ControPolitica ::
Canto di un pastore errante per l'Asia
Non so perché, ma ultimamente ho spostato la mia attenzione verso l'interno abbandonando la morbosa passione per Iraq e Afghanistan e concentrandomi di più sulla rotolante Italia.
Non so spiegarmi il motivo, sarà perché dopo un po' le cose annoiano e nasce il bisogno di nuove indignazioni? Sarà perché mi sono stufato di assistere al solito immutabile circolo di eventi e dichiarazioni: stiamo vincendo - attentato - proteste - ipotesi di ritiro? Sarà perché questa Italia sempre più fascista, bigotta, reazionaria mi sta veramente spaventando?
Probabilmente la ragione è proprio quest'ultima.
Non si può provare indignazione contro la sentenza sulle violenze (mi sembra un termine riduttivo, ma tant'è) della Diaz, non può non stimolare la riflessione la lettera inviata a Repubblica da Vincenzo Canterini (comandante del settimo nucleo speciale) che più che una lettera sembra un messaggio in codice con, non troppo velati, richiami al ventennio, squadristi e camerati.
Non si può non riflettere sulle dichiarazioni di certi politici che plaudono all'operato delle
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forze dell'ordine perché sono stati assolti i vertici e punita la base a testimonianza, dicono, della scelleratezza dei singoli e non della premeditazione. Non possiamo non chiederci: ma se fosse vero quello che la sentenza dice e che le responsabilità sono individuali o di un piccolo gruppo, allora quanto affidabili sono le forze dell'ordine italiane? Se un nucleo di 20 poliziotti è in grado di entrare in una scuola, contraffare prove, picchiare indiscriminatamente e beccarsi al massimo 4 anni di reclusione, non siamo in uno Stato a imminente rischio di golpe?
Insomma il pessimismo cosmico leopardiano pervade il mio autunno e non mi rallegra la considerazione che alcuni quotidiani, Repubblica in primis, si siano finalmente accorti di Genova e schierati dalla parte del giusto, cioè dei manifestanti. Quando per sette anni hanno tenuto posizioni, prima pro forze dell'ordine e poi decisamente, acriticamente neutrali.
Mi fermo qui, perché se inizio anche a pensare ai poliziotti sugli autobus di Alemanno, gli abbronzati di Berlusconi e gli immigrati di Bossi, s'io giaccio in riposo, il tedio assale.
Simone Marchi
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ControCultura ::
Lasse Braun
Vogliamo dirvi di Lasse Braun, un signore che ha appena passato i Settanta e del
quale pubblichiamo questo librone di oltre 800 pagine, un affresco della Roma
degli intrighi e delle lotte intestine dell'impero. Ma anche della Roma di
una libertà sessuale, con Caligola c'è anche Messalina e una corte
allegramente, spudorata, lasciva, dedita ai piaceri oltre che
alle trame di potere. Pubblichiamo il libro perché è veramente una
visione, documentata da una ricerca notevole, di una romanità che la scuola,
i libri di testo ed anche i soliti libri storici politically correct ci
hanno sempre negato. Una visione, diciamo, sconvolgente, perché se quel che Lasse
racconta in questo suo grande affresco è più vicino al vero delle
altre edulcorate versioni, allora il mondo romano è cosa tutta da rivedere
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nella nostra testa... E' un testo hard, pieno di sesso come nessun altro libro
che abbiamo mai letto. Non è del genere Anais Nin e nemmeno Miller (ma
decisamente più vicino a Miller). E' scritto originariamente in americano
e tradotto dall'autore stesso in due lunghi anni, ed editato da noi con un lavoro lungo mesi.
Il risultato è una magnifica scorrevolezza
che è dei bestselleroni americani La
lettura è una grande avventura, lo lanciamo con uno slogan che ci diverte
molto, e divertirà chi lo capisce al volo (tutti voi, speriamo)
E' un libro che si legge con una mano sola.
A.Q.
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SOMMARIO
pag.1
ControPolitica :: L'ascesa di Obama (2)
Cosa succede alla Malatempora
pag.1
Calcinculo :: La tessera del tifoso
Recensioni
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