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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario! |
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Mercoledì
19 marzo 2008, N° 203, pagina 4 |
ControCultura ::
Vita da libraia
Fare il libraio non è come fare il prete, che seppur spretato si porta dietro il sacramento finché non crepa. Insomma, un giorno puoi anche decidere di smettere. Ti togli l’abito impolverato, fai un inchino e te ne vai.
Certo, una volta che hai preso la porta sei come Don Chisciotte dopo che ha superato il cortile di casa. Hai le visioni, ti rappresenti le cose come non sono. Vedi libri e scaffali ovunque, compri il giornale che declama in prima pagina una strage di innocenti per andare dritto all’inserto di cultura e leggere le recensioni. Pensi che il mondo sia tutto lì, in quelle quattro colonne, bello e parolato più che mai.
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Perché in fondo, se hai deciso, o ti è capitato – ma tu l’hai fatta durare – di fare questo lavoro, è perché ti è sembrato che fosse tutto lì, il senso. In quei libri. E che solo lì valga la pena di andare a frugare.
Ma il commercio, quando ti arpiona e ti dilania coi suoi uncini arrugginiti, ti fa desiderare, eccome, di dartela a gambe levate. Anche se vendi preziose brossure e sante parole.
Succede quando un giorno ti accorgi che di quelle brossure, di quelle parole, hai dimenticato tutto il valore. Ma ti ricordi tutti i prezzi.
Silvia Ianniello
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SOMMARIO
pag.1
ControPolitica :: Spettacolo elettorale
Cosa succede alla Malatempora
pag.2
ControPolitica :: Ogni tanto
ControPolitica :: Libri Malatempora
pag.3
Calcinculo :: La Chiesa no!
Bloggers :: GrigioNero
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ControCultura ::
Recensioni
Libri da leggere
Un incipit straordinario apre un romanzo praticamente perfetto. Una storia apparentemente banale in cui l'apparente monotonia della vita di un anziano redattore è sconvolta da sommovimenti interiori causati da un giovane apprendista rivoluzionario. Parliamo di Sostiene Pereira, opera che ha consacrato Antonio Tabucchi tra i grandi della letteratura contemporanea, definizione che, una volta tanto, non può che trovarci d'accordo.
S.M

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Libri da non leggere
Da quando dosi regolari di Prozac e Tavor hanno reso sopportabili conto economico e stato patrimoniale, i responsabili della Sperling & Kupfer passano la giornata alla finestra con specchietto e pinzette, a farsi le sopracciglia e a mandarsi sms su quale altra cagata pubblicare per mandare un po' più a fondo questo Titanic dell'editoria. L'idea geniale viene a due collaboratori che, durante un brainstorming in cui simulano un omicidio (il primo è steso a terra, il secondo disegna la sagoma), propongono di prendere per il culo gli adolescenti, più fragili e disposti a spendere soldi per altro oltre alle prostitute sulla Salaria. Nasce così l'idea di scrivere il diario dei Cesaroni (applausi in sala), la famiglia burina coi fratellastri che trombano fra di loro. Scartato il titolo provvisorio "Puntai alla luna e finii in una fogna", i nostri eroi mandano in stampa Quello che non sai di me. "Questo libro raccoglie tutto ciò che Eva e Marco si sono detti, scritti, sussurrati al di là dello schermo". Ossia niente, dato che Eva e Marco NON ESISTONO!
Per far ricicciare l'entusiasmo, si sono inventati anche il blog (finto), in cui invito tutti a lasciare un messaggio: "ma de che te buchi, a tossico!" (Ctrl+C, Ctrl+V). Ora scusatemi, ma devo assolutamente scrivere una mail a Ridge per dirgli che Brooke lo ama ancora o sarà troppo tardi.
Letizia Rosati
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