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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 2 aprile 2008, N° 205
ControPolitica ::
Da dove viene l'accanimento bieco contro il '68?



Dal senso di colpa,ovviamente. Dalla coda di paglia di una generazione (la mia) che sia in Italia, ma in Francia soprattutto, ha sgrullato l'assetto della società, ha mostrato la miseria, l'imbroglio, la profonda ingiustizia di una struttura che si basa sul capitale, e sul profitto, sfruttando il lavoro, e finge una democrazia che non c'è, neanche formalmente. Insomma,dopo la fiammata, hanno vissuto una vita ipocrita, rinnegata, ed ora, inevitabilmente, parlano male del loro unico slancio, poi soffocato dal mediocre inseguimento della condizione che vedete: mare terra e cielo imbrattati, imbruttiti da una avidità stupida e inutile che devono, devono assolutamente giurare obbligatoria, indispensabile. Mentre la profezia di Marx si avvera, e tutto il mondo diviene soggetto al capitale, e un altro mondo non è che sia

possibile, è necessario ormai, i sessantottini (più gli italiani che i francesi, per la verità) fanno quel che fece la donna gaudente in gioventù, che diventa beghina da vecchia. Spero davvero che il mio E QUEL MAGGIO FU:RIVOLUZIONE! Che è il diario quotidiano di quella meravigliosa stagione del Maggio Parigino trovi qualche ventenne lettore che si appassioni ad una parola che nessuno, nella marmellata mediatica osa più sfoderare: la rivoluzione. Che tale quella fu:anche se lancinantemente breve fu della stessa stoffa di quella del del 1789, della comune di Parigi etc. E ai ventenni che spero leggeranno quella Rivoluzione, auguro di viverne una anche loro, perché le rivoluzioni sono 'le estasi della storia' come dico nel libro dopotutto, arrivano quando meno te le aspetti.

Angelo Quattrocchi






SOMMARIO
pag.2
ControPolitica :: Risiko
ControCultura :: Censura

pag.3
Calcinculo :: Magre figure
Bloggers :: Diegozilla
pag.4
Vita da libraia
Recensioni

Controcultura ::
Cosa succede alla Malatempora



Siamo stati a Modena, questo week end, come vi dice Angelo a pagina 2. i risultati non sono stati eccezionali dal punto di vista delle vendite, discorso diverso sul piano umano, per fortuna. Purtroppo le fiere – oramai davvero tante – della piccola editoria, stanno diventando per noi piccoli editori più un tormento che un'opportunità: è importante partecipare, perché spesso è l'unico modo per avere visibilità anche in provincia, ma alla fine ci si rimette sempre. Questo perché noi piccoli editori in una fiera siamo gli unici a non guadagnare: guadagnano gli organizzatori, in tutti i casi sovvenzionati dalle istituzioni; guadagnano le istituzioni che ci fanno una gran figura; guadagnano i lettori che acquistano libri a prezzi super scontati; e noi editori, senza cui le fiere non avrebbero ragione d'esistere, rimaniamo fregati. Storture della società dello spettacolo.
Alla prossima

Collettivo Malatempora




Se i dolci facessero dimagrire
io sarei anoressica

160 aforismi di Giusi Vanella