ControPolitica ::
Primi passi democratici
“Il partito dell'ex premier pakistana assassinata Benazir Bhutto, dopo aver conquistato la maggioranza dei seggi alle elezioni, oggi ha iniziato a muoversi per mettere in piedi una coalizione che potrebbe rappresentare la fine del presidente Pervez Musharraf.
Gli Stati Uniti hanno salutato il voto come "un passo verso il pieno ripristino della democrazia" ma hanno chiesto al prossimo governo del Paese, dotato di armi nucleari, di lavorare con Musharraf, uno dei più importanti alleati islamici di Washington nella lotta ad al Qaeda.“
Così questa mattina le principali agenzie italiane dopo la vittoria del Ppp alle elezioni presidenziali in Pakistan. Ora se è pur vero che l'imminente campagna elettorale nell'italica penisola, il contemporaneo ritiro a vita privata di Fidel e l'indipendenza del Kosovo, hanno rubato spazio all'inchiesta e all'approfondimento, ma almeno le parole americane avrebbero meritato due righe di spiegazione. Non certo perché rappresentino una svolta sulla politica estera americana ma perché così formulate risultano incomprensibili al lettore. Analizziamo con ordine: "un passo verso il pieno ripristino della democrazia", giusto e condivisibile, Musharraf non può certamente
|
|
essere considerato un esempio di libertà e democrazia. Nulla da dire, per una volta, sul significato dato oltreoceano a democrazia. Seppur con tutti i limiti del caso, con l'affluenza ridotta al minimo e con la poca trasparenza del voto, le elezioni si sono svolte e hanno dato un vincitore. Passo successivo:
"Hanno chiesto di lavorare con Musharraf, uno dei più importanti alleati islamici di Washington nella lotta ad al Qaeda.“ Dunque, Musharraf (vedi dichiarazioni sopra) essendo stato il leader/dittatore del Pakistan degli ultimi anni era un limite alla democrazia, ergo una volta accantonato democraticamente e, per una volta, non con le armi perchè volerlo tenere comunque e in qualche modo in sella?
Perchè la lotta ad Al Qaeda non è ancora stata vinta? Beh ci hanno detto che la Bhutto è stata uccisa dai fondamentalisti per la sua politica intransigente nei confronti del terrorismo, giusto? Quindi quale garanzia migliore?
Forse, per gli Usa, la democrazia in Pakistan può attendere fino a quando la democrazia non si è ben bene insediata in Afganistan?
Simone Marchi
|
|
ControCultura ::
Fidel
Ero un giovanissimo giornalista d'assalto, a Londra, e bilingue. Scrivevo
per
Paese Sera ed altri giornali italiani di sinistra, ma la catena del
Mirror mi
aveva ingaggiato per fare cose in Sud America. E mi chiese se sarei
riuscito
a intervistare Castro. Erano i primi Sessanta. Mi feci fare una lettera
da
Rossanda e dopo aver visto l'ambasciatore Cubano a Londra (uno
scrittore, come
lo erano quasi tutti i Cubani che Castro aveva mandato a rappresentare
l'isola in Europa) partii. Ero così psichedelico, e folle, che arrivai
all'Avana
con una giacca rossa delle guardie canadesi a cavallo che mi costò
parecchie
ore allo sbarco, finché capirono che ero giornalista, innocuo e anche
simpatico e che venivo a intervistare Fidel. Avevo in tasca due righe
della
compagna Rossanda, come viatico.
Da Fidel volevo sapere cosa avrebbe fatto della famiglia, e se avrebbe
tentato di abolire il denaro. Finii all'Havana Hilton, in un ventesimo
piano, mi diedero un interprete accompagnatore, che poi era anche un
|
controllore, ma una brava persona, un insegnante che con me parlava
inglese.
Aspettai un paio di settimane, feci una 'ciarla' una conferenza sulla
underground e la psichedelia in Europa, cercando di collegare la nostra
e la
loro visione, e facendo, naturalmente, scandalo. Da quale mi salvò Saverio
Tutino, un po' il nume tutelare per gli italiani che venivano in
pellegrinaggio. Castro mi fece andare a una partita di pallacanestro, e
alla fine (aveva vinto, lo facevano sempre vincere, mi dissero dopo) mi
diede
delle gran pacche sulle spalle, da omone caloroso, e se la rise alle mie
due
domande. Sulla famiglia(che io considero terribile, al contrario di
Ratzinger
e dei suoi) mi disse che Cuba era cattolica, e che per un paio di
generazioni
non c'era niente da fare. Per l'eliminazione del denaro, utopia finale
Di tutti i rivoluzionari, mi disse che c'era un posto dove loro il
denaro
l'avevano già eliminato.
Ci vuoi andare? Mi disse.
Dov'è chiesi.
Isla de Pinos, mi rispoese. Quella che noi chiamiamo l'isola del
tesoro, sperduta nell'oceano a sud, mi pare. Dissi di sì e ci andai.
Ma la storia della visita all'isla de pinos me la tengo per la mia
autobiografia.
A.Q.
|
|
SOMMARIO
pag.1
ControPolitica :: Spettacolo elettorale: -53
Cosa succede alla Malatempora
pag.3
Calcinculo :: Donne tifose
Bloggers :: Donne tifose
|
pag.4
Controcultura:
Vita da libraia
Libri sì, Libri no
|
|