HOME PAGE

Chi siamo
Contatti
Mala-Autori

CATALOGO
Ultime uscite
Controinformazione
Controcultura
Controeconomia
Laica
Lampi
Fact-Fiction
Calcinculo
Erotica
Psichedelia
Classici underground

Ordina
Istruzioni per ordinare

Mailing-List
Per ricevere gratis il Malatempora-Magazine E per essere aggiornata/o

Eventi
I Mala-eventi appuntamenti live col la Malatempora


Links
Gli amici della Malatempora










Magazine 175

Magazine 176

Magazine 177

Magazine 178

Magazine 179

Magazine 180

Magazine 181

Magazine 182

Magazine 183

Magazine 184

Magazine 185

Magazine 186

Magazine 187

Magazine 188

Magazine 189

Magazine 190

Magazine 191

Magazine 192

Magazine 193

Magazine 194

Magazine 195

Magazine 196

Magazine 197

Magazine 198

Magazine 199

Magazine 200

Magazine 201

Magazine 202

Magazine 203

Magazine 204

Magazine 205





Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 9 aprile 2008, N° 206
Special elettorale/1 ::
Voto o non voto?



Ci è arrivato persino il povero Valentino Parlato, del Manifesto: non votare è come votare Berlusconi. Eppure almeno un mezzo milione, forse un milione di senzienti (ciascuno di noi li ha incontrati) continua a dire che non vota, perché non si sente rappresentato, perché gli fa schifo etc. L'argomento razionale non li tocca, e allora sarebbe affascinante domandarsi il perché di questo 'cupio dissolvi', di questa disperazione che vede tutte le vacche nere, nella notte nera e cupa. Fu così negli anni dell'avvento di Hitler e in altri momenti storici che finirono malissimo: la disperazione è cattiva consigliera. Chi votare? Ma è presto detto. Arcobaleno quale voto tattico, per cercare di dare spessore a una socialdemocrazia che tirerà per la giacchetta l'eventuale disastro Veltrusconiano, cioè il pareggio probabile. (Hanno qualche persona perbene, tipo Paolo Cento e Smeriglio

a Roma, ma tutti ne conosciamo qualcuno non pessimo). La mia preferenza va a Sinistra Critica ed ancor più al Partito Comunista dei lavoratori. Sono due ruderi nella landa desolata di macerie che l'utopia finta ha creato, ma almeno tengono ferma l'idea che questa società, in cui il Capitale massacra il lavoro, è ingiusta quanto stupida, immorale quanto folle. Quelle poche righe del programma che il Manifesto, saccente come sempre, ha dedicato a Ferrando, mi fanno pensare che ha il programma più sensato. E dico sensato, perché solo lì sta il buon senso. Gli altri stanno attorno alla criminalità liberista (i peggio? Bersani, Lanzillotta e naturalemnte Tremonti, se vanno su i Berlusconidi). A Roma c'è Grillini, gay e laico in una città oscenamente papalina.

Angelo Quattrocchi




Special elettorale/4 ::
Dulcis in fundo: cosa vogliamo?



Per chi ha letto e legge i nostri libri, che noi chiamiamo di controcultura, movimentisti, forse diciamo l'ovvio, ma qui vorremmo, nella occasione di queste tristi, truccate elezioni, almeno accennarvi a dove stiamo, e cosa vogliamo. Diciamo che per noi anche gli stessi arcobaleno sono dei pasticcioni (salvo qualche salvabile nome) e Sinistra Critica e Il PCdl sono due residui dell'antico, degni e dignitosi, specie il PCdl per via del programma, ma irrimediabilmente vecchi, sbreccati muretti in un mare di macerie storiche. Cosa vorremmo? Cose molto

semplici (la complicazione e la burocrazia sono due mostri fascisti, a noi). Il salvataggio e rilancio di tutto il pubblico, dei beni comuni, la tassazione del finanziario e il suo ridimensionamento (vedi i libri di De Simone), gratuità totale di scuola, sanità, trasporti pubblici urbani, tassazione progressiva delle case sfitte, severo controllo pubblico delle banche e del credito, reddito di cittadinanza di 500 euro mensili, per tutti. A noi pare solo buon senso, in un mondo avido, ingordo, egoista, folle e fascista. Non so voi.

