La tremenda batosta elettorale potrebbe avere contraccolpi anche nel calcio. Durante lo scorso governo Berlusconi capitava che Moggi si aggirasse a tarda notte per le stanze di Palazzo Grazioli, mentre al Viminale Pisanu ultimava i dettagli dell'orrida legge per la sicurezza negli stadi che ha contribuito pesantemente a svuotarli del tutto. Adesso però il pericolo riguarda la normativa per la cessione dei diritti tv, di cui tante volte ci siamo occupati. Nel 2009 dovrebbe (condizionale d'obbligo) entrare in vigore la cessione collettiva dei diritti alle tv, con ripartizione tra tutte le squadre stabilita secondo criteri oggettivi. Si tratterebbe di una rivoluzione epocale, visto che finora in Italia i diritti se li sono spartiti – con la vendita soggettiva – le tre grandi del nord (Inter, Juventus, Milan) lasciando alle altre poco più che le briciole. Non a caso tempo fa, Cesare Prandelli,
|
allenatore della Fiorentina, disse che la sua squadra avrebbe lottato per lo scudetto nel 2010, potendo usufruire di maggiori risorse da investire sul mercato e vedendosi ridotto notevolmente il gap economico con le grandi. Ora però tutto questo rischia di crollare: già ai tempi dell'approvazione del decreto Melandri nell'allora opposizione oggi maggioranza c'erano molti oppositori, capitanati dai forzaitalioti. Adesso, con dozzine di deputati e senatori schierati, non ci sarebbe da stupirsi se il decreto sui diritti tv venisse cancellato, così da garantire a Galliani il budget per comprare Ronaldinho, promesso dal grande capo a Roma, nell'ultimo comizio prima delle elezioni. Si annunciano tempi duri, anche per noi pallonari.
Stefano Marsiglia
|