HOME PAGE

Chi siamo
Contatti
Mala-Autori

CATALOGO
Ultime uscite
Controinformazione
Controcultura
Controeconomia
Laica
Lampi
Fact-Fiction
Calcinculo
Erotica
Psichedelia
Classici underground

Ordina
Istruzioni per ordinare

Mailing-List
Per ricevere gratis il Malatempora-Magazine E per essere aggiornata/o

Eventi
I Mala-eventi appuntamenti live col la Malatempora


Links
Gli amici della Malatempora











Magazine 175

Magazine 176

Magazine 177

Magazine 178

Magazine 179

Magazine 180

Magazine 181

Magazine 182

Magazine 183

Magazine 184

Magazine 185

Magazine 186

Magazine 187

Magazine 188

Magazine 189

Magazine 190

Magazine 191

Magazine 192

Magazine 193

Magazine 194

Magazine 195

Magazine 196

Magazine 197

Magazine 198

Magazine 199

Magazine 200

Magazine 201

Magazine 202

Magazine 203

Magazine 204

Magazine 205

Magazine 206

Magazine 207

Magazine 208

Magazine 209

Magazine 210

Magazine 211

Magazine 212

Magazine 213

Magazine 214

Magazine 215

Magazine 216





Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 25 giugno, N° 217, pagina 2

ControPolitica :: Caro petrolio


Mentre Tremonti inventa la Robin Tax e il popolo intero si indegna di fronte ai costi del gasolio (poco importa che lo stesso popolo sia disposto a vendere tutto pur di avere il prestigiosissimo, inquinante, dispendiosissimo Suv) la Major petrolifere celebrano il loro trionfale ritorno in Iraq. La notizia non è recentissima, ma la confusione con cui le agenzie di stampa hanno diffuso l'accordo tra Governo iracheno e grandi Major, la codardia e la pigrizia di molti giornalisti hanno fatto si che la notizia fosse relegata per giorni nel limbo dell'informazione alternativa. Poi, improvvisamente, è il il New York Times a parlarne è quella che fino ad un secondo prima era poco più di una leggenda metropolitana, diventa notizia. I contratti assegnati a Royal Dutch-Shell, Exxon Mobil, BP, Total, e Chevron sono una sorta di “premio” che il governo di Baghdad ha voluto dare alle compagnie che da due anni


Mentre Tremonti inventa la Robin Tax e il popolo intero si indegna di fronte ai costi del gasolio (poco importa che lo stesso popolo sia disposto a vendere tutto pur di avere il prestigiosissimo, inquinante, dispendiosissimo Suv) la Major petrolifere celebrano il loro trionfale ritorno in Iraq. La notizia non è recentissima, ma la confusione con cui le agenzie di stampa hanno diffuso l'accordo tra Governo iracheno e grandi Major, la codardia e la pigrizia di molti giornalisti hanno fatto si che la notizia fosse relegata per giorni nel limbo dell'informazione alternativa. Poi, improvvisamente, è il il New York Times a parlarne è quella che fino ad un secondo prima era poco più di una leggenda metropolitana, diventa notizia. I contratti assegnati a Royal Dutch-Shell, Exxon Mobil, BP, Total, e Chevron sono una sorta di “premio” che il governo di Baghdad ha voluto dare alle compagnie che da due anni.

Simone Marchi




SOMMARIO
pag.1
ControPolitica :: Tra trent'anni
Cosa succede alla Malatempora

pag.3
Calcinculo :: Perché abbiamo perso...
Recensioni/1

pag.4
Vita da libraia
Recensioni/2


ControCultura :: Morte a 3 euro


Ho appena finito (ci ho messo un pomeriggio, una sera e una mattina) un libro che va definito 'sconvolgente'. Si chiama 'MORTE A TRE EURO, nuovi schiavi nell'Italia del lavoro',di Paolo Berizzi, ed. Baldini e Castoldi Dalai, un editore per il quale ho ben poca simpatia. Ma il libro resta sconvolgente. Di che si tratta? Di storie, nello stile del reportage, anzi, del giornalismo investigativo, per mutuare il termine americano più esatto, che mostrano la vera faccia, nera,dell'Italia. Ci sono almeno due milioni di disperati, ricattati, sfruttati, schiavizzati nel caro Belpaese, che ogni giorno s'ammazzano nei cantieri, sui campi e nelle fabbrichette, a tre, quattro euro l'ora, lavorando come bestie, senza diritti e senza futuro, tenuti sotto da caporali aguzzini. E aggiungeteci pure un mezzo milione di ragazzini, i primi, come questi, rigorosamente in nero.





E quei porci, di destra certo, ma anche di sinistra, hanno il coraggio di parlare di 'reato di immigrazione' quando tutti sanno che in realtà un pezzo enorme, un terzo più o meno, dell'economia reale, si fonda su questa schiavitù, che il libro descrive nei dettagli e nei suoi luoghi, dalle mele del trentino alle serre siciliane, ai cantieri e alle fabbriche dove si muore. Certo, lo sapevo, lo sapevate, lo reggo, lo leggete sui giornali, ma la dimensione enorme del fenomeno modifica la percezione che non possiamo non avere dell'intero paese, imbarbarito, fascistizzato, ignobile nella sua finzione parlamentar mediatica che nasconde un reale da incubo. Vergognarsi, ribellarsi, scappare da un simile infernale paese. A parte chi ci sta, e chi fa finta di niente, per chi sa ed ha una coscienza, è dura.

AQ









Fini. Una storia nera
di Stefano Marsiglia