Ho appena finito (ci ho messo un pomeriggio, una sera e una mattina) un libro
che va definito 'sconvolgente'. Si chiama 'MORTE A TRE EURO, nuovi schiavi
nell'Italia del lavoro',di Paolo Berizzi, ed. Baldini e Castoldi Dalai, un
editore per il quale ho ben poca simpatia. Ma il libro resta sconvolgente.
Di che si tratta? Di storie, nello stile del reportage, anzi, del giornalismo
investigativo, per mutuare il termine americano più esatto, che mostrano la
vera faccia, nera,dell'Italia. Ci sono almeno due milioni di
disperati, ricattati, sfruttati, schiavizzati nel caro Belpaese, che ogni giorno
s'ammazzano nei cantieri, sui campi e nelle fabbrichette, a tre, quattro euro
l'ora, lavorando come bestie, senza diritti e senza futuro, tenuti sotto da
caporali aguzzini. E aggiungeteci pure un mezzo milione di ragazzini, i
primi, come questi, rigorosamente in nero.
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E quei porci, di destra certo, ma anche di sinistra, hanno il coraggio di
parlare di 'reato di immigrazione' quando tutti sanno che in realtà un pezzo
enorme, un terzo più o meno, dell'economia reale, si fonda su questa schiavitù, che il libro descrive nei dettagli e nei suoi luoghi, dalle mele del
trentino alle serre siciliane, ai cantieri e alle fabbriche dove si muore.
Certo, lo sapevo, lo sapevate, lo reggo, lo leggete sui giornali, ma la
dimensione enorme del fenomeno modifica la percezione che non possiamo non
avere dell'intero paese, imbarbarito, fascistizzato, ignobile nella sua
finzione parlamentar mediatica che nasconde un reale da incubo.
Vergognarsi, ribellarsi, scappare da un simile infernale paese. A parte chi ci
sta, e chi fa finta di niente, per chi sa ed ha una coscienza, è dura.
AQ
Fini. Una storia nera di Stefano Marsiglia
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