HOME PAGE

Chi siamo
Contatti
Mala-Autori

CATALOGO
Ultime uscite
Controinformazione
Controcultura
Controeconomia
Laica
Lampi
Fact-Fiction
Calcinculo
Erotica
Psichedelia
Classici underground

Ordina
Istruzioni per ordinare

Mailing-List
Per ricevere gratis il Malatempora-Magazine E per essere aggiornata/o

Eventi
I Mala-eventi appuntamenti live col la Malatempora


Links
Gli amici della Malatempora











Magazine 175

Magazine 176

Magazine 177

Magazine 178

Magazine 179

Magazine 180

Magazine 181

Magazine 182

Magazine 183

Magazine 184

Magazine 185

Magazine 186

Magazine 187

Magazine 188

Magazine 189

Magazine 190

Magazine 191

Magazine 192

Magazine 193

Magazine 194

Magazine 195

Magazine 196

Magazine 197

Magazine 198

Magazine 199

Magazine 200

Magazine 201

Magazine 202

Magazine 203

Magazine 204

Magazine 205

Magazine 206

Magazine 207

Magazine 208

Magazine 209

Magazine 210

Magazine 211

Magazine 212

Magazine 213

Magazine 214

Magazine 215

Magazine 216

Magazine 217

Magazine 218

Magazine 219

Magazine 220

Magazine 221





Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 10 settembre, N° 222, pagina 2

ControPolitica :: Vacanze


E' sempre difficile rientrare dalle ferie, tornare alle solite, detestabili, abitudini lavorative. Entrare in ufficio con gli occhi ancora socchiusi, accendere il computer, scaricare la posta, sorseggiare il secondo caffè di giornata leggendo La Repubblica On-line e qualche sito di informazione veritiera come Pacereporter o Osservatorio Iraq. Non so perché, ma le notizie lette sulla carta stampata su una sdraio a due metri dal mare avevano un sapore diverso. Non che fossero più tollerabili l'invasione della Russia e le quantomeno stravaganti dichiarazioni americane su pace nel mondo, diritto all'autodeterminazione e interventi armati. Non che Obama e le sue dichiarazioni sembrassero più intelligenti, progressiste, rivoluzionarie. Non che riuscissi ad accogliere con maggior entusiasmo i proclami del leader democratico sullo spostamento di truppe dall'Iraq all'Afghanistan. Non che mi sembrasse meno populistico il discorso tenuto alla convention democratica o meno reazionario quello di Mc Cain alla convention repubblicana. Ma l'odore del mare facilitava, imponeva direi, considerazioni ottimistiche.


Così le dichiarazioni americane potevano sembrare un piccolo spiraglio aperto tra gli otto anni di cieca politica estera. E Obama poteva piacere perché giovane e nero, anche se tremendamente simile a Veltroni. Oppure Sarah Palin e le sue dichiarazioni su aborto e armi potevano sembrare troppo anacronistiche per conquistare anche il più bigotto e conservatore elettore americano. Poi al rientro in ufficio, davanti al terzo caffè di giornata, quello che ti sveglia non solo dal torpore della mattina ma anche da quello delle vacanze, ti accorgi che tutto lo schifo è rimasto dove lo avevi lasciato ad inizio agosto. Che Mc Cain, secondo i sondaggi, è lievemente in vantaggio. Che Obama è un mix perfetto tra i nostri due grandi politici: Veltroni "Yes we can" e Berlusconi "Sarah? Come mettere rossetto a un maiale". Che Bush continua giocare con il risiko del medioriente proclamando inutili e futuri ritiri o spostamenti di truppe dall'Iraq e dall'Afghanistan.

Simone Marchi

ControCultura :: Vita da libraia: Il congedo


Son tornata. Allora vado. Ché per tornare c'è sempre tempo, per andare c'è un tempo solo. Vado, prendo congedo dai luminosi scaffali, dalle vetrine, dalle copertine gialle, da quelle nere, dalle classifiche inerti. Perché se una rosa, anche a chiamarla calzino, rutto, tazzina resta pur sempre una rosa, una libraia non è mica condannata a morire libraia invece che impiegata statale, fattucchiera, o conducente di autobus. Già mi immagino elegante, composta e grigia, entrare al ministero con la borsa abbinata alle scarpe, oppure in vestaglia a fiori, i capelli arruffati e le unghie rosse e lunghe, a pronunciare fatali macumbe a pagamento, o ancora incastrata e oscenamente virile nella camicia azzurra mentre guido un tram. Certamente però, se mi venisse voglia, ogni tanto, di farmi un giro in libreria, mi concederei la turpe debolezza di riordinare i libri fuori posto e di controllarne l'ordine alfabetico sulle mensole. Perché i vizi di forma, si sa, sono duri a morire.





Allora vado, mi diparto con immane contrizione dai pariolini di Moccia, fedeli destinatari delle mie turpiloquianti invettive, e dai vampiretti astemi della Meyer, supremi esempi di vita, o di morte, non è ancora chiaro agli studiosi. Li porterò sempre nel mio cuore, se così è conveniente chiamarlo. Saluto i best seller costruiti dalla stampa, quelli santificati dal passaparola e quelli che sono passati alla miglior vita dell'edizione tascabile. Vado io, e loro li lascio qui, perché ora, tra vendere un libro e vendere un chilo di filone ternano, preferisco la seconda opzione. E tra vendere un libro e scriverlo, pure. Allora quasi quasi salto la barricata e finisco dall'altra parte. Ma voi pregate per me, ché la mia opera prima non finisca, un giorno funesto, tra le mani di qualche libraia vagamente roscia e nettamente acida che si diverta a tenere rubriche di libri online, per passare il tempo.

Silvia Ianniello





SOMMARIO
pag.1
Cosa succede alla Malatempora

pag.3
Recensioni