Grande soddisfazione nei media mondiali per la bozza di accordo tra Iraq e Stati Uniti che, dicono, rappresenti un ulteriore passo verso la pacificazione, l'indipendenza e la ripresa irachena.
Come spesso accade in questi casi, la bozza di accordo è ricca di virtuosi propositi. Il ritiro dell'esercito americano dalle città irachene entro il 2009, il ritiro dall'Iraq entro il 2011, la garanzia dell'indipendenza dell'Iraq nello stipulare accordi con paesi terzi, il coordinamento per prevenire e combattere minacce esterne.
L'articolo 1 recita, sì, che 'le Forze Usa si ritireranno dai territori iracheni entro e non oltre il 31 dicembre 2011. Dalle città il ritiro 'avverrà entro il giugno del 2009'. Tuttavia, nell'articolo 4 dello stesso paragrafo, la bozza prevede che 'le due parti faranno un revisione per verificare i progressi realizzati nei riguardi della data stabilita' e permette quindi 'ad entrambe le parti', previa richiesta scritta, di 'ridurre oppure estendere' la permanenza delle truppe Usa, che dovrà 'essere concordata da entrambe le parti'.
Che, tradotto in termini spiccioli non vuol dire niente.
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Ma a chi, infatti, spetta, ad esempio, la decisione definitiva sul ritiro?
Per questo motivo, ma non solo, la bozza dell'accordo viene criticata anche dal premier Nouri al Malki. A rivelarlo in una conferenza stampa è stato il deputato Humam Hamoudi, della coalizione sciita al governo, il quale ha detto, citato dalla Reuters, "Il primo ministro ha detto che quello che gli americani hanno dato con la mano destra, l'hanno preso con la sinistra".
"Gli americani hanno affermato che si ritireranno dalle città entro il giugno 2009 se la sicurezza la consentirà. Ma a chi spetta la decisione?", si è chiesto il deputato iracheno, il quale ha aggiunto che i negoziatori Usa hanno posto veti e condizioni, il che significa che "non hanno concesso nulla": "cercheremo di far revocare queste condizioni".
Insomma, come sempre, un gran polverone per nulla, mentre tra il Tigri e l'Eufrate si continua a morire, continuano gli scontri tra sciti e sunniti, tra Al Qeada e esercito, come se non fossero già passati quasi sei anni di proclami.
Simone Marchi
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