Piazza Navona è un lago di sole tra i palazzi del centro. La guardo dalla soglia della libreria, affacciata come una portinaia. Vedo turisti, ambasciatori e vignettisti stropicciarsi e scavalcarsi come tante formiche. Vorrei mescolarmi a loro, minuscola anch’io, insofferente nel cappotto troppo pesante.
Invece sto qua. Nel vicolo accanto. Dove un raggio di sole non ce lo fai arrivare manco con un gioco di specchi, e fa un freddo cane. Vorrei andare in vacanza anch’io. Ma non tanto lontano, mi basterebbe la piazza, laggiù, primaverile e immensa come un’intera capitale, senza che nessuno mi chieda titoli inesistenti convinto che sia io a non conoscerli, senza vedere il
|
nuovo libro della Kinsella, di Camilleri, e fare sempre lo stesso pensiero (“un altro???”), senza preoccuparmi di statistiche, venduti, distributori, pagamenti.
Ora chiudo gli occhi, li riapro e la libreria è sparita. C’è rimasta solo una busta poggiata a terra, contro il muro, con dentro i pochi libri che comprerei in questo momento. Nothomb, Arbasino, McCarty. La prendo, faccio pochi passi e finalmente sono sulla piazza. Il sole mi annega, mentre mi siedo su una panchina, felice, a leggere. Perché i librai, nel loro piccolo, avranno pur il diritto di leggere, no?
Silvia Ianniello
|