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Intorno alla ronda
Non riesco a capirne il senso, non riesco a giustificarle, non riesco a vederle se non con un occhio che immediatamente mi riporta a tempi bui, a marce, camice nere, alla Germania prenazista, con le Sturmabteilungen impegnate a perseguitare dissidenti, ebrei e altri “nemici interni”.
Eppure ci provo, eppure ascolto con curiosità e buona predisposizione chi mi illustra la bontà sociale del provvedimento con frasi del tipo: Il punto è che lo Stato attualmente non è in grado di salvaguardare il cittadino, la sua esistenza e il suo diritto a beneficiare di una vita tranquilla all’interno di un sistema sociale. Occorre partire dal presupposto che lo Stato siamo effettivamente noi.. il cd. “popolus”. Questa è un’idea meramente teorica, ma allo stesso tempo reale, per cui se non siamo garantiti ci autoregoliamo. Con ciò non si mette in discussione lo Stato, il governo e le autorità, ma, nel pieno rispetto della lex, mediante una sana e legittima collaborazione si provvede all’autogoverno, laddove le istituzioni in una società minacciata dall’insicurezza dell’ordine pubblico, non riesce.
Ma niente, rimango delle miei idee, continuo a credere, e quasi me ne vergogno, che la gestione dell'ordine pubblico debba essere garantita dalle così dette forze dell'ordine e non da privati cittadini. Continuo a credere che l'allarme sociale e di sicurezza che tanto si percepisce nel paese sia più una montatura politica che una realtà dei fatti. Continuo a credere che anche se il problema sicurezza fosse reale e così drammatico, lo stato
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dovrebbe favorire politiche di integrazione, di informazione di apertura sociale, non un pericoloso ritorno al passato con caccia alle streghe e tribunali popolari. Continuo a credere che quando lo stato è costretto a delegare ai privati cittadini funzioni che da sempre gli appartengono, vuol dire che lo stato non esiste, che la democrazia e la libertà personale sono in pericolo e in balia, non più delle leggi, ma del giudizio di singoli.
Continuo a credere che il provvedimento sia solo l'ennesimo colpo di teatro di Silvio che così getta fumo negli occhi al popolino che si sente solo e insicuro e intanto asseconda le frustrazioni padane assegnando a rancorosi e bigotti cittadini un distintivo di cartone, valido solo per portare altro razzismo, altro odio, altra violenza latente. Una domanda mi frulla nella testa da giorni, premesso che le ronde non saranno dotate di armi (anche perché altrimenti sarebbero state forze paramilitari degne di un paese sudamericano) cosa succederà nel caso, molto probabile, in cui la ronda padana si scontrerà con i pericolosi malviventi che, ci scommetto, saranno Rom? Nel caso di una sana rissa preventiva "sai quei due avevano il chiaro intento di stuprare quella ragazza", quale sarà la posizione giuridica delle ronde? Ci sarà un responsabile che si deve assumere la responsabilità delle azioni, come succede per i corpi armati, oppure ogni singolo cittadino risponderà delle proprie azioni? E le camice nere, ops scusate, i rondini, saranno trattati come privati cittadini o come componenti di un'unità creata e legittimata dallo stato?
Simone Marchi
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SOMMARIO
pag.1
La strana storia...
Cosa succede alla Malatempora
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Recensioni
Come non farsi infinocchiare dal commesso della Feltrinelli
Vernacoliere non fa rima con Cavaliere
“BERLUSCONI IN COMA”, un grido dall’Italia: “’un lo fate soffrì, lasciatelo morì”.
Questo l’ultimo titolo del Vernacoliere, mensile di “satira, umorismo e mancanza di rispetto” che esce a Livorno ma fa sbellicare mezza Italia. Dice del caso Englaro forse più di un editoriale di Scalfari.
Anche se vende appena quanto il Manifesto, il Vernacoliere: 30.000 copie.
Abbastanza da pubblicare libri che ne perpetuano gli antieroi, dal Troio, una specie di tronista in salsa di Caciucco, alla famiglia Quagliotti, più acida e vera della Simpson.
Non li trovate in tutte le edicole ma vale la pena di cercare.
E di proporsi: Concita di Gregorio, direttrice dell’Unità, ha iniziato da qui.
Una grande scuola, quindi. A insegnare è Mario Cardinale, il fondatore. Che in un’intervista raccontò:
“Una volta venne qui un manager della Mondadori perché erano interessati ad acquisire il marchio del Vernacoliere per fare dei gadget, per esempio parlava di un'anti-Smemoranda. Io dissi di no e quello sfoderò una Mont Blanc, aprì il libretto degli assegni e mi disse: «Faccia lei la cifra». Allora non ci capiamo proprio, risposi io, ho quarant' anni di indipendenza e di libertà di pensiero che non si vendono a nessun prezzo»”.
LDF
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Dopo oltre due anni di monitoraggio costante, non so più che dire della Newton & Compton. Ho anche smesso di controllare le novità nella collana Anagramma perché, dai. Però adesso hanno deciso di rovinarne anche un’altra, per cui mi è tornato l’entusiasmo. Hanno anche scelto di diversificare l’errore: basta con la solita storia del collaboratore incapace che becca il libro più stupido in circolazione, quello che persino, che ne so, Fabio Volo avrebbe scritto meglio. No, adesso giochiamo a sbagliare i titoli. The Average American Male (L’uomo medio americano)? E perché? C’abbiamo Fucking girl, chiamiamolo Fucking love! Mica Chad Kultgen si offenderà. E poi in tempi di credit crunch, si sa, per far aprire il portafoglio al lettore bisogna prenderlo per la gola. Ma soprattutto per il culo. E che volete di più di un maschio senza nome sulla ventina inoltrata, con “un lavoro poco importante”, la passione per la Play e “le bocce grosse” ma una ragazza culona, che però riesce a lasciare a un passo dal matrimonio per mettersi con la ragazza perfetta? Che altro deve fare la Newton & Compton per farvi divertire, portarvi l’acqua con le orecchie? Poi non venite a dirmi che quelli di Milano come si muovono pistano una merda
Letizia Rosati
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