A.Q.


SOMMARIO
pag.2
ControPolitica :: Nuovi termini
Cosa succede alla Malatempora

pag.3
Calcinculo :: Boicottare Pechino?
Bloggers :: Don Zauker
pag.4
Vita da libraia
Recensioni

Special elettorale/2 ::
Emigrare?



Non è la prima volta che pensiamo, qui alla Malatempora, di emigrare. Già l'altra volta, alla vittoria di Berlusconi, ci era venuta l'idea, e la voglia, di andarcene a Parigi, luogo dove gli Italiani hanno sempre trovato accoglienza. Ma ora c'è Sarkozy, che è un altro Berlusconi, una specie di bullo parafascista che scodinzola a Bush. Da quando è nata la Malatempora, e sono nove anni, quasi dieci, continuiamo a dire che ci dovrebbero pagare per rimanere in Italia, perché è una fatica mentale, uno stress orribile. Non funziona niente, tra mafie e caste, avidità incrociate che cozzano tra di loro, il paese somiglia ad un incrocio senza semaforo dove le macchine si sono incagliate, spinte dalla loro stessa stupida spinta egoista, ed è il caos idiota. Ma la domanda ovvia è, quanta differenza fa l'essere in una Italia con Berlusconi, con Veltroni, e con Veltrusconi? Molta, secondo noi, e non

soltanto perché le scelte Berlusconiane sono sciagurate, mentre quelle Veltroniane saranno brutte, certo, ma meno tragiche. Quel che è tragico è il senso totale di impotenza, di frustrazione per la miseria morale e materiale del paese che lascia sei milioni di precari nello stress e sei milioni di pensionati alla fame, per dare soldi ai ricchi idioti e ladri. Il tessuto civile francese tiene ancora benissimo, quello inglese e tedesco anche. Noi abbiamo distrutto quel poco di borghesietta che avevamo, e ridotto il paese a qualche milione di riccastri orribili (le caste, le mafie) e il resto senza dignità, senza speranza, con i genitori che si svenano per i figli che non hanno futuro. Chi può emigra, scappa. Le menti miglior vanno all'estero. I poveri anche, dove possono. Se non fosse per la Malatempora, me ne sarei andato da un pezzo.
Special elettorale/3 ::
Una partita incerta



Fuori dai denti, viviamola come una partita di campionato, che è una buona metafora e poi lo sapete, la Malatempora fa anche libri di calcio 'di sinistra' con la collana del nostro Stefano Marsiglia, quello del libro su Zeman e del libro sulla Roma, capocollana del calcio e braccio destro... Allora: visto il disastro di Prodi, che giocando in casa si è alienato tutta la tifoseria sua, ora la partita Veltroni-Berlusconi, la gioca in casa il tristo cavaliere azzurro, lo psicoplastico, come l'abbiamo chiamato noi (nel libro 'Veltroni: il cavaliere rosa', che sta veramente vendendo molto, visto che dice cose su di lui che nessuno ha avuto il coraggio di dire). Allora, Veltroni spera nel pareggio.

Mentre scriviamo ha trovato un rigore, su fallo, di Bossi e dei suoi fucili. Veltroni tira e fa goal, lui cavaliere rosa, sinistrse falso e cortese, dicendogli che l'Italia deve stare unita. Una banalità delle sue, ma che funziona se pensate al Bossi bauscia completamente fuori di testa, e al cavaliere nero che chiede di fare gli esami per sanità mentale ai pubblici ministeri. Siamo agli ultimi minuti della partita, saltano tutti gli schemi. Ora, Veltroni ha fatto un goal di rigore, ma si tratta di vendere se perdeva a uno a zero, o a due a zero... E se è pareggio che succede? Si fanno sei nove mesi di supplementari,e poi si rivà a votare.