Dal senso di colpa,ovviamente. Dalla coda di paglia di una
generazione (la
mia) che sia in Italia, ma in Francia soprattutto, ha sgrullato
l'assetto
della società, ha mostrato la miseria, l'imbroglio, la profonda
ingiustizia
di una struttura che si basa sul capitale, e sul profitto, sfruttando il
lavoro, e finge una democrazia che non c'è, neanche
formalmente. Insomma,dopo
la fiammata, hanno vissuto una vita ipocrita, rinnegata, ed
ora, inevitabilmente, parlano male del loro unico slancio, poi soffocato
dal mediocre inseguimento della condizione che vedete: mare terra e
cielo
imbrattati, imbruttiti da una avidità stupida e inutile che
devono, devono
assolutamente giurare obbligatoria, indispensabile.
Mentre la profezia di Marx si avvera, e tutto il mondo diviene soggetto
al
capitale, e un altro mondo non è che sia
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possibile, è necessario ormai,
i sessantottini (più gli italiani che i francesi, per la verità) fanno
quel che fece la donna gaudente in gioventù, che diventa beghina da vecchia.
Spero davvero che il mio E QUEL MAGGIO FU:RIVOLUZIONE! Che è il diario
quotidiano di quella meravigliosa stagione del Maggio Parigino trovi
qualche ventenne lettore che si appassioni ad una parola che
nessuno, nella
marmellata mediatica osa più sfoderare: la rivoluzione. Che tale quella
fu:anche se lancinantemente breve fu della stessa stoffa di quella del
del
1789, della comune di Parigi etc. E ai ventenni che spero leggeranno
quella
Rivoluzione, auguro di viverne una anche loro, perché le rivoluzioni sono
'le
estasi della storia' come dico nel libro dopotutto, arrivano quando
meno te
le aspetti.
Angelo Quattrocchi
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