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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 30 aprile, N° 209, pagina 3

Calcinculo :: Uno stadio all'ultima moda


Lo vuole (e a quanto si dice presto lo avrà) la Juve, lo vuole la Roma (vecchia idea di Franco Sensi recentemente rispolverata, anche a causa di Soros), lo vuole la Lazio (lo stadio delle aquile a Valmontone, a Roma se ne ride da mesi), ora lo vuole pure la Sampdoria (nonostante giochi nello stadio più bello d'Italia). 'Lo stadio di proprietà' sembra ormai essere la conditio sine qua non per la corretta gestione di una squadra di calcio. Che dire? Da una parte l'idea è stuzzicante, se non altro per avere degli stadi decenti, tipo appunto il Ferraris di Genova o l'Olimpico di Torino. Senza contare poi che lo stadio di proprietà è una delle principali fonti di introiti per le ricchissime squadre inglesi che quest'anno ci hanno surclassato nelle coppe europee. Però non bisogna


dimenticarsi che siamo in Italia, e che quindi dietro un intento se non esattamente nobile quantomeno condivisibile potrebbe nascondersi più di una trappola. Tanto per cominciare, ricordiamo che i nostri stadi sono relativamente nuovi, essendo stati costruiti e/o ristrutturati – con contorno di tangenti e morti sul lavoro – dal duo Matarrese-Montezemolo per i mondiali del '90.Ciò nonostante sono degli stadi obsoleti e indiscutibilmente scomodi (all'Olimpico di Roma ci sono posti a sedere in cui si sta a 200 metri dall'azione di gioco). Per di più non è difficile immaginare il giro di mazzette e corruttele che lavori simili genererebbero. Insomma, per farla breve, questa storia ci puzza.

Stefano Marsiglia





SOMMARIO
pag.1
Contropolitica :: Al peggio non c'è mai fine
Cosa succede alla Malatempora

pag.2
ControPolitica :: Come non parlarne?
ControCultura :: L'ansia fa 90


Recemsioni ::




La nostra libraia è in vacanza.
La sua rubrica torna la prossima settimana.
Libri Adesso, la fiera di Torino, che noi chiamiamo McDonald's del libro, come sapete, vergognosamente fa passerella per una Israele che da agnello si è fatta lupo. Farò il tifo (non potendoci andare) per la dimostrazione che contesterà la celebrazione del rutilante e imbalsamato salone di una Israele che massacra i palestinesi, stato ormai fascista che si sta scavando la fossa da solo. A chi dice che i libri non sono politica c'è solo da ridergli in faccia.
AQ

Firmino, di Sam Savage
Come può un piccolo editore indipendente far conosce i suoi libri, le sue idee, quando è fuori, per vocazione, dal circolo vizioso del mercato pubblicitario che tutto ingoia e poi risputa? Quanto è difficile per un libro farsi leggere, quando parte da un piccolo editore, non è politically correct e non ha pubblicità. Come si fa ad entrare tra i best seller obbligatori e settimanali, quelli creati a dovere da chi decide quali sono le idee vincenti, quelle di cui si deve parlare? Come si fa ad eludere la censura contemporanea: la pubblicità? È l’idea. L’idea giusta, quella intelligente, quella subdolamente sottile che vince contro tutto. Saperla vedere, saperla riconoscere, saperla fiutare è più facile per un piccolo editore che per un colosso. Sapere che è lei, tra molte. Le idee geniali sono manna dal cielo. Il piccolo editore sa fiutarle. Firmino è un’idea geniale. L’editore della Coffee House Press (piccola casa editrice indipendente e no profit americana) lo ha capito. Gli sono bastate meno di 2 migliaia di copie, tutte le altre bramavano di venir fuori, e a grande richiesta. Firmino è un topolino che i libri li mangia, perché ha fame. Divorando libri scopre che quelli più belli sono anche i più buoni. E così le pagine di Kakfa sono diverse da quelle di Dostoevskij o da quelle di Joyce. Firmino è una favola romantica e sognatrice. Firmino non ha happy end. Firmino è un finale struggente e malinconico. Firmino è umorismo e tragicità, lacrime e sorrisi. In America ha vinto come miglior libro dell’anno, miglior esordio, miglior debutto. Approda in Europa, alla fiera di Francoforte, e ora, in Italia, con Einaudi Stile libero, che a volte ci azzecca.
Marta Tamburrelli



Cinema
I demoni di S. Pietroburgo – Giuliano Montaldo ***
Nella San Pietroburgo del XIX secolo, vicende parallele di assassini e terrorismo, si intersecano con la vita di uno scrittore inseguito dai creditori per debiti di gioco: parliamo naturalmente delle vicende di Fedor Dostoievskij, e di questa sua porzione di vita raccontata senza pretese biografiche, ma che riesce abbastanza bene a mostrare il carattere del grande scrittore russo. Belle le atmosfere, non male gli attori. Ideale per i fanatici di Dostoievskij che hanno voglia di un film leggero sul proprio mito letterario.

Alla ricerca dell’isola di Nim – Flackett, Levin ***
Una bambina, che rimane da sola su un’isola deserta, ha una corrispondenza via mail con una famosa scrittrice terrorizzata dal mondo esterno, volontaria prigioniera del proprio salotto. Il personaggio impersonato da Jodie Foster, la scrittrice, sa di dover aiutare la bambina, ma sa anche di dover fare i conti con le proprie paure e ossessioni…una commedia originale e ben riuscita, con la premio oscar Jodie perfettamente calata nei panni della protagonista. Brillante e gradevole, anche per i più piccoli.
Nino Cellizza