Nella settimana dell'insediamento di Obama, del ritiro delle truppe da Gaza, del medievale balletto intorno a Eluana, nella sempre più misera italietta una sola notizia tiene banco più di altre: il gran rifiuto di Kaka.
Al popolino non interessa che Obama abbia parlato di ritiro dall'Iraq, di chiusura di Guantanamo, di dialogo e responsabilità. Al maschio italico annebbiato dal dio pallone, le notizie delle morti di Gaza e del finto ritiro israeliano sono sembrate solo fastidiosi brusii nell'orecchio. Questa settimana una sola domanda era lecita: va a Manchester o rimane a Milano?
I media, sempre pronti a consegnare al pubblico quello che il pubblico vuole, sia questo gossip, reality show, nani e ballerine, hanno sostanzialmente contribuito a alimentare l'isteria collettiva.
Martedì sera, il giorno della fatidica risposta, l'Italia berloscuniana ha tirato fuori il meglio del suo repertorio.
Televisioni che raccontavano ogni secondo della giornata del brasiliano del Milan, siti internet impazziti che aggiornavano in tempo reale la mimesi facciale di Adriano Gagliani, Sky sport 24 che seguiva l'evento come fossero i primi momenti di una guerra, con inviati sul campo, esperti in studio e
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facce tese all'inverosimile. pI tifosi mobilitati per giorni interi, con manifestazioni sotto la sede del Milan e sotto casa del giocatore. Pronti a rinunciare a ore di lavoro, pasti e bevande calde, pronti a sfidare il freddo e la pioggia di Milano, solo per far sentire tutto l'appoggio a l'idolo e liberatore delle loro domeniche da tifosi.
Insomma c'erano tutti gli elementi per un dramma collettivo, da concludersi con pianti di gruppo e solenne epitaffio. Quando la fine sembrava a un passo, eccolo, come sempre, l'uomo della provvidenza apparire in televisione e annunciare trionfante e liberatore che Kaka ha scelto il cuore e non i soldi.
Ed ecco, nel volger di pochi minuti, il balletto festante delle televisioni che annunciavano la grandezza dell'uomo Kaka e rincorrevano le dichiarazioni del nanetto Berlusconico. Ecco gli elogi al cuore del giocatore, al suo attaccamento alla maglia, ai sentimenti che dominano sul vil denaro, come se, in questa penisola sempre più misera, in crisi e sprofondata, il signor Kaka, con nove milioni e mezzo di euro all'anno, faticasse a arrivare a fine mese.
Simone Marchi
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