E' facile, troppo facile parlare di Gaza, di Israele, di Palestina, di crisi medio orientale. I giornali e le televisioni fornisco sempre le stesse parole, gli stessi identici ritornelli. Il Papà che condanna e chiede pace, l'Europa e gli Usa che chiedono pace, ma accusano i Palestinesi, D'Alema che nell'unico e perpetuo slancio di lucidità rilascia dichiarazioni sensate su Hammas sul sostegno popolare, sulle elezioni che i terroristi, così li chiama il mondo intero, hanno vinto. Nessuno che riesca concretamente a impostare un piano lungimirante e durevole di trattative e pace.
L'esercito israeliano, così, andrà avanti fino a quando non avrà ottenuto quello che vuole che, sia ben chiaro non è indebolire Hammas (nessun uomo dotato di minimo intelletto può sperare di indebolire un movimento così eterogeneo e radicato con una semplice azione militare), ma ottenere condizioni favorevoli al momento del cessate il fuoco.
La maggior parte dei palestinesi assisterà inerme alla distruzione di casa, scuole, ospedali, alla perdita di amici e parenti e coveranno e culleranno rancori e vendette che sfogheranno ciclicamente sugli ingombranti, ricchi e potenti vicini.
Il ritornello è il solito da anni e nonostante il mio forzato black out informativo natalizio, ammetto di essermi abbandonato ai piaceri della montagna e aver tralasciato l'informazione, sia cartacea che televisiva, mi sono ben presto reso conto di non essermi
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perso nessuna illuminate e rivoluzionaria dichiarazione intorno alla questione medio orientale.
Quando, però, sono andato a ricercare le cause del conflitto, mi sono tornate alla mente le parole di un amico che ha lavorato per un breve periodo a Gerusalemme e che ho incontrato pochi giorni prima del mio black out montanaro.
Ero certo che la responsabilità fosse Palestinese, figuriamoci se sia solo possibile pensare il contrario, ma non credevo che la causa scatenante fosse stata il lancio di alcuni missili da Gaza e la rottura della tregua.
Non immaginavo questo, perché il mio amico, poco sopra citato, aveva appena finito di spiegarmi come, riporto testualmente:
Tutti i giorni ci sono missili che ti volano sopra la testa. Il primo giorno che ero a Gerusalemme mi sono spaventato, la mattina dopo ho comprato il giornale locale e ho letto cosa stava succedendo, poi preoccupato, ho chiamato a casa per assicurare che stessi bene. Ebbene, ho scoperto che nessun giornale italiano parlava dei missili che da Gerusalemme sono arrivati in Palestina e di quelli che da Gaza sono arrivati a Gerusalemme.
Una domanda mi sorge spontanea: partendo dal presupposto che credo alle parole del mio amico, quali sono i missili che rompono la tregua e quali no?
Simone Marchi
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