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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 12 dicembre 2007, N° 40, pagina 5

Fumetti :: Persepolis




< Un “tratto” elementare per raccontare con ironia la storia di una vita, i dolori della guerra, la malinconia della partenza. Una biografia a fumetti che unisce umorismo e temi difficili come la politica e i costumi dell'Iran. «L'immagine parla a tutti: è un linguaggio internazionale. Coi fumetti parlo della mia vita. Certo avrei potuto scrivere una biografia. Ma i fumetti sono una forma di rappresentazione molto più breve e di conseguenza molto più incisiva … mi piace pensare per immagini. Per questo ho scelto il fumetto. Per me è importante usare poche parole e pensare in bianco e nero». Così Marjane Satrapi, bella donna dai tratti orientali, parla del suo mestiere. A 37 anni, ha già conquistato una grande celebrità grazie al suo Persepolis, edito in quattro volumi e pubblicati in ordine dal 2000 al 2003. Non è una fumettista di professione, ma un’illustratrice di libri per bambini che sa sfruttare la semplicità dei suoi disegni per esaltare la poetica dei suoi pensieri. Dall'infanzia trascorsa a Tehran in una famiglia di idee progressiste, Marjane è testimone del travagliato processo che porterà l'Iran da monarchia a repubblica teocratica, passando per la rivoluzione islamica. Sin da piccola divora molti libri, appassionandosi tra l'altro alla storia di Che Guevara, proprio mentre il trono dell'ultimo scià della dinastia Pahlavita vacilla. Ispirata dai racconti dei prigionieri politici, come suo nonno e suo zio, e dalla madre, che cerca di educarla secondo gli ideali di un moderato femminismo, almeno finché la politica repressiva della Rivoluzione non renderà rischiose anche le pacifiche proteste di piazza. Marjane inizialmente frequenta una scuola mista bilingue, dove impara anche il francese; con l'avvento del regime teocratico le scuole straniere vengono chiuse e le classi miste abolite, in favore della separazione fra i sessi. Poco dopo, verrà anche reintrodotto l'obbligo per le donne di indossare in pubblico il chador, o in alternativa un ampio fazzoletto scuro che copra i capelli. Quando le pressioni ed il controllo sulla vita privata da parte del nuovo regime aumentano, i genitori di Marjane decidono di partire assieme alla figlia, lasciando per qualche tempo l'Iran e concedendosi una lunga vacanza in Spagna ed in Italia, ma proprio mentre si trovano in Europa

scoppia la guerra tra Iraq ed Iran. Tornata in patria, Marjane vive con molto patriottismo l'evolversi del conflitto pur non condividendo la propaganda con cui il regime degli ayatollah cerca di inculcare, nelle menti di bambini e ragazzi, gli ideali di sacrificio e martirio in nome della Patria. Marjane si scontra più volte con le sue insegnanti, zelanti figlie della Rivoluzione, attente a proibire alle loro allieve di truccarsi o indossare gioielli; questo, benché li renda anche orgogliosi, preoccupa i suoi genitori, i quali spingono la figlia a trasferirsi in Europa, in Austria, lontana dal regime. Nel quarto volume Marjane torna in patria per studiare Belle Arti, ma i suoi progetti sugli eroi e le eroine iraniane non convincono il paese così è costretta a trasferirsi a Parigi, dove tuttora vive. Persepolis racconta soprattutto dell'Iran, dell'evoluzione e dei mutamenti che tale Paese ha subito in seguito alla Rivoluzione Islamica visti attraverso gli occhi prima di una bambina e poi di una donna adulta; ma racconta anche dell'Europa, del mondo "occidentale" osservato da un'adolescente costretta ad allontanarsi dal proprio Paese e da una dittatura opprimente, soprattutto verso le donne. Persepolis offre un punto di vista interno al Paese, vicino nel tempo e nello spazio a quegli avvenimenti. Mai pesante o vittimistico, la biografia illustrata è divertente e amara insieme. «Ridere è una forma di comprensione globale. L'umorismo, se associato all'illustrazione non conosce confini. Può essere compreso da tutti». Ed è anche per questo che i suoi racconti vendono così bene e vengono letti indistintamente da europei, americani e asiatici. Alla fine dell’ultimo volume ci siamo affezionati a Marjane, la conosciamo, la amiamo. Ci sentiamo più vicini all’Iran perché abbiamo conosciuto parte della sua cultura, della sua storia. Negli Stati Uniti Persepolis è diventato lettura obbligatoria in circa 250 università, anche per esempio nella presigiosa West Point University, ma Marjane Satrapi non si entusiasma troppo quando parla degli Stati Uniti. Anzi, critica aspramente l'intervento americano in Iraq. «Non amo il cinismo che si cela dietro la guerra in Iraq: quello che chiamiamo democrazia in realtà non è altro che petrolio. Secondo Bush, Saddam era il male assoluto. Tolto di mezzo Saddam, tutto sarebbe dovuto andare per il meglio e invece la situazione è soltanto peggiorata. Bisogna avere le idee ben poco chiare per pensare che con le bombe si possa costruire una democrazia». Quest’anno il fumetto diventa anche un film, ma di questo non siamo contenti perché, come sappiamo bene, il video brucia le emozioni che la lettura e le immagini su carta scatenano in ognuno di noi e in modo diverso Il suo ultimo volume, Pollo alle prugne (Sperling & Kupfer, 2005), è stato premiato al Festival del fumetto di Angoulême 2005. Così come per Persepolis e per Broderies (quest'ultimo tradotto, non si capisce perché, come "Taglia e cuci" dalla casa editrice Lizard mentre "broderie" in francese significa "ricamo"), la fonte primaria del racconto è autobiografica. Poetica e ironica come in Persepolis, la Satrapi rievoca, attraverso un lembo della sua genealogia, eventi della storia politica iraniana che fanno da sfondo a una storia dal sapore melodrammatico. Giocando con la sua biografia, Marjane è tuttavia in grado di mettere in scena i sentimenti e le passioni della commedia umana, andando oltre il tempo storico e lo spazio culturale. Il musicista di tar attorno al quale gira la storia è un personaggio disilluso, un po’ come tutti i persiani che lasciano la propria terra (tra cui Marjane) e che vivono con l'aspirazione di poterci fare ritorno e ritrovarla integra, magari neanche tanto moderna. Se vi viene voglia di Iran, e di ascoltare qualcuno suonare il tar per davvero, basta fare un salto al Mezrab di Amsterdam. In altre parole, non si può non leggerlo.

