Questa settimana niente Iraq, niente Afghanistan, niente follie americane e inchini europei. Per una volta i potagonisti non sono Bush o Bin Laden, Al Qaeda o la CIA, ma un libro e un autore, anzi meglio uno storico giornalista. é uscito da pochi giorni "Maestri e Infedeli" libro che raccoglie un decennio, o poco più, di interviste fatte da Corrado Stajano per Il Giorno e Il Corriere della Sera. Illustri gli intervistati: da Primo Levi a Norberto Bobbio, dalla vedova Pinelli alla zia di Valpreda, da Giorgio Bassani a Ferruccio Parri. Caldo anzi caldissimo il decennio: dal 1967 al 1980. Belle, bellissime le interviste di autori, politici, personaggi storici che parlano in libertà, senza mezze frasi, senza parcondicio, senza politichese. Inquietanti, avvilenti le conclusioni post lettura: è mai possibile, infatti, che per trovare interviste con la I maiuscola, dove il giornalista non si china davanti all'intervistato e dove l'intervistato formula pensiero e non banalità dobbiamo pubblicare pagine vecchie di trent'anni? Chiedere ai nostri mezzi di informazione
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di pubblicare interviste e non comunicati stampa di questo o quel politico, è chiedere troppo? In fondo si tratta de "Il Giorno", giornale innovativo certo, ma pur sempre legato e indirizzato da Mattei e dalla lunga mano dell'Eni e del "Corriere della Sera" che negli anni '60 e
'70, o meglio nella sua centenaria storia, faceva o ha fatto tutto meno che informazione alternativa.
Beh, per la nostra sonnolenta informazione, se chiedere un giornale o una tv che produca riflessioni, pensiero è chiedere troppo, non ci resta che sorridere con gli aneddoti di Bassani, infiammarsi con le dure parole di Bobbio, arrabbiarsi quando la vedova di Pietro Pinelli confida a Stajano nel 1973 che crede nella giustizia e che è convinta che vedrà i colpevoli
di Piazza Fontana e della morte del marito in prigione, piangere quando dal libro passiamo alla Repubblica di lunedì 28 febbraio 2008 e leggiamo dei deliri di onnipotenza di Mastella, delle derive democristiane di compagno Veltroni, degli sproloqui di maestri di democrazia come Fini, Berlusconi e Calderoli.
Simone Marchi
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