Toni non avrebbe segnato nemmeno da due metri in una porta larga quanto tutto il campo; De Rossi aveva gli occhi di fuori e le gambe flaccide come la panza di un bevitore di birra irlandese; Del Piero ha dato l'ennesima sòla mentre Di Natale non merita la nazionale e Cassano è un eterno incompiuto. Tutto vero, come pure che Donadoni non è che ci abbia capito molto. Tuttavia, considerando il carattere indomito (nonché il mastodontico fattore C) che l'Italia calcistica ciclicamente ripropone, possiamo dire senza timor di smentita che tutti i fattori negativi citati poc'anzi non sarebbero bastati a buttar fuori l'11 azzurro. Che, d'altro canto, avrebbe avuto bisogno
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di un dream team formato da tutti i più grandi calciatori della nostra storia (Meazza, Mazzola padre e figlio, Zoff, Scirea, Conti, Baggio...) per battere il nemico vero, inesorabile, che ciclicamente si abbatte sulla nazionale. Pensateci un attimo, chi era presidente del consiglio nel 1994, l'anno della finale mondiale persa ai rigori contro il Brasile? Berlusconi. E nel 2000? durante l'Europeo perso al golden gol contro la Francia? Ancora lui. E nel 2004? l'europeo dello sputo di Totti e della torta scandinava? Sempre il nano pelato. E nel 2006, l'anno del mondiale e del po-popo-poppò? Prodi! Appunto. Italiani, ricordatevi che tra due anni c'è il mondiale...
Stefano Marsiglia
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