La nostra libraia è in vacanza. La sua rubrica torna la prossima settimana. |
Libri
Adesso, la fiera di
Torino, che noi chiamiamo McDonald's del libro, come sapete,
vergognosamente
fa passerella per una Israele che da agnello si è fatta lupo.
Farò il tifo (non potendoci andare) per la
dimostrazione
che contesterà la celebrazione del rutilante e imbalsamato salone di
una
Israele che massacra i palestinesi, stato ormai fascista che si sta
scavando
la fossa da solo.
A chi dice che i libri non sono politica c'è solo da ridergli in
faccia.
AQ
Firmino, di Sam Savage
Come può un piccolo editore indipendente far conosce i suoi libri, le sue idee, quando è fuori, per vocazione, dal circolo vizioso del mercato pubblicitario che tutto ingoia e poi risputa?
Quanto è difficile per un libro farsi leggere, quando parte da un piccolo editore, non è politically correct e non ha pubblicità. Come si fa ad entrare tra i best seller obbligatori e settimanali, quelli creati a dovere da chi decide quali sono le idee vincenti, quelle di cui si deve parlare? Come si fa ad eludere la censura contemporanea: la pubblicità?
È l’idea. L’idea giusta, quella intelligente, quella subdolamente sottile che vince contro tutto. Saperla vedere, saperla riconoscere, saperla fiutare è più facile per un piccolo editore che per un colosso. Sapere che è lei, tra molte. Le idee geniali sono manna dal cielo. Il piccolo editore sa fiutarle.
Firmino è un’idea geniale. L’editore della Coffee House Press (piccola casa editrice indipendente e no profit americana) lo ha capito. Gli sono bastate meno di 2 migliaia di copie, tutte le altre bramavano di venir fuori, e a grande richiesta.
Firmino è un topolino che i libri li mangia, perché ha fame. Divorando libri scopre che quelli più belli sono anche i più buoni. E così le pagine di Kakfa sono diverse da quelle di Dostoevskij o da quelle di Joyce. Firmino è una favola romantica e sognatrice. Firmino non ha happy end. Firmino è un finale struggente e malinconico. Firmino è umorismo e tragicità, lacrime e sorrisi.
In America ha vinto come miglior libro dell’anno, miglior esordio, miglior debutto. Approda in Europa, alla fiera di Francoforte, e ora, in Italia, con Einaudi Stile libero, che a volte ci azzecca.
Marta Tamburrelli
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Cinema
I demoni di S. Pietroburgo – Giuliano Montaldo ***
Nella San Pietroburgo del XIX secolo, vicende parallele di assassini e terrorismo, si intersecano con la vita di uno scrittore inseguito dai creditori per debiti di gioco: parliamo naturalmente delle vicende di Fedor Dostoievskij, e di questa sua porzione di vita raccontata senza pretese biografiche, ma che riesce abbastanza bene a mostrare il carattere del grande scrittore russo. Belle le atmosfere, non male gli attori. Ideale per i fanatici di Dostoievskij che hanno voglia di un film leggero sul proprio mito letterario.
Alla ricerca dell’isola di Nim – Flackett, Levin ***
Una bambina, che rimane da sola su un’isola deserta, ha una corrispondenza via mail con una famosa scrittrice terrorizzata dal mondo esterno, volontaria prigioniera del proprio salotto. Il personaggio impersonato da Jodie Foster, la scrittrice, sa di dover aiutare la bambina, ma sa anche di dover fare i conti con le proprie paure e ossessioni…una commedia originale e ben riuscita, con la premio oscar Jodie perfettamente calata nei panni della protagonista. Brillante e gradevole, anche per i più piccoli.
Nino Cellizza
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