Chiara Aliberti







Ricordate la storia della selva di Paliano e dell'allora immnente speculazione in uno dei parchi più belli di tutto il Lazio?
Ebbene, per il momento il rischio è scongiurato. Anzi, come potete leggere qui forse a breve diventerà monumento naturale. Tutto grazie ai ragazzi dell'associazione Il Grillo Parlante e alla loro mobilitazione che ha portato 10.000 firme contrarie alla speculazione.
Tuttavia per il 31 ottobre 2008 è stata indetta un'altra asta dei lotti ricavati nel bosco, per cui c'è ancora da stare con gli occhi aperti.
Per saperne di più.


SOMMARIO
pag.1
ControPolitica :: Alex Zanotelli
Cosa succede alla Malatempora

pag.2
ControPolitica :: Libertà di espressione
ControPolitica :: Iraq, Afghanistan, Iran

pag.3
Calcinculo:: il mondiale africano
Bloggers :: GirlPowervsCioè

pag.4
Vita da libraia
Recensioni
Ribelli :: Joe Hill


Tratto da 'Ribelli dal 1000 al 2000' di Marco Sommariva
Joe Hill (vero nome: Joel Emmanuel Hagglund) nasce a Gavle, Svezia, il 7 ottobre 1879. Nono figlio di un operaio delle ferrovie, all’età di otto anni perde il padre. Raggiunge New York City nel 1902. Lavora in fabbriche, miniere, fattorie e nei docks mentre viaggia da New York a San Pedro. È qui, in California, che si unisce all’IWW (Industrial Workers of the World). Nel 1913 torna all’est viaggiando su carri merci delle ferrovie. Si ferma a lavorare e svolgere attività anarco-sindacalista nelle miniere dello Utah dove – nel gennaio del 1914 – viene arrestato, processato e condannato a morte sotto l’imputazione di avere ucciso un droghiere di Salt Lake City. L’accusa di furto e omicidio è palesemente infondata: Hill è un attivo militante, ma detesta la violenza contro i suoi simili. Il problema per Joe è che le autorità hanno deciso di colpire proprio lui, operaio “vagabondo”, cantastorie che rincuora e rende eterne le lotte del proletariato, militante di un sindacato che ha preso posizione contro la guerra in coerenza con i sentimenti di solidarietà internazionale propri del socialismo. Joe Hill è un povero emigrante, un


oratore improvvisato, semplice ma tenace durante scioperi e picchettaggi, un poeta-operaio. È un testimone scomodo della brutalità di un potere che vede nell’intervento in guerra la possibilità di giganteschi affari mascherati da “difesa della democrazia” (cosa che accadrà anche nella seconda guerra mondiale e che ancora ai giorni nostri va molto di moda). Joe Hill deve quindi morire, e a nulla valgono le testimonianze e le prove della sua innocenza; come non servono le proteste di migliaia di simpatizzanti e l’appello alla clemenza dell’ambasciata svedese e di notabili del sindacalismo ufficiale. Joe Hill viene fucilato nel carcere di Salt Lake City (Utah) in una fredda mattina di novembre del 1915. E così, mentre il suo nome corre di bocca in bocca, la sua figura già entra nella leggenda, tra i martiri del movimento operaio americano. Joe Hill, con il suo “vagabondare”, le sue canzoni e il sogno di una nuova fraternità, rappresenta una tipica figura di attivista del sindacato IWW. Anticipa molti temi della campagna per i diritti civili degli anni ’60, come pure lo spirito della Nuova Sinistra: creatività, comunismo libertario e antiburocratico. Curiosità: al Woodstock Festival (1969) il primo brano cantato da Joan Baez sarà “Joe Hill”:





Hanno collaborato: Angelo Quattrocchi, Stefano Marsiglia, Silvia Ianniello, Simone Marchi, Romano Nobile, Letizia Rosati



A tutti voi dall'altra parte del monitor:
Arrivederci a mercoledì prossimo