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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 4 giugno, N° 214, pagina 4

ControCultura :: Vita da libraia (bibliotecaria mancata)


Per scrivere in santa pace oggi me ne sto in biblioteca. Intorno a me i libri sono tutti dritti, accostati, allineati. I lettori invece stanno curvi, ordinati ed equidistanti pure loro. È tutto meravigliosamente immobile e, soprattutto, non in vendita. Al massimo qualcuno prende un testo, lasciando sulla mensola uno spazio esatto, ortogonale e vuoto, che fra poco riempirà di nuovo, non con un altro libro, ma con lo stesso. La perfetta ovvietà di questa dinamica mi sconcerta. Possibile che quel libro non finisca sul banco della cassa? Che non esca da qui, se non per tornarci fra un mese o due? Che il suo esserci o non esserci faccia la differenza per un intero catalogo?

Una gioia feroce s’impossessa di me: vorrei arrampicarmi sugli scaffali fino a raggiungere il più alto, restare appesa con una mano e dondolarmi, primitiva ma vestita, mentre grido a tutti di non comprare più libri, ma di venire qui e leggerli semplicemente! Poi visualizzo me precipitare sul pavimento, l’intera scaffalatura che mi cade appresso, i presenti messi in fuga dal boato della collisione, e ridimensiono il mio sogno a una prospettiva più lucida e assai meno barocca: ora immagino di fare la bibliotecaria.

Silvia Ianniello




SOMMARIO
pag.1
Contropolitica :: Gay, Rom ed Ebrei
Cosa succede alla Malatempora

pag.2
ControPolitica :: Nella terra dei canguri
ControCultura :: Il cinema ai tempi del regime


pag.3
Calcinculo :: L'ora degli avvoltoi
Recensioni/1

ControCultura :: Recensioni/2


Libri sì
El juego del ángel, Carlos Ruiz Zafón, Planeta, € 24.50
C’è uno scrittore insoddisfatto e disgraziato. C’è un editore che lo sceglie per scrivere un libro grandioso. E poi ci sono una serie infinita di fatti inquietanti, personaggi misteriosi, fenomeni inspiegabili. Che Zafón fosse bravo l’avevamo già capito ne L’ombra del vento. Ma con questo si è davvero superato. Il mix di elementi reali e fantastici, di tinte noir e gotiche, spinte fino all’horror, è superbo. Come pure la lingua, comprensibilissima e mai bassa. Consigliato a chi detesta cordialmente la narrativa di genere per scoprire che talvolta è davvero ben fatta.

S.I.





Libri no
Oltre ai grandi flagelli che affliggono il mondo (l'Aids, la cellulite di terzo grado, Cassano in Nazionale) il 2008 ha portato con sé anche un'epidemia particolarmente fastidiosa: la celebrazione dei cinquant'anni. Un conto però è essere Madonna, con fans in tutto il mondo e 325 milioni di dollari di patrimonio personale, un conto è essere Biagio Antonacci. E non avere cinquant'anni. Sì perché, caso unico nella storia, per reclamizzare quattro sms alla fidanzata copiati sul blocco note del piccì e una serie di improponibili frescacce scritte sui tovaglioli dell'Autogrill (scusate, volevo dire 'l'autobiografia' del cantante) la Mondadori - forse confondendolo con Raf - lo dà già "giunto al nobile crinale dei cinquant'anni", dandoci finalmente prova che nemmeno loro leggono quello che pubblicano. In "Se ami devi amare forte", Antonacci (che in copertina appare come una via di mezzo tra un pastore abruzzese e uno che ha appena finito di aiutare He-Man a difendere il Castello di Grayskull) si allontana da quella corrente di artisti disfattisti alla Grignani, che vorrebbe 'rasarci l'aiuola', dichiarando il suo grande amore per la donna "che è come un prato verde, che ti viene voglia di toglierti le scarpe e correrle incontro a piedi nudi". Impressionante lo spessore narrativo quando si tocca l'intimità dell'autore: «Posizione ideale? Io sotto, lei sopra. Così non faccio fatica». Adagio, Biagio.

Letizia Rosati