica americana di Bophal, in India, come sono state
dimenticate le orrendezze di Seveso, e anche lì sono passati trenta, o
quanti
anni?
E le parole da non dimenticare sono quelle dello striscione dei 30mila
di
Torino, disperati e impotenti, che gridano una giustizia che non verrà.
Dice, lo striscione " A NOI I LUTTI A VOI I PROFITTI"
Sintesi folgorante, mirabile, che pone tutte le nostre vite sotto il cono
d'ombra, nera, di quel Capitale che profitti vuole, ad ogni costo, sempre.
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Fino a strappare il rene al povero per venderlo al ricco (avviene ogni
giorno, nel silenzio generale, leggetevi il nostro LADRI DI ORGANI) e
uccide a caso dentro al miserabile popolo delle dodici ore di lavoro
per
mille euro al mese.
Questo vorrei sapeste voi, e noi tutti da lì partissimo. Che la
disperazione
per il presente (MALA TEMPORA CURRUNT) ci desse lucidità e forza per
fare non
dico un mondo altro, non dico un mondo migliore, ma solo un mondo più
decente. Popolo dei mille euro al mese, non dimenticare quello
striscione, perché fino a quando non prenderai coscienza che
"A NOI I LUTTI A VOI I PROFITTI" ti resterà solo questo tetro
dell'assurdo
che vogliono convincerti sia vita, e vita non è.
Angelo Quattrocchi
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