All'ora di pranzo i raggi del sole si incastrano tra i rami e lasciano tracce riflesse di sé sulla tavola apparecchiata in cortile.
Il Roccioso Cassinese, mai falso e sempre cortese, inforca il maccherone con mano ferma, come a dire “il capo sono io, ora potete iniziare”. E si inizia.
La Quattrocchi figlia, una pazza travestita da normale, vuota il piatto in tutta fretta, si alza, impugna la racchetta elettrica e comincia a sterminare zanzare tigre per tutta casa.
L'Ospite Donna, vittima della fascinazione malatemporiana, spilucca insalata e approfitta dell'unico angolo assolato del cortile per dar tono all'abbronzatura, mentre indica una ad una le cicatrici che ha sulle gambe e racconta avventurose storie di campi scout e scontri a fuoco con la marmitta della Vespa.
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La Libraia-non-più-libraia si attacca al vino per esorcizzare la dieta, e intanto ironizza su ogni singola parola del Cassinese, tutto intento a conversare mentre risale con lo sguardo le gambe dell'Ospite fin dove l'orlo della gonna lo permette.
All'ora di pranzo, oggi, accade questo in Malatempora. I libri sono un pensiero lontano, quasi molesto. Si pensa a noi, a ciò che siamo molto più che a ciò che scriviamo. Oggi va così. Domani forse pure.
Ma questa davvero è una casa editrice, vi chiederete.
Come no.
Ma poi, quando meno te l'aspetti, in un colpo di vento, perde l'aggettivo e resta quel che davvero è. Semplicemente, casa.
Silvia Ianniello
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