Non solo belle notizie dice il Comandante in capo in Iraq Petraeus. Gli attacchi degli ultimi giorni, secondo lo Stato maggiore americano, hanno il chiaro obiettivo di incrinare le certezze americane e di insinuare, nelle rosee prospettive esposte da Petraeus alla Casa Bianca, il dubbio dell'insuccesso. Secondo il Generale americano, nonostante gli oltre quattromila morti Usa e il quasi milione di morti iracheni, la sfida dell'Iraq sta per essere vinta. Nell'intervista di alcuni giorni fa, riportata da tutti gli organi di informazione, Petraeus dosa le parole e i pensieri, non parla mai di guerra, di battaglie o di scontri a fuoco, ma di stabilità, sicurezza indipendenza. Non parla di obiettivi raggiunti o da raggiungere, ma snocciola improbabili ed inutili cifre sul miglioramento dal 2006 al 2007. Meno morti, meno attentati, meno attacchi, dice, come se il 2006 fosse il primo anno di protezione americana in Iraq e non il quarto anno passato in Mesopotamia. Si mostra ottimista sulla relazione che presenterà a Bush, si dice favorevole al rientro dell'Italia nella grande
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coalizione di pacificazione e storce il naso quando si parla di ridimensionamento delle truppe. Dice che la svolta è vicina. Non si sa se parli di svolta politica, militare, economica o civile, ma tant'è: la svolta è vicina.
Devono averlo ascoltato e letto attentamente le milizie sciite che tra ieri e oggi hanno assediato Bassora e Sadr City facendo oltre 60 morti e 800 feriti, costringendo alla chiusura negozi, uffici e scuole. Costringendo il Premier iracheno ad intimare un cessate il fuoco entro le prossime 72 ore altrimenti... Altrimenti? Cosa può fare il governo iracheno? Ascoltando Petraeus e le sue belle parole, più da politico che da militare per la verità, tutto sembra possibile, tutto in Iraq sembra lì, ad un passo a portata di mano. Petraeus parla di dialogo, di reciprocità di coinvolgimento, tutte belle parole che, però, rimangano tali. Osservando l'impotenza e lo stallo in cui si trovano il governo iracheno e l'esercito americano, la risposta al "cosa può fare" è un semplice e affatto poco ottimista, niente.
Simone Marchi
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