Sbaglia quella parte di stampa che crede lo faccia per mero interesse personale, sbagliano quei politici di sinistra che affermano che se non fosse in Parlamento sarebbe in galera, sbagliano quei cittadini che pensano che lo faccia per puro edonismo e bramosia di potere, no lui lo fa, dice, per senso di responsabilità.
Lo sfogo del Premier Berlusconi è arrivato a margine di uno spettacolo teatrale romano e, come spesso accade, il nanuto di Arcore è un fiume in piena: "Lo faccio solo per senso di responsabilità, ma sono disperato. Sono otto settimane che non faccio un giorno di ferie, mi fa schifo quello che faccio. Per ventun giorni non ho mai dormito due notti di seguito. Non riesco nemmeno a godermi le mie case al mare, che siano in Sardegna o ai Caraibi."
Sembra di essere tornati al 1993, alla discesa in campo del Cavaliere per salvare l'Italia dai politici di professione, da quei politici così distanti dal suo mondo e così vicini al suo portafoglio e ai suoi interessi. All'epoca si presentava come l'uomo nuovo, lontano dalla politica e dai politici di professione. Si spacciava come l'unto del Signore, come colui che si era fatto da solo, certo con l'aiuto di Craxi e della P2, ma questi sono dettagli.
Oggi, dopo alcuni mesi di basso profilo, se di basso profilo si può parlare quando si
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narrano le vicende di Berlusconi, ecco il ritorno all'uomo della provvidenza. A quella figura di imprenditore vincente che, per dovere civico, e non per tutela dei suoi interessi, ha deciso di abbandonare l'agiata vita dell'imprenditore per dedicarsi alla salvezza del suo popolo, alla redenzione della nazione che ama. Stiano in guardia Fini e i suoi progetti da erede, lui è unico, perché lui non è cresciuto nella scuola della politica, lui è cresciuto nella scuola della vita, dell'impresa, lui non è un politico, lui è il popolano, è il presidente operaio, che ama le donne, che segue il calcio, che si è fatto il mazzo tutta la vita e adesso si concede a noi, per salvarci dai comunisti che mangiano i bambini e dalle paure e le insicurezze che le sue stesse televisioni infondono.
Forse è banale domandarsi dove sarebbe ora Silvio se non avesse avuto questo slancio di altruismo alla Enrico Toti. Dove sarebbe l'imprenditore vincente senza leggi e decreti che hanno salvato le sue tv, i suoi giornali e la sua figura di uomo libero. Forse è banale, però per un attimo è bello pensare che se non fosse sceso in campo, sarebbe chiuso in galera.
Simone Marchi
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